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Domenica, noi sei (più Milito, ma senza criceto) si va dal Papa

giugno 1, 2012 Emanuele Boffi

Anche se a Messa il papà sbuffa, la Martina sbuffa, il Teo sbuffa, la mamma sbuffa che noi sbuffiamo, la Bianca guarda i dipinti e la Sara sputa le caramelle nel cesto delle offerte. Andiamo dal Papa perché non siamo a posto

Dramatis personae
Martina: figlia maggiore. Istintiva, creativa, moto perpetuo.
Matteo: secondogenito. Si sente forte come Aiace Telamonio e sogna di giocare nell’Inter come Milito. Non per altro, ma qualcuno gli ha detto che così guadagnerà un sacco di soldi.
Bianca: terzogenita. Serafica, angelica, occhi azzurri, capelli biondi. Imprevisto montaliano.
Sara: ultimogenita. Alta come una marmotta, delicata come un boa constrictor.
Mamma: capotribù. Anche se il carisma non abbisogna di ruoli.
Papà: capotribù surrogato. Perché ogni carisma ha bisogno sempre di un pirla che creda di essere lui a comandare. 
Cippete: criceto. I figli lo adorano. Il padre non ci sputa per non dargli confidenza.

Figlioli, il 3 giugno si va tutti dal Papa. Può venire anche il papà, anche se non si è mai iscritto al gruppo Facebook degli Amici dello scontrino. E può venire anche la mamma, anche se pensa che l’hashtag sia una variante soft del pilates. Verrà anche la Martina, a patto che prometta di non passare metà giornata a brontolare come una perpetua e l’altra metà a saltare qua e là come una cavalletta di maggio. Verrà anche Teo, sperando che per un giorno – uno solo – ci dia tregua con le sue domande insistenti e urgenti («papà, ma se da grande divento forte come Milito, e guadagno mille, i soldi te li devo dare a te o posso spenderli per le figurine? Papà, ma perché noi diamo i soldi ai poveri se poi i poveri vengono a rubarceli? Papà, ma chi l’ha fatta la Luna?»). Verrà anche la Bianca – Bianca la solare, la soffice, la calma – che per qualche svista del destino è capitata in questa casa sgangherata, forse per ricordarci che essere buoni non è peccato. Verrà Sara, l’unno in patello, anche se ieri s’è infilata la caramella nel naso, l’altroieri voleva pattinare con le zucchine sotto i piedi, tre giorni fa faceva il bagno alla Barbie nella tazza del water e quattro giorni fa non ricordo, ma doveva avere qualcosa a che fare – secondo il suo racconto – con alzeocheananna, sgarruppata sciarada dei termini ’alze ocche (calze sporche) e ’ananna (banana). L’unico che non verrà è Cippete. Lui no. Lui starà a casa e non si discute. Perché anche se decide tutto la mamma, il capofamiglia sono io.

Dal Papa ci andremo tutti insieme, perché anche se non siamo una famiglia col bollino, di certo siamo una tribù coi controfiocchi. Viene il papà, proprio quel tizio che dice le parolacce quando guida, che fuma in bagno-in macchina-in doccia e poi nega nega nega quando mamma lo scopre, assumendo quella faccia cordialmente catatonica che sa lui, serrando le labbra per evitare che l’alito tabaccato renda ancor più manifesto quel che è già palese. E verrà anche la mamma, anche se in questo periodo è un po’ agitata perché tre (dico: tre) capelli bianchi le sono spuntati in testa, e lei non sa bene come prendere questa cosa («ma secondo te si vedono molto devo farmi la tinta ho chiamato mia mamma sono stata tre ore al telefono in fondo chi se ne frega però anche le mie amiche sono nella stessa situazione anche se si colorano tutte oh se si colorano ma credono che nessuno se ne accorga. Insomma, che ti ho sposato a fare? Di’ qualcosa!». «Ehmm, sì, mi passi il telecomando per favore?»).

Andremo dal Papa come ci andranno migliaia di altre famiglie come noi, che riconoscono in lui il maestro di una fede che è conoscenza e di una carità che è moralità. E ci andremo così come siamo: sbrindellati, colorati, scanzonati, accattoni e con un mutuo sul gobbo. Ci andremo anche se quando siamo a Messa la domenica il papà sbuffa, la Martina sbuffa, il Teo sbuffa, la mamma sbuffa che noi sbuffiamo, la Bianca guarda i dipinti sul soffitto e la Sara sputazza le caramelle ciucciate nel cestino delle offerte. Andiamo dal Papa non perché siamo a posto. Ma proprio perché non lo siamo.

E la sera precedente faremo come volete voi, dicendo prima delle preghiere l’elenco di tutti quelli che sentiamo far parte della nostra tribù e che dal Papa non potranno venire: i nonni passati a miglior vita, gli amici già galeotti, gli amici non ancora galeotti, i nemici che meriterebbero di essere galeotti e Cippete, per il quale il papà chiederà la grazia di una peritonite fulminante e molto dolorosa.

Ci andremo con tutti gli amici, perché come non esiste figlio senza padre, così non esiste famiglia senza contesto, paese, comunità. E verrà Dario con le sue quattro figlie, Alberto con le sue quattro, Giacomo coi suoi quattro, Paolo coi suoi quattro e pure lo zio Manuel che, al solito, per esagerare, siccome quattro cuginetti gli parevano pochi, ha combinato con la zia di presentarsi col quinto. Saremo una bella comitiva e mi raccomando in stazione fate casino e tirate i sassi al capotreno così, magari, pur di mandarci via in fretta, ci faranno salire senza pagare.

Andremo dal Papa che è quel signore vestito di bianco che, solo dieci giorni fa, ha detto che tutta la storia dell’uomo – pensate: tutta la storia dell’uomo, dal primo all’ultimo, passando in mezzo alle vite di malfattori, santi, eroi, codardi, traditori, padri della Chiesa e, Teo, sì, pure per quella di Diego Milito – «è una lotta tra due amori: amore di se stesso fino al disprezzo di Dio; amore di Dio fino al disprezzo di sé nel martirio. Noi stiamo in questa lotta e in questa lotta è molto importante avere degli amici. E per me, gli amici del Collegio cardinalizio sono i miei amici e mi sento a casa, mi sento sicuro in questa compagnia di grandi amici che stanno con me e tutti insieme col Signore». E anche per noi, figlioli, è così. Anche noi possiamo dire, come dice il prete spugna di Graham Greene: «Mi piace sapere che Dio è qui. In casa mia».

Per questo domenica si va dal Papa. Saremo proprio lì, con lui, con la nostra presenza fisica, concreta e slabbrata, e non solo coi più profondi dei nostri pensieri, utili solo a sciacquare gli scogli, come direbbe Bersani. Saremo lì per ringraziare di essere una tribù. Una tribù visitata da una grazia immeritata.

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4 Commenti

  1. mago prof. silva scrive:

    E’ mai possibile che nel 2012, si deve ossanare una persona secondo la scienza mondiale a dir poco
    insignificante , rappresentante del nulla; secondo la scienza, e’ classificato ciarlatano. La matematica, la fisica, la chimica smentiscono tutte le religioni, cio’nonostante avremo sempre dei poveri creduloni che sperano di andare in paradiso, allora anche i cani dovrebbero andare in paradiso hanno gli stessi testicoli dell’uomo. Tutti i sacramenti inventati dalla chiesa e’ un affare, il battesimo, la comunione, la cresima ,
    il matrimonio, il divorzio, le benedizioni, l’estrema unzione , i grandi lasciti di moribondi credenti alla chiesa cattolica, I tesori del vaticano basterebbero a sfamare l’intera africa, mentre invece l’insignificante papa
    ha dato ai terremotati l’elemosina di centomila euro. Ennio Montesi fa bene a dire che ci vuole l’intervento
    della nato per debbellare un’associazione che ha argomenti campati in aria e che sfrutta la credulita’ della povera gente.

    • Andrea scrive:

      Vede, nessuno potrà scalfire il suo blocco granitico di certezze, ma prima o poi tutti devono riconoscere la propria domanda di significato… e allora il punto è se si avrà ancora un solo respiro per riconoscere e amare la risposta, che altri non è se il Mistero che ci ha creati…

    • Massimo Giardina scrive:

      che astio, che odio. Ma si sente bene? se ha bisogno ce lo faccia sapere. Noi di Tempi ci siamo per tutti anche per coloro a cui stiamo sugli zebedei.
      PS: naturalmente il tutto sarebbe gratis. ma questo è un concetto matematicamente non spiegabile, ergo non esiste secondo i suoi pensieri. Si chiamerebbe caritas

      • marziano scrive:

        Haters will hate, come dicono gli americani. MG non sprecare parole per gli idioti.

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