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Delitto di Perugia, Sollecito fermato al confine. Amanda piange in tv: «Non torno in Italia»

gennaio 31, 2014 Chiara Rizzo

La giovane è stata condannata nell’appello bis a 28 anni (25 anni per Raffaele). Oggi alla Abc: «È stato come essere travolta da un treno». Il giurista Dershowitz: «Estradizione molto probabile»

Sono 14 i punti intorno a cui gira il perché Amanda Knox e Raffaele Sollecito ieri siano stati condannati per l’omicidio di Meredith Kercher il 2 novembre 2007 a Perugia (qui le tappe della vicenda). La Knox è stata condannata a 28 anni di carcere, a 25 l’ex fidanzatino sollecito. Per il delitto e per violenza sessuale era stato inoltre condannato in via definitiva Rudy Guede (a 30 anni per il rito abbreviato). Questo è il secondo processo d’appello a Sollecito e Knox: il primo si era concluso nell’ottobre 2011 con un’assoluzione che rimetteva tutta la vicenda in discussione, ma questo verdetto è stato bocciato con rinvio dalla Cassazione nel marzo 2013.

MOTIVI DELLA CONDANNA. In attesa di leggere le motivazioni più dettagliate per cui la corte d’appello di Firenze, dopo dodici ore di camera di consiglio, ha considerato colpevoli Amanda e Raffaele, si sa già che sulla decisione hanno influito i paletti imposti dalla Cassazione nel rinvio del processo. La Suprema corte aveva infatti chiesto di «Delineare la posizione soggettiva dei concorrenti di Rudy Guede, a fronte del ventaglio di situazioni ipotizzabili, che vanno dall’accordo genetico sull’opzione di morte, alla modifica di un programma che contemplava inizialmente solo il coinvolgimento della giovane inglese in un gioco sessuale non condiviso, alla esclusiva forzatura ad un gioco erotico spinto di gruppo, che andò deflagrando, sfuggendo al controllo». Per i giudici era chiaro insomma che Knox e Sollecito con il delitto c’entrassero eccome, anche solo come «concorrenti» di Guede: ma di sicuro per la Suprema corte non era passata la linea difensiva che li voleva del tutto estranei o che reputava estraneo quanto meno Sollecito. Nella sentenza la Cassazione metteva in luce come nell’altro processo concluso, quello a Guede, i giudici avessero accertato «il dato della presenza di altre persone» che «andava necessariamente correlato con quello sulla disponibilità della casa». Amanda e Raffaele erano presenti sul luogo del delitto senza ombra di dubbi, così come per la Cassazione e ieri anche per la corte d’Appello fiorentina un altro dato è certo: Amanda ha mentito lucidamente, quando ha accusato Patrick Lumumba, il suo datore di lavoro, mentre veniva interrogata dai poliziotti della squadra mobile di Perugia.Già i giudici di Cassazione infatti hanno sottolineato che «È vero che si tratta di riflessioni (quelle di Amanda su Lumumba, ndr.) di dubbio significato sostanziale, ma è anche vero che non potevano essere liquidate – come furono – sul presupposto della pressione psicologica a cui fu sottoposta l’autrice».

COSA ACCADRA’ ORA. Sia l’avvocato di Raffaele Sollecito, Giulia Bongiorno, che il team difensivo di Amanda Knox guidato da Luciano Ghirga hanno annunciato che faranno di nuovo ricorso in Cassazione. «Si tratta di una richiesta di revisione più difficile da far passare, ma non rinunciamo alla nostra battaglia per la verità» ha detto Ghirga. In effetti sebbene la Cassazione avesse chiesto all’appello bis di chiarire esattamente dove si trovassero Amanda e Raffaele nella scena del delitto rispetto a Guede (l’unico per cui vi sono prove certissime della sua presenza), di legare tutti i vari indizi emersi e soprattutto rivalutare quelli fino ad ora trascurati, le perizie svolte non hanno dato alcun risultato che cancelli dubbi o domande. Per esempio l’ancora presunta arma del delitto, un coltello trovato a casa di Sollecito. È vero che ci sono tracce certe del dna di Amanda, ma non ce ne sono di Meredith, la vittima. Per quanto riguarda intanto la pena, ieri i giudici fiorentini hanno decretato anche il ritiro del passaporto per Sollecito. Nessun provvedimento speciale invece è stato adottato per Amanda. Il giurista e docente di Harvard Alan Dershowitz (qui la sua intervista a tempi.it sul caso) ha spiegato che l’estradizione di Amanda è probabile: «Siamo il Paese che chiede più estradizioni al mondo e dovremmo rifiutarla per una persona condannata per omicidio? È comunque la seconda volta che viene condannata»

Sollecito lascia la Questura di Udine

SOLLECITO FERMATO AL CONFINE. Oggi intorno al mezzogiorno il ragazzo è stato fermato nei pressi della frontiera con l’Austria. Il ragazzo è stato infatti svegliato dalla polizia in un albergo in provincia di Udine, nel quale aveva passato la notte insieme ad un’amica. Sollecito è stato portato in questura dove semplicemente gli è stato tolto il documento valido per l’espatrio. «Per noi Sollecito è un cittadino libero. Nei suoi confronti al momento non c’è nessun provvedimento» ha sottolineato il questore. Secondo quanto sta trapelando, Sollecito ieri da Firenze si sarebbe diretto in provincia di Treviso dove vive una sua amica, e con lei sarebbe andato per alcune ore in Austria. Poi sarebbero tornati indietro per la notte in Italia.

AMANDA: «NON TORNERO’ MAI IN ITALIA». Al mattino ora statunitense, Amada è apparsa davanti alle telecamere della Abc, nel programma Good Morning America. La ragazza ha raccontato di aver seguito dalla tv italiana la lettura del dispositivo in aula: «La mia prima reazione è stata: “Oh no, questo è sbagliato, non è possibile, è una cosa orribile”. È stato come essere travolta da un treno, non potevo credere a quello che stava succedendo… Aspetto le motivazioni, ma è stata una cosa orribile. Ora ho bisogno dell’aiuto di tutti» ha detto piangendo. Poi ha aggiunto: «Non sono preparata, non potrò mai desiderare di tornare in Italia, ma aspetto di leggere le motivazioni. Voglio combattere sino alla fine».

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