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Di Canio e il frettoloso antirazzismo di una Federazione “calabraghe”

maggio 16, 2012 Emmanuele Michela

Si faceva festa a Swindon: i railwaymen hanno centrato giusto tre settimane fa la promozione in League One, e la città si coccolava il suo mister, Paolo Di Canio, leader e artefice di questo successo. Ma domenica è arrivata una notizia che ha incrinato il clima di gioia: l’ex giocatore di Lazio e West Ham […]

Si faceva festa a Swindon: i railwaymen hanno centrato giusto tre settimane fa la promozione in League One, e la città si coccolava il suo mister, Paolo Di Canio, leader e artefice di questo successo. Ma domenica è arrivata una notizia che ha incrinato il clima di gioia: l’ex giocatore di Lazio e West Ham è infatti al centro di un’indagine della FA, aperta in seguito alle accuse di insulti razzisti verso un suo giocatore, Jonathan Téhoué, arrivato allo Swindon in prestito dal Leyton Orient.

Téhoué era agli ordini di Di Canio da marzo. Dopo solo tre partite è stato escluso dall’undici dei titolari, per scelta tecnica: «Non è così forte come pensavo che fosse», aveva spiegato l’allenatore. «Ho calciatori migliori di lui, nel comportamento e nel modo di giocare. È impossibile pensare che Téhoué scenderà ancora in campo». Dopo aver trascorso quindi  il resto della stagione in panchina, il francese ha spedito una lettera alla FA dove denunciava il tecnico italiano per ingiurie a sfondo razzista, sostenendo di avere anche dei compagni pronti a fare da testimoni. La sua denuncia ha scosso l’ambiente dello Swindon, dove è stata accolta però con incredulità dalla dirigenza, schieratasi apertamente con il suo mister.

Dopo i casi di Terry e Suarez, il calcio inglese deve fare i conti per la terza volta quest’anno con presunti casi di intolleranza razziale. Se Di Canio sia colpevole o meno spetta alla Federazione stabilirlo, ma i due casi precedenti per lo meno suscitano un po’ di sospetto circa la facilità con cui si lanciano simili accuse Oltremanica, e ancor più circa la fretta con cui questi sono condannati dagli organi federali e dalla stampa british.

Quando Suarez fu accusato di aver insultato il terzino del Man Utd Evra, la squalifica arrivò due mesi dopo il match: non c’erano immagini che incriminassero il giocatore del Liverpool, e la FA fu costretta a sentire i due protagonisti. E sebbene l’uruguayano si fosse sempre dichiarato innocente, la mannaia federale lo colpì pesantemente (8 giornate di squalifica!), almeno tanto quanto quella mediatica. I media, infatti, non smisero di attaccarlo, specie quando, nella gara di ritorno tra Liverpool e United, Suarez ebbe la possibilità di stringere la mano ad Evra a inizio partita, ma preferì tirare dritto.

Un fatto, quest’ultimo, che ha avuto i suoi strascichi anche a fine aprile, quando a scontrarsi furono QPR e Chelsea. In quell’occasione i giocatori delle due squadre non si scambiarono il saluto a inizio gara. La scelta fu presa per evitare che John Terry e Anton Ferdinand s’incrociassero, dopo che quest’ultimo aveva accusato il capitano dei Blues di avergli rivolto insulti razzisti nel match d’andata del 23 ottobre 2011. La faccenda è diventata più grande di quanto ci si aspettasse: Anton Ferdinand ha trovato l’appoggio del più noto fratello Rio, il quale l’ha invitato a denunciare il tutto all’autorità competente, che ha quindi aperto un processo contro Terry. Il giocatore dei Blues aspetta così il 9 luglio prossimo per il verdetto definitivo, ma ancor prima che sia stata provata la sua colpevolezza, la Federazione lo ha già effettivamente dichiarato colpevole, sfilandogli la fascia da capitano della nazionale, con una decisione che ha portato in breve tempo all’esonero di Fabio Capello.

Mano pesante o ipocrisia? Viene da chiederselo pensando a questi due casi, che dimostrano come quell’uguaglianza di razze che la Federazione vuole tutelare trovi un’interpretazione oggettiva un po’ contraddittoria: condanne troppo estreme e sbrigative rivelano un’incapacità di giudicare serenamente casi simili. Forse che la Federazione è tanto rapida proprio per evitare che l’accusa di razzismo ricada sulla sua testa?

Resta quindi da sperare che per Di Canio sia utilizzato un metro di giudizio univoco: non condanne affrettate, ma un’indagine pacifica che chiarisca quanto successo. Se colpevole pagherà, altrimenti speriamo sia lasciato in pace. Lo Swindon ha bisogno di lui per correre in alto in League One la prossima stagione.
colpodireni.wordpress.com 

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1 Commenti

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