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Dietro il tricolore bersagliato dalle uova dei No Expo a Milano c’eravamo tutti noi Alpini

maggio 9, 2015 Stefano Gandini

È il messaggio che il nostro presidente emerito Beppe Parazzini ha voluto dare all’Italia: basta con il lassismo istituzionale che permette a delinquenti, codardi e vigliacchi di mettere a ferro e fuoco le città

no-expo-milano-tricolore-uova-ansaArticolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Il primo maggio di devastazioni black bloc è stato preceduto dalle “prove generali” dei cosiddetti “studenti No Expo”. Poche centinaia di persone che, nella giornata del 30 aprile, hanno sfilato per le vie di Milano compiendo atti di vandalismo. In questa circostanza, però, qualcosa – o meglio, qualcuno – si è imposto agli occhi di tutti come difensore del bene comune.

Così, mentre intorno ai vandali sembrava aleggiare il solito clima di indifferenza, paura o macabra curiosità; mentre nessuno impediva l’imbrattamento dei muri e lo scasso delle vetrine da parte di modestissimi gruppuscoli di giovinastri; siamo tutti rimasti colpiti dal filmato che riprendeva un distinto signore che di fronte allo scempio che si stava consumando per le strade ha voluto rivendicare l’orgoglio italiano esponendo al balcone il Tricolore. Non arretrando di un centimetro quando dai manifestanti è iniziato contro di lui e contro la bandiera un fitto lancio di uova.

Tutti noi Alpini abbiamo immediatamente riconosciuto quel signore che ci stava dando un esempio di civiltà: era il nostro Presidente nazionale emerito Beppe Parazzini, e d’istinto ci siamo ritrovati tutti a esprimere la nostra riconoscenza con un: «Beppe, sei grande!».

È proprio vero che l’esempio viene sempre dall’alto e che con il suo gesto il nostro Beppe ci ha dato una ennesima lezione di amore alla Patria ,“la terra dei nostri padri”. Dietro quella bandiera c’eravamo anche noi. I 340 mila soci dell’Associazione nazionale Alpini e tutti gli italiani di buona volontà.

Con quel suo sguardo imperterrito rivolto ai facinorosi Beppe ci ha dato dimostrazione che non possiamo e non dobbiamo avere paura di quanti sono incapaci di creare e di generare nulla di positivo.

I nostri valori non saranno mai scalfiti dai barbari, perché nella nostra quotidianità i nostri punti di riferimento restano i Giovani Eroi caduti sull’Ortigara, a Nikolajewka e nelle tante battaglie combattute dagli Alpini. Sacrificio di tante giovani vite che ha permesso a tutti noi di crescere e operare in pace, nel segno di quella solidarietà umana e cristiana che trova nel santo don Carlo Gnocchi l’origine del nostro essere in società.

Questo è il messaggio che Beppe ha dato all’Italia: basta con il lassismo istituzionale che permette a delinquenti, codardi e vigliacchi di mettere a ferro e fuoco le città. Siamo stanchi di subire violenze e a viso aperto, come ci ha fatto vedere Beppe, siamo pronti ad affrontare i vandali.

Se occorre, mobilitateci! Perché, come dice una delle nostre canzoni, «gli Alpini non hanno paura!». Grazie Beppe e viva gli Alpini!

Stefano Gandini alpino


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8 Commenti

  1. Doroty scrive:

    Si grazie di cuore a tutti voi Alpini che amate questa nostra Italia che sa farsi molto male da sola!
    Grazie perche’ la amate concretamente prestando la vostra opera gratuita in tante iniziative benefiche e al servizio del bene comune della societa’. Non per distruggere ma per costruire e andare incontro ai bisogni della gente. Non riesco a comprendere cosa anima il cuore di certa gioventu’. La ragione per la quale si deve essere contro tutto e si desidera sfasciare tutto. Certo non viviamo in una societa’ ideale, dove tutti sono buoni, onesti ecc.ecc.
    Ma distruggere tutto non la rende certo migliore anzi….! Se invece di continuare a cianciare contro questo o contro quello come se il male fosse sempre fuori di noi, iniziassimo a guardare noi stessi, a cosa possiamo o dobbiamo cambiare del nostro cuore, dei desideri che vi albergano, avremo gia’ provveduto a cambiare molte cose di questa nostra Italia.

  2. Maurizio scrive:

    D’accordissimo con te Doroty…il cuore della questione-se sinceramente si va al fondo di se stessi e delle cose-é che,volendo espellere o quantomeno censurare o relegare Dio fuori della propria vita o limitarlo al proprio orizzonte privato.
    …come la mentalità laicista vorrebbe ed ha fatto negli ultimi 200anni….si arrivano a.questi risultati.Il nulla,il vuoto,l’arroganza dell’affermare sé stessi e schiacciare gli altri,la pretesa di erigere i propri piaceri e desideri ad obbligo)per la società di sodfisfarli-pena la ribellione violenta-la violenza eretta a sistema…tutto mi é dovuto e chi si frappone va eliminato..ecc.ecc.
    Tutto si riconduce all’assunto inziale,non é un problema di leggi sbagliate o male applicate-certo é anche questo,ma c’é di più all’origine…La pretesa dell’uomo di fare da sé,bastare a sé stesso..pensando sia un problema si strutture,leggi o nuove tecniche,dimenticando-anzo volendo dimenticare il proprio limite di partenza(si chiama peccato originale)-.Tutto qui…semplice,elementare ma profondamente vero e reale.

  3. Mappo scrive:

    Se a Milano invece delle forze dell’ordine con le mani legate dagli ordini del duo Alfano-Renzi ci fossero stati gli alpini dell’ANA penso che quei pezzenti dei No EXPO, NO TAV, NO TUTTO non avrebbero potuto neppure buttare una cicca per terra.

    • mery scrive:

      caro mappo, se i cittadini che hanno visto bruciare le auto sott casa e sfondare banche e negozi si fossero messi ad urlare VERGOGNA come la signora carla, e avessero lanciato dei fiori – ops, dentro i loro vasi di terracotta! – sulle teste dei vandali…… intanto NESSUNO TOCCHI MILANO è divenuto un MARCHIO ( per la nuova campagna elettorale della sinistra? non si vergognano mai, quelli).

      • Raider scrive:

        Qualche sera fa, ho sentito Gianluigi Paragone a “La gabbia” ripetere la tesi “antagonista” per cui fa più danni la crisi che gli antagonisti all’assalto delle nostre città: eppure, si lagnava Paragone, i suicidi di piccoli imprenditori, operai e disoccupati non suscitano lo stesso allarme sociale delle devastazioni che hanno luogo nei week-end…
        Come se gli “antagonisti” fossero i vendicatori delle vittime della crisi:
        come se gli “antagonisti” non fossero i nemici giurati degli imprenditori di tutte le taglie, in quanto, a prescindere dall’ordine di grandezza, trattasi pur sempre di “biechi capitalisti”, che mirano al profitto e allo sfruttamento della classe lavoratrice:
        come se i governi vicini all'”antagonismo” non ammazzassero a sangue freddo di tasse l’imprenditoria di questo Paese anche per pagare bollette e locali ai “centri sociali”:
        come se gli “antagonisti” esaltassero l’etica del lavoro e non fossero l’espressione del rifiuto del lavoro:
        come se le città italiane fossero abitate da gente che, siccome non si è ancora ammazzata, non ha nulla a che fare con la crisi e se ne frega allegramente della crisi, è composta da operai pienamente soddisfatti della crisi e da imprenditori che se la spassano alla faccia dei fessi che si suicidano:
        come se, prima della crisi in corso, gli “antagonisti” non avessero mai devastato negozi, uffici, automobili, furgoni della polizia, poliziotti, cassonetti, autobus, strade, piazze e piazzole di sosta e aiuole.
        Insomma, chi si lamenta o si scaglia contro il teppismo organizzato le cui imprese eroiche e umanitarie un Ministro alla Alfano nulla di serio fa per prevenire – per es., arrestando chi scende in strada con caschi, il viso coperto per non farsi identificare, maschere anti-gas, armi improprie -, è insensibile e non capisce nulla: mentre gli “antagonisti” andrebbero lodati come esempi di senso civico.
        Come esempio di senso civico e di responsabilità politica, si potrebbe pensare a un Ministro degli Interni che avrebbe dovuto dimettersi da un bel po’ di tempo. Ma questo non viene in mente né a Paragone né agli opinionisti garantisti dello sfascismo stradaiolo e piazzaiolo né a Alfano.

  4. Maurizio scrive:

    Prego sbloccare commento inviato questa mattina!

  5. maurizio scrive:

    D’accordissimo con la tua analisi,Raider,anche se non credo(come non credo che neppure tu pensi ciò)che il problema si risolva con le sole dimissioni di Alfano.Non so se ricordi(sempre se c’eri) i tempi susseguenti al 68′ e tutti gli anni70…o gli anni 90′,gli anni delle stragi e della presenza più violenta della mafia…e gli anni dopo il2001 e cioè tutto il discorso sul terrorismo internazinale,di stampo soprattutto islamista….
    Ebbene,si sarebbero dovuti dimettere tutti i ministri dell’interno da allora fino ad oggi…ma anche prima..v.anni dopoguerra!!. In sintesi,il problema non sono nè si risolve con le dimissioni di un ministro…si tratta di una logica troppo comodo,riduttiva e che si presta a facili strumentalizzazioni…e ciò per diverse ragioni.Anzitutto,stando terra a terra,la decisione in merito ad una politica interna(idem per ogni altra decisione)è di tutto il governo;in secondo luogo,essa si pone nel solco delle leggi in vigore e queste le fa,in gran parte,il Parlamento,cioè tutti i partiti della maggioranza e ,talvolta,anche dell’opposizione.In secondo luogo,sfruttando anche il fatto di leggi,spesso,un pò piene di buchi e ambiguità,c’è l’intervento ,spesso libero e creativo di certa magistratura. Aggiungiamo,poi,l’intrevento ed il supporto mediatico di certa(e tanta)stampa e tv alle azioni ed ai proclami o giustificazioni dei tanti gruppi e gruppetti eversivi….Insomma ce n’è abbastanza_secondo me_per dire che è troppo sbrigativo ridurlo alle dimissioni di un singolo ministro(con questo non intendo giustificare,nello specifico,Alfano nè dire che lui dovrebbe autonomamente compiere tale atto soprattutto se dietro c’è solo un calcolo politico,legato magari ad appuntamenti elettorali…come spesso succede.
    Ma,anche al termine di tutta questa disanima,rimane il problema di fondo ossia la formazione di una mentalità tutta intrisa del senso di responsabilità_a tutti i livelli_…della tensione al bene comune e non al semplice interesse personale,di categoria sociale,di realtà politica…del rispetto dell’altro,anche qui a tutti i livelli,non più visto come nemico da eliminare,magari usando il proprio-piccolo o grande-potere politico e giudiziario…e con tutto ciò che in termini di moralià,solidarietà,valorizzazione di ciò che di buono c’è al di fuori di sè si può innescare e costruire anche socialmente. L’errore di fondo è far prevalere,come logica di fondo,che il problema sta nelle strutture o nelle funzioni pubbliche che l’uomo svolge…mentre il problema è nell’uomo stesso e nel suo rapportarsi con gli altri esseri umani.Di qui occorre sempre ripartire,se si vuol costruire qualcosa che,solido,resista e consista nel tempo.

    • Raider scrive:

      Caro Maurizio, in sede storica, si potrebbe discutere caso per caso della condotta ministeriale da Scelba in poi, ma Alfano non ne azzecca una: vero è che non voglio prendermela solo con lui e infatti, il “clima” mediatico e politico e la mitizzazione implicita già nel termine “antagonismo” mi sembrano fattori di confusione e di paralisi del senso critico, civico e politico di cui non si vuole fare responsabilità nemmeno a Alfano. Si assuma le sue: e non mi pare all’altezza del ruolo nemmeno nell’alzare i tacchi, come fa con le mani quando gesticola e si agita come un burattino davanti alle sue amatissime telecamere.
      Detto questo, sono d’accordo con te: senso di resposanbilità non se ne vede molto, in giro. Ma un esempio dall’alto, ogni tanto, potrebbe essere un buon inizio per reimpararlo. Bisognerà ricominciare, prima o poi.

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