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Difendere la famiglia e rafforzare la fede. Un impegno profondamente laico

settembre 29, 2012 Redazione

Sotto il titolo di “Famiglia e vita, impegni profetici”, la Cei ha ribadito l’impegno della Chiesa “a tutela della famiglia naturale e a difesa della vita umana nella sua inderogabile dignità”

di Antonio Gaspari, tratto da ZENIT.org.- La difesa della famiglia ed il rafforzamento e la trasmissione della fede sono i punti su cui la Chiesa italiana sta lavorando per superare la crisi.

Il comunicato finale del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), che si è svolto a Roma dal 24 al 27 settembre, indica chiaramente la famiglia e la fede come i punti su cui costruire il futuro.

Sotto il titolo di “Famiglia e vita, impegni profetici”, il Consiglio Permanente ha ribadito l’impegno della Chiesa “a tutela della famiglia naturale e a difesa della vita umana nella sua inderogabile dignità”.

“Un impegno – è stato evidenziato – profondamente “laico”, che va a beneficio dell’intera comunità civile. Di tale impegno è parte anche l’annuncio della bellezza del progetto matrimoniale e familiare e, quindi, la difesa della domenica, quale giorno libero dal lavoro e dedicato alla famiglia e alla festa”.

Di famiglia parla anche il Messaggio per la Giornata per la Vita (3 febbraio 2013), nel quale i vescovi esprimono vicinanza solidale a quanti “sono duramente provati dalla crisi, mentre rilanciano il valore della persona e della vita umana fin dal concepimento”.

“Compito prioritario della Chiesa, – hanno sottolineato i vescovi – rimane la riscrittura della proposta cristiana nelle coscienze delle persone e nel loro vissuto”.

Una comunità che sia ambiente educante per la fede, con i credenti capaci di rendere ragione della speranza che li anima.

Il Comunicato finale cita San Massimo in Confessore il quale diceva: “Pensare secondo Cristo e pensare Cristo attraverso tutte le cose”, per questo motivo i vescovi propongono  “legami integranti con l’esperienza celebrativa e con quella caritativa, nonché della valorizzazione di particolari momenti – quali la richiesta del battesimo e della prima Comunione – per un cammino di relazione e di incontro con la famiglia, in una prospettiva pastorale attenta a mantenere il carattere popolare dell’esperienza ecclesiale”.

Partendo dal tema della fede i vescovi hanno sviluppato un’ampia riflessione, alla luce del documento “Orientamenti pastorali per la promozione delle vocazioni al ministero sacerdotale” della Congregazione per l’educazione cattolica.

La preoccupazione dei Pastori – più ancora che il calo numerico dei sacerdoti – riguarda i criteri che, nella mentalità corrente, guidano un giovane nella costruzione della propria identità.

La condizione che innerva un’autentica vocazione – ha evidenziato a più riprese il Consiglio Permanente – rimane la fede, coltivata nella relazione con Cristo: da qui nasce l’elemento unificante dell’identità teologica e della vita spirituale del sacerdote, che porta a quella carità pastorale caratterizzata dalla totalità del dono della vita.

Le vocazioni sono un problema di fede, sono la cartina da tornasole della profondità dell’atto di fede.

Il Comunicato finale ha espresso gratitudine al Comitato per il progetto culturale e al suo presidente il cardinale Camillo Ruini, per aver proposto “il paradigma antropologico che scaturisce dal Cristianesimo”.

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3 Commenti

  1. gmtubini scrive:

    Galvaniiiiiiiii?! Cucù! :-)

  2. Alberto scrive:

    Galvani, e quale diavolo sarebbe il “tema”?
    Forse la stura delle tue affermazioni false fino al midollo secondo le quali i cattolici non si sposano e non fanno figli? (1)
    E dove l’avresti mai trovata questa solenne baggianata statistica?
    Su “Milk the Bull”?
    Eppoi se la gente (in generale) fa meno figli, non sarà forse anche perché per loro desidera un avvenire dignitoso che, in queste condizioni socio-economiche, non si sente di poter garantire ad essi?
    Non l’hai letto su “Milk the Bull” che stiamo vivendo nel bel mezzo di una crisi economica epocale?
    E inoltre, cosa ti diavolo fa pensare la suddetta gente sarebbe felice e contenta di vedere i figli, che non si può permettere di avere, nella veste di vittime innocenti le cui esistenze vengono sacrificate sul fetido altare della tua fetida ideologia lgbt,?
    Per quale diavolo di motivo se non l’obbedienza ad un’ottusa ideologia del piffero, gli stati dovrebbero sacrificare preziose risorse economiche per elargire il diritto di comprare i figli a chi non li potrebbe mai avere in modo naturale, invece di aiutare chi li potrebbe avere, ma non se li può permettere?

    Note
    (1) Perché è ai cattolici che vogliono difendere la famiglia che ti riferisci, vero?!

    • gmtubini scrive:

      Visto? Il povero reietto non risponde nemmeno sul “tema”!
      Dall’esilio che si è auto-imposto per via delle sue reiterate figure di cacca, egli ora, forse, medita tremenda vendetta a suon di panini omofobi!
      Come farà il povero Galvani a resistere sapendo che qui si zimbella la sua inarrivabile “competenza”?
      Ma più che altro, come farà il povero Galvani ad illudersi che anche i più mentecatti tra i suoi amichetti che ne seguono e ne imitano le gesta da feisbuc non si possano ben presto rendere conto che la faccenda del panino “God hates fags” ha inflitto un colpo mortale alla sua già misera credibilità?
      Ma sotto quest’ultimo aspetto, probabilmente egli può stare abbastanza tranquillo, visto il livello intellettivo di chi gli para il sacco dal “social network”.
      Forse è proprio questo caso di dire che egli “conosce i suoi polli”! 😀

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