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Dieci isolotti e due tribune. Ma per le imprese Capo Verde c’ha preso gusto

gennaio 12, 2013 Emmanuele Michela

Saranno l’unica Nazionale esordiente alla Coppa Africa: per arrivare in Sudafrica hanno fatto fuori niente meno che il Camerun di Eto’o. Storia calcistica di un arcipelago più piccolo del Molise.

Dieci isole immerse nell’Atlantico, là dove la costa africana guarda verso l’America Latina. Nemmeno 450 mila anime conta Capo Verde, antica colonia portoghese indipendente dal 1975, luogo tanto anonimo da prendere il nome da Cap-Vert, punto più occidentale della vicina costa senegalese. Verrebbe da chiedersi se mai in questa strana nazione, con una superficie territoriale più piccola di quella del Molise, qualcuno si sia mai interessato al calcio. Invece il pallone piace, tanto da esistere una Nazionale. O tubarões azuis, gli “Squali blu”, esistono da poco sull’atlante del calcio: nata solo nel 2002, mai una volta sono riusciti ad arrivare alla Coppa Africa, sebbene nella gara d’esordio siano riusciti a strappare addirittura uno 0-0 contro un’europea, il Lussemburgo. Tutto questo fino a pochi mesi fa. Già, perché lo scorso ottobre Capo Verde ha fatto l’impresa, conquistando il biglietto per la fase finale del torneo continentale, e tra pochi giorni sarà in campo per il match inaugurale contro il Sudafrica. Il tutto a spese di una delle più grandi nazioni africane, il Camerun, eliminato al secondo turno di qualificazione.

ETO’O A CASA. Non è bastato alla federazione camerunense richiamare Samuel Eto’o, riappacificandosi con l’ex-nerazzurro dopo le polemiche che lo avevano escluso dal match d’andata. L’attaccante dell’Anzhi è riuscito a fare la differenza solo al 90’ della gara di ritorno, il 14 ottobre, tra le mura amiche di Yaoundé: suo l’assist per una rete inutile, quella del 2-1 per i padroni di casa, insufficiente a ribaltare il 2-0 con cui all’andata gli squali avevano stupito tutti. Camerun a casa, Capo Verde nella storia, a sancire la crescita sportiva di una Nazionale che due anni fa pareggiava 0-0 in casa contro il Portogallo, e che ha dato i natali sportivi ad alcuni giocatori che poi hanno scelto di vestire colori europei: il più famoso è il lusitano Nani, dall’Italia (Udinese e Chievo) è passato lo svizzero Gelson Fernandes, e l’ex-laziale Eliseu, anche lui di passaporto portoghese.

SCHIAFFO ALLA STORIA. Ma c’è un altro aspetto che rende ancora più affascinante l’impresa capoverdiana, siglata nel piccolo stadio di Praia, 2 tribune e 10mila posti a sedere. Erano proprio i leoni di Yaoundé ad aver esaltato il calcio africano tra anni Ottanta e Novanta: i tre pareggi con cui esordirono al Mondiale dell’82 fece di loro i “Leoni indomabili”, soprannome mai tanto azzeccato per quanto accadde 8 anni dopo: a Italia ’90 il Camerun sbaragliò l’Argentina campione in carica nell’esordio di San Siro e arrivò fino ai quarti di finale, fermata solo dall’Inghilterra ai supplementari. Erano gli anni in cui vincevano pure due Coppe Africa, erano gli anni in cui Roger Milla diventava famoso con le sue esultanze, erano gli anni in cui si pensava il calcio africano sarebbe stato proprietario del futuro dello sport. Ed erano gli anni in cui nascevano i ragazzi che ora indossano la maglia di Capo Verde, gli “Squali blu” che due decenni più tardi avrebbero schiaffeggiato i “Leoni indomabili”.

Le puntate precedenti:
La Coppa Africa vi annoia? Il “tacco di Allah” e altri bomber vi faranno cambiare idea
I Leopardi del Congo, i Corvi del Mazembe e un riscatto atteso dal ’74

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