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Dieci anni senza il Signor G, «l’uomo che m’insegnò l’importanza della partecipazione»

novembre 21, 2012 Paola D'Antuono

Un album tributo per ricordarlo. E le parole di Paolo Dal Bon, presidente della Fondazione Giorgio Gaber, che lavora instancabilmente per divulgare l’opera del grande cantautore scomparso nel 2003.

Oggi Giorgio Gaber avrebbe compiuto 74 anni. Per ricordare il grande cantautore milanese, riproponiamo l’intervista a Paolo Dal Bon, amico di vecchia data e presidente della Fondazione Giorgio Gaber.

Il 1° gennaio del 2013 saranno dieci anni senza Giorgio Gaberscik. Conosciuto dal grande pubblico con il suo nome d’arte, Giorgio Gaber, e chiamato affettuosamente dai suoi estimatori Signor G. Dieci anni sono passati in un lampo, ma la memoria del geniale cantautore milanese è rimasta intatta. Grazie anche all’infaticabile lavoro della Fondazione Giorgio Gaber, che dal 2006 lavora con passione per divulgare e valorizzare la figura e l’opera dell’artista. Il presidente della Fondazione è Paolo Dal Bon, una delle poche persone che ha avuto il privilegio di essere amico di Gaber per venticinque anni: «Per me è stato un vero esempio, una persona il cui spessore è difficile descrivere a parole». In questi giorni il presidente, assieme a Dalia Gaberscik, figlia di Gaber e vice presidente della Fondazione, sta lavorando assiduamente per un decennale da ricordare. Il primo step è stato compiuto: il 13 novembre scorso è uscito infatti in tutti i negozi di dischi Io ci sono, una raccolta di 50 brani del Signor G interpretati dai più grandi artisti della musica italiana. Qualche nome: Enzo Jannacci, Lucio Dalla, Adriano Celentano, Max Pezzali, J Ax, Syria, Ligabue, Gianna Nannini, Morgan.

Ci sono tutti, dagli amici di una vita agli artisti più giovani che non hanno avuto il piacere di conoscerlo.
È un progetto veramente importante, che può contare sull’apporto di persone straordinarie che per anni hanno portato sul palcoscenico le canzoni di Gaber. Ci sembrava doveroso sintetizzare i loro contribuiti in un album tributo. I 50 artisti, in egual misura, sono stati felici di prenderne parte, perché per loro Gaber è stato e rimane un riferimento musicale e umano. Sono tutti legati a lui, in un modo o nell’altro, e la loro stima è sincera. Ognuno si è confrontato con un brano del repertorio del Signor G a suo modo: del resto Gaber è già considerato un classico e, in quanto tale, tutti hanno il diritto di avvicinarsi a lui e alla sua opera.

La storia di Gaber è inevitabilmente legata alla sua città, Milano.
Senza dubbio. Stiamo lavorando affinché in città si celebri degnamente questo decennale. La rassegna Milano per Gaber da anni è un appuntamento fisso negli eventi meneghini e sono sicuro che si ripeterà quest’anno. E speriamo di poter fare qualcosa di più.

La Fondazione è una fucina continua di idee.
Lavoriamo sempre tenendo in mente il nostro scopo principale, tenere viva la memoria dell’opera di Gaber e di Sandro Luporini, suo collaboratore e amico, e avvicinare i giovani alle loro produzioni. Abbiamo un sito pieno di informazioni, un libro di Sandro Luporini prossimo all’uscita, lavoriamo con il teatro e promuoviamo iniziative in molte città italiane. Il 14 gennaio andrà anche in onda sulla Rai una puntata monografica dedicata da Gaber e condotta da Fabio Fazio.

Lei è stato suo amico per lungo tempo, cosa le manca maggiormente oggi?
Non è facile dirlo. Ho avuto il privilegio di essere suo amico per 25 anni. Semplicemente posso dire che era una persona straordinaria, un esempio. Accanto a lui capivi che bisognava sempre essere attenti a quello che ti circonda, partecipare. Era un costante riferimento che mi portava a essere più vigile, attento, ad avere una tensione positiva verso il mondo.

C’è un brano della sua discografia che predilige e che consiglierebbe a chi volesse avvicinarsi a Gaber?
Che domanda difficile! Anche perché Giorgio trascurò la parte discografica, e di questo me ne rammarico, per dedicarsi al teatro canzone e questo forse non gli permise di far conoscere a un pubblico più vasto i pezzi realizzati in studio. Però credo che un buon tramite per avvicinarsi a lui sia Io non mi sento italiano, il suo ultimo disco uscito nel 2003 quando, per ragioni di salute, dovette rinunciare al teatro e si convinse a registrare un album in studio. Il risultato parla da solo.

 

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2 Commenti

  1. Carlo Candiani says:

    Tanti auguri anche a Paola D’Antuono.

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