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Donna, pensa a lavorare, i tuoi ovuli li gestiamo noi. Apple e Facebook offrono alle dipendenti il congelamento dei gameti

ottobre 15, 2014 Elisabetta Longo

I big della Silicon Valley garantiscono alle lavoratrici un rimborso per mettere in freezer il loro desiderio di maternità. Così potranno dedicarsi alla carriera (e alla ditta)

Le dipendenti di Apple e Facebook potranno continuare a fare carriera tranquillamente, continuando a rimandare il “problema” maternità senza troppi patemi. Le due grandi aziende della Silicon Valley hanno deciso di offrire alle dipendenti donne la possibilità rimborsata di congelare i propri ovuli, per fare sì che non si debbano preoccupare del tempo che passa. Ne ha dato notizia la Nbc, spiegando che è la prima volta che un’azienda sostiene spese dei dipendenti per ragioni non strettamente mediche.

COPRIRE I COSTI. Facebook ha già introdotto questa pratica da qualche mese, mentre Apple comincerà dal prossimo gennaio. La prima a dirsi soddisfatta è stata Brigitte Adams, fondatrice di Eggsurance.com, un sito che aiuta le donne a capire qual è il momento più giusto per congelare i propri ovuli e spiega perché questo potrà aiutarle a coronare il sogno della maternità una volta appagato quello della carriera. Apple e Facebook si accolleranno i costi di questa procedura, sempre più richiesta negli Stati Uniti. Un ciclo di trattamento può arrivare a costare fino a 10 mila dollari, più 500 dollari all’anno per mantenere gli ovuli congelati nei freezer.

AVANTI CON LA CARRIERA. Secondo la Nbc, non è un caso che questo avvenga nella Silicon Valley. Le aziende informatiche come Apple e Facebook – e magari presto si adeguerà anche Google – sono a maggioranza maschile, una donna che voglia fare carriera al loro interno è quasi “costretta” a rinunciare a diventare mamma in età fertile. Ecco perché le aziende hanno deciso di rimborsare per così dire l’impegno delle loro (poche) donne, e Facebook fa anche di più: si offre di coprire perfino i costi di una eventuale maternità surrogata, garantendo la copertura delle spese fino a 20 mila dollari.

«UN PUNTO DI SVOLTA». La Adams di Eggsurance dichiara di aver sentito che molte altre aziende sosterranno analoghe iniziative, che descrive come scelte dettate da “lungimiranza”: «Siamo a un punto di svolta. Quando raccontavo alla gente che avevo fatto congelare i miei ovuli per continuare la mia carriera di avvocato, rimanevano scioccati, a bocca aperta. Ora invece la maggior parte delle persone conosce qualcuno che si è sottoposto già a questo procedimento». Il contrario di quello che sosteneva poco tempo fa Glenn Cohen, professore di Biotecnologie e Bioetica all’Università di Harvard: «Davvero ci saranno impiegate che sceglieranno questa opzione, sapendo che così la loro azienda potrà farle lavorare ancora di più senza remore, sapendo che rimarranno incinte più avanti? Oppure è la prova che le aziende pensano che lavoro e gravidanza siano incompatibili?».

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17 Commenti

  1. Sebastiano scrive:

    Beh, questo è solo il primo passo. Fra un po’ di tempo proporranno alle dipendenti di comprarglielo direttamente, il figlio. Magari tramite utero in affitto in qualche landa sperduta di miseria (ché lì costa meno, ovviamente, si chiama marketing). E così tutti potranno consumarsi completamente per il Dio-Azienda, senza rompere le palle con questa usanza tribale che si chiama maternità.
    Ah, dimenticavo: in questo modo non faranno distinzioni tra omo ed etero, il che fa tanto figo e trendly.
    Ma le femministe esistono ancora? tutte in silenzio obbediente al mainstream? e i sindacati che ne pensano? Tutti muti?

    Sono contento una volta di più di non essere su faccialibro.

    • Lena scrive:

      Ma cosa c’entra il far crio-conservare i propri ovuli, allo scopo di procrastinare la procreazione al momento in cui lo si vorrà davvero e senza compromettere la propria riuscita professionale, con l’utero in affitto? Gli ovuli sono della stessa donna che poi li utilizzerà. E nessuna peraltro è obbligata ad avvalersi di questo servizio. E’ solo un’opzione in più, considerati i costi proibitivi che la donna dovrebbe affrontare se decidesse di farlo a suo carico.

      • Sebastiano scrive:

        Dunque l’azienda sarebbe preoccupata della “riuscita professionale”? ma in quale pianeta? L’azienda è preoccupata di fare utili, ai quali la maternità delle sue dipendenti creerebbe un danno economico.

        Ma sempre la testa sotto la sabbia? E sollevatela una volta ogni tanto, la realtà racconta cose diverse dalla vostra visione ideologica.

        Sono stupefatto: se una cosa del genere l’avesse proposta la Fiat ai tempi del ’68, le femministe avrebbero fatto fuoco e fiamme. Di fronte a questo ennesimo degrado tutte mute.

        • Su Connottu scrive:

          Sebastiano,
          purtroppo per trovare una femminista contraria a questa forma di sfruttamento credo occorra tornare a Simone de Beauvoir. Dal ’68 in poi il movimento femminista ha battuto in due direzioni:
          – trasformare le femmine in maschi;
          – assoggettare le donne al mainstream del consumismo piccolo borghese
          Questa vicenda è “femminista” al 100%.

        • Angelo scrive:

          Avrebbero fatto fuoco e fiamme perchè, all’epoca, dovevano recitare un certo copione. Del resto, pure G. Napolitano era comunista, ma pensandoci bene, dopo un viaggio negli USA poco prima del 1980…
          Per il resto, il discorso sugli utili dell’azienda è validissimo. Ma la femminista non ascolta la logica, ascolta il padrone. E se il padrone dice che è buono, la femminista dirà che è buono, al massimo farà qualche lungo monologo dove parlerà, senza senso, di questioni di piccolissimo conto, giusto per “infarcire” meglio il “pensiero (R)esistente” femminista agli occhi dei beoni.

  2. Valentina scrive:

    Questa idea è pura follia!

    • Lena scrive:

      Non ci vedo niente di folle. Per un uomo è normale procrastinare la procreazione oltre i 40 anni, alle donne adesso viene un aiuto dalla tecnologia per permettere la stessa cosa. Detto da me che non ci penserei mai a far crioconservare i miei ovuli, perché non ho alcun interesse ad avere figli, ma se ci sono delle donne che pensano che in futuro li vorranno, mi sembra che l’azienda abbia dato loro un notevole benefit.

      • Su Connottu scrive:

        Sono completamente d’accordo con te.
        Nella decisione di non riprodurti.

      • Valentina scrive:

        Rispetto la sua opinione, Signora Lena, come è giusto. Molte donne possono avere necessità di rimandare a più tardi una gravidanza, per motivi di studio o di lavoro, e questo lo posso capire. Oggi tante donne diventano madri intorno ai trenta-trentacinque anni (ne conosco diversi casi). Ma bisogna tenere conto che un figlio richiede attenzioni, cure ed energie che col tempo non è più tanto semplice assicurargli. A trenta-trentacinque anni una donna è ancora in tempo per pensare a una gravidanza. Ma le sembra che possa farlo anche a cinquant’anni? E poi tenga conto che se la madre è già in età avanzata quando mette al mondo un figlio, sarà vecchia quando lui sarà ragazzo e potrebbe anche morire quando il figlio ha ancora bisogno di lei. Insomma, trovo giusto che una donna oggi pensi prima di tutto a studiare e a sistemarsi, rimandando a dopo una gravidanza. Ma non condivido l’idea di rimandarla troppo. Se io mi trovassi in quella situazione, preferirei rinunciare, non vorrei essere una mamma-nonna. Purtroppo non tutto si può fare a qualsiasi età.

  3. Castigamatti scrive:

    Inquietante

    • Filomena scrive:

      Perché sarebbe inquietante?

      • Sebastiano scrive:

        Trovo inquietante che tu ti chieda perché sarebbe inquietante.

        • Su Connottu scrive:

          :-)

          • Filomena scrive:

            Una spiegazione veramente convincente, non c’è che dire.

            • Angelo scrive:

              Signora/signorina Filomena, è inquietante affidare il proprio futuro riproduttivo ad un’impresa
              quotata in borsa e “programmare” un bimbo come un viaggio. E’ inquietante perchè l’azienda X, giusto per farle un esempio, potrebbe decidere un giorno che per avere il bambino lei dovrà “seguire” determinate regole scelte da “esperti”. E’ inquietante anteporre il lavoro al desiderio di avere un figlio; è inquietante equiparare il bimbo ad un oggetto acquistabile dopo un tot di prestazioni lavorative e dopo un tot di anni spesi ad arricchire chi in realtà ci costringe a lavorare di più, quando,in un’epoca come la nostra, con i mezzi attuali, potremmo lavorare tutti meno e con minori sforzi. E’ inquietante infine notare che ci siano femministe così incapaci di vedere il nesso tra chi fornisce uno strumento riproduttivo “comodo” con il fine di avere lavoratrici “sempre disponbili”. Del resto, è anche comprensibile la sua posizione. E’ femminista e DEVE difendere il padrone. Del resto, i cani mica si chiedono che moralità abbia il padrone che gli dice di mordere il carcerato di Abu Graib? Il cane esegue FEDELMENTE l’ordine. Morto un cane, ne troveranno un altro migliore.

            • Sebastiano scrive:

              Sai, è la naturale conseguenza di un antico proverbio sardo: “a paraulas macca, orijas surdas” = a parole stolte, orecchie sorde.
              Ma forse tu saresti disposta a congelare i tuoi ovuli anche fino ai 65 anni, in modo che l’azienda possa fare tutti i suoi bei quattrini in santa pace e senza la rottura di palle della tua maternità.
              In tal caso ti capisco. Ma sarà meglio se ti rileggi l’intervento di Valentina. E ora non dire che anche lei è un losco figuro di Tempi.
              Ma un tempo non eravate “con gli operai”?

              • Angelo scrive:

                Le femministe NON SONO MAI STATE VERAMENTE DALLA PARTE DEGLI OPERAI, AL MASSIMO SONO STATE DALLA PARTE DELLE OPERAIE.
                Effettivamente hanno fatto proteste in passato per il mondo operaio, ma era un questione di calcolo politico atto a dimostrare una vicinanza politico/culturale che nei fatti non c’era.
                Avete mai sentito e/o visto un corteo femminista dove si protestava contro il 92% di morti maschili sul lavoro?
                Il femminismo è un movimento nato per DIVIDERE uomini e donne e per comandare meglio su entrambi. Il femminismo DEVE DISTRUGGERE LA FAMIGLIA CLASSICA, COSI’ COME STA FACENDO OGGI IL MOVIMENTO OMOSESSUALISTA E PRO GENDER.

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