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Diotallevi: «Il terzo polo ha interessi opposti a quelli degli elettori cattolici»

dicembre 5, 2011 Massimo Giardina

È critico il professore Luca Diotallevi nei riguardi dei cattolici presenti in Parlamento. E ai microfoni di Radio Tempi l’autore de “L’ultima chance” definisce il Terzo polo «un neo centrismo che ha interessi opposti a quelli degli elettori cattolici, perché cerca un assetto nel quale chi vota non conta nulla»

Il ruolo dei cattolici in politica è continuo argomento di discussione culturale. Ieri, presso la Camera dei Deputati, si è tenuta la presentazione del libro del prof. Luca Diotallevi, L’ultima chance, edito da Rubbettino. All’incontro ha assistito la folta rappresentanza cattolica eletta nei vari partiti del Parlamento a cui l’autore del libro non ha risparmiato critiche.

 

Diotallevi, intervenuto telefonicamente questa mattina a Radio Tempi, ha affermato che un intellettuale cattolico deve saper distinguere tra una partecipazione politica finalizzata «all’integrazione del reddito» e un «fenomeno politico che riguarda un insieme di persone che si organizzano per fare battaglie politiche e raccogliere voti veri». Il sociologo non usa mezzi termini nei confronti del terzo polo: «Il neo centrismo ha interessi opposti a quelli degli elettori cattolici perché cerca un assetto nel quale chi vota non contano nulla. Il terzo polo deve capire che se vuole governare deve partecipare alle “semifinali e alla finale” come fece De Gasperi, un centrista che accettò e vinse uno scontro bipolare. Il punto centrale quindi non è l’ispirazione, ma la pretesa di contare qualcosa anche se non si vince».
Il professore non si ferma al problema di natura democratica, ma osserva anche l’altro lato della medaglia: «E’ altrettanto inutile cercare di vincere a ogni costo per poi governare con idee non proprie».

 

Per quanto riguarda le differenze tra cattolici all’interno del panorama politico, Diotallevi individua nel principio di sussidiarietà il punto discriminante: «I dossettiani sono statalisti, politica e Stato prima di tutto. Per i popolari la società è fatta di tanti aspetti e il principio attraverso cui si afferma questo concetto è la sussidiarietà. La sensibilità a quest’ultimo criterio è fondativa nei popolari, ma è nulla o molto bassa nei dossettiani». Se da un lato, dopo il Concilio Vaticano II, non vi sono dubbi sul fatto che «non si può riconoscere una strada differente dalla sussidiarietà», dall’altro lato «il ritorno della vecchia cultura statalista riecheggia di continuo in documenti non firmati direttamente dal Pontefice ma usciti dal Vaticano». Ulteriore elemento che non vede una posizione univoca dei cattolici in politica riguarda i valori non negoziabili e Diotallevi mette in guardia dal pericolo delle posizioni ideologiche. Tale rischio è presente in tutte le posizioni se ci si dimentica il continuo richiamo di Benedetto XVI: «Non obbligare, non impedire».

 

«Dei valori non negoziabili fa parte anche il rispetto alla libertà della persona, (naturalmente entro certi limiti) e quindi l’impossibilità di imporre la verità attraverso la forza. Questo svela la differenza tra la difesa reale e concreta dei valori non negoziabili e un loro uso meramente ideologico». A titolo d’esempio l’ospite di Radio Tempi cita il dibattito scatenatosi attorno alla legge sul fine vita: «La Cei sottolineò che quella legge era imperfetta ma andava evitata la sua abrogazione, altrimenti ne sarebbe seguita una peggiore. Questo avrebbe comportato un “sacrificio”, l’accettazione cioè che il mancato reimpianto di tre embrioni non fecondati (che per noi sono persone) fosse qualcosa che andava tollerato. E tutto ciò per una semplice ragione: che cosa sarebbe stato necessario per imporre il reimpianto? Violare la libertà della persona, della donna e del suo corpo. Questa è l’incarnazione coerente dei valori non negoziabili, altrimenti si fa di questi valori una bandiera ideologica che non porta a nessun risultato». In conclusione Diotallevi definisce la nomina di Balduzzi al Ministero della Salute come un modo per seppellire il dibattito sul fine vita.
Twitter: @giardser

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