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Dietrofront del governo, “ritornano” in busta paga i 150 euro agli insegnanti

gennaio 8, 2014 Chiara Rizzo

Al termine di una riunione con i ministri Saccomanni e Carrozza, Letta ha annunciato che i docenti non restituiranno i 150 euro.

Lo Stato ha aggiunto 150 euro al mese nella busta paga degli insegnanti per compensare il blocco degli scatti di anzianità, poi se li è “ripresi” (per decreto, non materialmente). Ora li ha “restituiti”: ha rasentato il ridicolo la vicenda del blocco degli scatti, giunta si spera all’esito definitivo con la comunicazione data oggi dal premier Enrico Letta, dopo una riunione con il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, e quello dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza. Quest’ultima, su Twitter, ha esultato: «Finita riunione a Palazzo Chigi: gli insegnanti non dovranno restituire i 150 euro. Sono soddisfatta per gli insegnanti».
«C’è stato un problema di comunicazione – ha detto poi il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni- Il ministero dell’Economia è un mero esecutore. Aspettavamo istruzioni che non ci sono pervenute». La Carrozza ha glissato, parlando di «impicci burocratici amministrativi» che talvolta provocano «pasticci» senza che «i ministri e il governo ne sappiano niente».

CARROZZA: «COLPA DELLA MALA BUROCRAZIA». Il ministro dell’Istruzione Carrozza è tornata a parlare dell’argomento nel pomeriggio ai microfoni di Radio 24, giustificando la marcia indietro del governo Letta sulla decisione di tagliare i 150 euro dalla busta paga dei docenti. «Tra Natale e Capodanno sono stati presi questi provvedimenti per inerzia amministrativa senza comunicare ai ministri competenti che cosa stava avvenendo» ha spiegato il ministro, che poi ha aggiunto che «Adesso ci sono alcune cose da fare. Dobbiamo tecnicamente risolvere questo problema del prelievo degli stipendi, considerato che nel 2012 sono ancora a credito quelli che devono ricevere gli scatti di anzianità, e poi affrontare il tema del governo della scuola ad un livello normativo e di gestione: non è pensabile che da una parte si decidono le cose, dall’altra come e quando si pagano gli stipendi». Il ministro ha accusato che «il collegamento tra indirizzo politico e atto amministrativo si perde in una serie di organi di controllo e di gestione ed è per questo che serve la riforma dello Stato, non solo per avere maggiore celerità nelle decisioni, ma anche per sapere chi è il responsabile direttamente di queste decisioni». Il ministro ha anche assicurato che «Faremo un’analisi interna e posso garantire che rivedremo il processo decisionale e cercheremo di capire dove è che la comunicazione è saltata, o dove non si è compreso che prendere una decisione su 80mila persone tra Natale e Capodanno doveva prevedere una comunicazione ai ministri. Si farà un’analisi di chi ha sbagliato e vedremo. Non è questione di pagare, ma di organizzare le cose in maniera queste cose non avvengano più».

RENZI: «ORA IL JOB ACT». Si congratula anche il segretario del Pd Matteo Renzi, sempre via Twitter: «Bene il governo: sugli insegnanti cambia verso». Con il suo tweet Renzi ha anche anticipato a cosa si dedicherà oggi il Pd: «Ora il lavoro: dati Istat devastanti, oggi ci sarà la bozza del Job act per un dibattito aperto. Il Pd decide nella direzione del 16 gennaio». Il riferimento è ai dati provvisori sull’occupazione nel mese di novembre 2012, resi noti stamattina, che vedrebbero un aumento del tasso di disoccupazione al 12,7 per cento (+ 1,4 per cento rispetto a novembre 2012), la quota dei disoccupati a 3 milioni e 254mila unità (+57 mila unità da ottobre 2013, e +351mila unità rispetto ad un anno prima), il tasso di disoccupazione giovanile al 41,6 per cento.

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