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Dentro Benitez, fuori Benitez: un’altra chicca di Moratti

novembre 28, 2011 Carlo Candiani

Dopo la vittoria del Triplete, Moratti ne combina delle belle

Estate 2010. L’Inter ha appena concluso una stagione trionfante: scudetto, Coppa Italia e Champions League, sotto la stella di Josè Mourinho. In una squadra normale, dove la gestione presidenziale ha una logica economica e di programmazione delle risorse umane, con i premi arrivati dalle federazioni organizzatrici dei tornei, si aprirebbe una stagione di conferme e riconferme, di acquisti mirati, di cessioni economicamente redditizie per un rinnovamento oculato. Naturalmente l’Inter di Moratti non segue questi canoni da grande squadra e i tifosi restano attoniti davanti ad una serie di eventi, che partono già dal triplice fischio che decreta la vittoria interista sul Bayern, nella finale europea di Madrid. Che ora elenchiamo:

1) Come già anticipato da settimane di tira e molla l’allenatore portoghese saluta la truppa e annuncia che allenerà il Real Madrid.

2) Pur sapendo già della decisione di Mou di divorziare dall’Inter, la dirigenza nerazzurra sembra presa alla sprovvista e le settimane successive passano a registrare la solita giostra mediatica su nomi possibili e improbabili, giusto per dare un po’ di succo alle pagine sportive dei quotidiani e alle trasmissioni dedicate al calciomercato delle emittenti locali. Alla fine, non si sa se convintamente o per disperazione, la scelta cade su Rafael Benitez, allenatore con discontinui risultati del Liverpool. Un personaggio antitetico alla figura egemonica del vate di Setubal: è lui che dovrà sostituirlo e ridare nuovi stimoli a giocatori plagiati dall’influenza, quasi ipnotizzante del portoghese. Vedremo poi, il fallimento della sua strategia d’approccio alla squadra.

3) Vittima di una guerra intestina per la gestione di spogliatoio e di strategie di calciomercato, Lele Oriali, figura mitica dell’Inter anni ’80 e da qualche anno il trait-union tra la panchina e la dirigenza, viene licenziato, lasciando campo libero a Marco Branca, galvanizzato per qualche botta di… fortuna, riguardante l’acquisto di giocatori risultati fondamentali nella trionfante stagione appena conclusa, arrivati all’Inter con prezzi modici, rispetto alla richiesta originale di Mourinho. L’allenatore chiese il connazionale Deco dal Chelsea? Branca comprò con un blitz riuscitissimo Sneijder, espulso come corpo estraneo dal Real Madrid. Il portoghese chiese il connazionale Carvalho sempre dal Chelsea? Branca, con un costo da liquidazione, gli diede a disposizione Lucio, regista difensivo del Bayern e capitano della Nazionale carioca. A questi acquisti a sorpresa si aggiunsero Milito e Thiago Motta, paghi uno compri due, dal Genoa. Forte del successo di questi investimenti, Branca ottiene l’esclusiva delle prossime novità riguardanti il mercato acquisti – cessioni.

4) Arrivato con squilli di tromba, Benitez, nell’illusione di trovarsi in un ambiente galvanizzato dalle recenti vittorie e quindi pronto ad investire soldi e prestigio, propone subito a Moratti l’acquisto dal Liverpool del centrocampista argentino Mascherano, trave portante della nazionale sudamericana, e dell’ala olandese Kuyt. Per tutta risposta Moratti, improvvisamente terrorizzato di esondare dal fairplay finanziario, curiosa trovata del governo europeo del calcio targato Platini, fa orecchie da mercante e si fa in quattro per dare a disposizione del nuovo titolare della panchina nerazzurra quei “fenomeni” di Biabiany e Mariga, giovani giocatori provenienti dalle fila del Parma. Naturalmente accompagnati da un altro “colpo eccezionale” come il baby brasiliano  Coutinho. Non contento, il patron Moratti avalla la cessione, per demeriti caratteriali e per mancanza di rispetto alla maglia, di Mario Balotelli, che raggiunge, così, attraverso l’attivismo del suo procuratore, il “simpatico” Mino Raiola, il suo mentore in casa interista, attualmente coach del Manchester City, Roberto Mancini. Inoltre vengono trattenuti, i mugugnanti Milito, Maicon e Snaijder, praticamente i protagonisti assoluti dell’epica stagione appena trascorsa.

5) E per finire, la ciliegina sulla torta, che vede l’Inter protagonista in maniera indiretta: dopo essere stato assicurato dal patron rossonero Berlusconi, che in nome del fairplay finanziario, il Milan non avrebbe fatto grossi investimenti su grandi nomi, Moratti e il popolo interista assistono ad un colpo mediatico e di sostanza impensabile fino a qualche settimana prima: il Barcellona cede, ad un prezzo misteriosamente irrisorio, Ibrahimovic alla compagine milanista, proprio nelle ultime ore del mercato. Il presidente dell’Inter non nasconde irritazione: non tanto per il personaggio che se ne era andato da Appiano Gentile, anche per il poco feeling prodotto con spogliatoio e tifosi, stanchi per i suoi mal di pancia (cessione che comunque era stata ben gestita: arrivarono nelle casse di via Durini una ingente quantità di milioni di euro, insieme al bomber Eto’o in rotta con la società blaugrana); il disappunto di Moratti parte dal fatto che non c’è più spazio per un acquisto da parte interista di uguale potenza mediatica.

Ma ecco, dopo un precampionato molto ridotto a seguito degli impegni dei nazionali ai Mondiali di Sudafrica, la nuova Inter di Benitez, fa i conti con i risultati in campo. Si comincia con la vittoria sulla Roma, per l’ormai tradizionale duello della Supercoppa Italiana ma uno stop ferma gli uomini del triplete contro l’Atletico Madrid, qualche giorno dopo, nella finale di Supercoppa Europea. Primi mugugni: perdere contro una squadra non irresistibile non aiuta all’immagine del nuovo corso, ma è sempre calcio d’agosto e si spera che sia una contingenza dovuta a una preparazione affrettata. L’inizio del campionato ed alcuni risultati non esaltanti nel girone di Champions mettono a nudo le scelte incongruenti dell’era post Mourinho. Nell’ansia di farsi accettare dallo spogliatoio, Benitez, già molto adombrato per i mancati arrivi dei pupilli Mascherano e Kuyt, cerca di demolire il gioco della squadra, che aveva permesso di vincere tanto in Italia ed Europa (pretendendo dai giocatori difesa più alta e meno contropiede dopo fasi di gioco passive).

Approccio, questo, che gli aliena lo spogliatoio plagiato da Mourinho. Arrivano le prime inaspettate sconfitte di una squadra che si vede anche costretta ad una preoccupante emergenza: l’infermeria segnala il tutto esaurito e giocatori nella precedente stagione decisivi e continui, sono spesso fermi ai box: Maicon, Milito, Sneijder, Motta; effettivamente il mister spagnolo non riesce mai a presentare un undici decente, data anche l’inconsistenza dei nuovi arrivi e anche per una buona dose di immagine personale sempre più delegittimata, viene messo in discussione dalla società già dai primi mesi. L’umoralità di Moratti, viene solo frenata, dalla partecipazione dell’Inter, a dicembre, del mini torneo con in palio la Coppa intercontinentale per club, che la squadra nerazzurra onora con la vittoria finale. Ma il destino di Benitez è segnato, lui lo sa e nella conferenza stampa pochi minuti dopo la vittoria mondiale, si sfoga e vuota il sacco, parlando al parterre dei giornalisti di come ad Appiano regni l’anarchia, che ormai questa squadra è da considerare bollita nei suoi giocatori fondamentali e che i sospirati rinforzi non sono arrivati per una strategia precisa della dirigenza.

È la goccia che fa traboccare il vaso e dà legittimità al licenziamento che arriverà dopo qualche giorno: è superfluo affermare che l’analisi di Benitez, anche col senno di poi, aveva un fondo di verità, ma come abbiamo già stigmatizzato, criticare la gestione societaria, quando c’è di mezzo Moratti è considerato un grave atto di lesa maestà. E così, dopo pochi mesi dai trionfi nazionali e internazionali, l’Inter si trova, per l’ennesima volta nei sedici anni di gestione Moratti, a dover impegnarsi nella ricerca di un titolare della panchina e questa volta il presidente sfila un asso dalla manica, che lascerà l’ambiente calcistico italiano a bocca aperta: la scelta cade su Leonardo, allenatore del Milan nella stagione precedente, ma soprattutto da una vita protagonista in campo nella squadra rossonera degli anni ’90 e serio dirigente e capace osservatore di talenti proprio per la società di Berlusconi. Ma vi racconteremo nella prossima puntata come inciderà nel prosieguo della stagione la decisione di Moratti.

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