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Disoccupazione alta: 8,5%. Ma le imprese familiari assumono: +12% – RS

dicembre 2, 2011 Redazione

La disoccupazione sale fino all’8,5%, preoccupa soprattutto quella giovanile che si attesta al 29,2%. Tra gli occupati cala la componente maschile e cresce quella femminile. Una nota positiva viene dalle aziende a conduzione familiare, che riescono a reggere meglio alla crisi e ad assumere, al contrario di multinazionali e controllate dallo Stato

Tra agosto e ottobre 2011, rivela l’Istat, il tasso della disoccupazione è cresciuto di mezzo punto fino a raggiungere l’8,5%, tornando ai livelli di maggio 2010. “I disoccupati oggi sono 2 milioni e 134 mila, 53 mila più che a settembre e 130 mila più che ad agosto. Resta vicina ai massimi la disoccupazione giovanile, una piaga che vede l’Italia al top in Eurolandia dopo la Spagna: l’indice segna un 29,2% dopo il picco del 29,4% di settembre. (…) Più o meno stabili sotto quota 23 milioni gli occupati, tra i quali, specifica l’Istat, cala la componente maschile e aumenta quella femminile” (Avvenire, p. 8).

“«Il tasso di disoccupazione più alto da oltre un anno conferma la situazione preoccupante» afferma Giorgio Santini, segretario generale aggiunto della Cisl, sottolineando come «la situazione rischi di peggiorare» alla luce delle previsioni di crescita negativa nel 2012: un periodo che va affrontato «evitando ulteriori uscite di lavoratori dal sistema produttivo e con l’utilizzo di strumenti che mantengono i lavoratori in azienda». Secondo Santini però «gli ammortizzatori non bastano» e serve «un salto di qualità nel campo delle politiche attive»” (Avvenire, p. 8).

In questa situazione, una nota positiva è rappresentata dalle imprese a conduzione familiare, che oltre a reggere meglio l’urto della crisi, riescono anche a creare occupazione, “con un aumento dei dipendenti del 12%, contro un calo del 10% per i gruppi controllati dallo Stato e del 4% per le multinazionali. (…) A studiarne l’andamento è il terzo rapporto dell’Osservatorio Aub. (…) L’Osservatorio analizza sistematicamente le aziende italiane con un fatturato superiore ai 50 milioni di euro (6.816 imprese) e si sofferma sulle caratteristiche di quelle a controllo familiare (3.893, ovvero il 57% delle medio-grandi imprese italiane). Dallo studio emerge che nel periodo 2007-2009 le imprese familiari hanno accresciuto il numero di dipendenti del 12,1%” (Avvenire, p. 8).

“Certo, non sono tutte rose e fiori. La crisi l’hanno subita anche loro. Il numero di imprese familiari di medio-grandi dimensioni si è infatti ridotto nell’ultimo anno di 328 unità. (…) Ma sembrano rispondere con i primi segnali di ripresa. Secondo lo studio nel 2010 hanno registrato una crescita media dei fatturati del 7%, con la redditività che è tornata a salire. (…) «La sfida che le imprese familiari dovranno affrontare nei prossimi anni – nota Guido Corbetta, curatore dello studio – è quello della complessità. Le imprese familiari tendono a mantenere strutture proprietarie e gestionali piuttosto semplici, forti dei buoni risultati che queste conseguono. quando la strategia si fa più complessa, anche la struttura deve diventare più complessa rendendo necessari innesti manageriali dall’esterno, che tuttavia occorre imparare a saper gestire con equilibrio»” (Avvenire, p. 8).

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