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Decadenza, Berlusconi non è più senatore. Lui: «Giornata di lutto per la democrazia»

novembre 27, 2013 Chiara Rizzo

Lo ha deciso con voto palese l’aula del Senato dopo una giornata concitata. Berlusconi non era in aula ma in via del Plebiscito a Roma con i supporter di Forza Italia

Silvio Berlusconi non è più un senatore della Repubblica. Lo ha deciso con voto palese l’aula del Senato dopo una giornata concitata. Berlusconi non era in aula ma in via del Plebiscito a Roma con i supporter di Forza Italia. Hanno votato contro la decadenza Forza Italia, Nuovo Centrodestra e gli altri partiti dell’area di centrodestra, a favore i partiti di sinistra e M5S (favorevoli 113, contrari 192, astenuti 2). Subentra la suo posto il senatore molisano Salvatore Di Giacomo.

BERLUSCONI: GIORNATA DI LUTTO». Intanto, da via del Plebiscito, davanti ai supporter di Forza Italia, Silvio Berlusconi ha detto: «Noi non ci ritireremo. Anche altri leader non sono parlamentari, come Grillo o Renzi. È una giornata di lutto per la democrazia. A partire dal 1994, una magistratura di estrema sinistra si è data come missione la via giudiziaria al socialismo». Berlusconi ha attaccato magistratura democratica, ha ricordato la persecuzione giudiziaria cui è stato sottoposto, ha lamentato l’accanimento dei pm. Ha poi voluto ribadire che quella in corso è «una manifestazione pacifica. Noi non abbiamo l’odio nel cuore».

MARINA BERLUSCONI. In serata è giunta una dichiarazione di Marina Berlusconi: «Oggi in decadenza sono le istituzioni. Questo Paese e questa democrazia devono vergognarsi per quello che mio padre sta subendo. Questa politica si dovrà pentire di essersi ancora una volta arresa ad una magistratura che intende distruggere chiunque provi ad arginare il suo strapotere. L’Italia non merita di vedere l’uomo che milioni di italiani hanno scelto con il voto venire allontanato da uno dei luoghi più solenni della Repubblica, in base ad una assurda condanna senza prove e calpestando principi costituzionali, normative, prassi minime di civiltà. Una violenza di questo tipo rappresenta una macchia che peserà sulla storia del nostro Paese. Mio padre decade da senatore, ma non sarà certo il voto di oggi a intaccare la sua leadership e il suo impegno. La vera decadenza è quella imboccata dalle nostre istituzioni: sono loro, e non mio padre, ad uscire profondamente umiliate dallo scempio cui oggi ci è toccato assistere».

ALBERTINI: «SONO PER LEGGE “SEVERISSIMO”, MA IN QUESTO CASO FORTI DUBBI». L’ex sindaco di Milano, il senatore Gabriele Albertini di Scelta civica annuncia la propria astensione, pur ricordando che da sempre «ho applicato leggi “Severissimo”», «per ragioni squisitamente giuridiche. La legge dice che la sanzione penale non è mai retroattiva, ma anche che nessuno può essere assoggettato a sanzioni amministrative con leggi introdotte prima della condanna. Tutto questo avrebbe suggerito a noi maggiore prudenza. Mi faccio garante della legge Severissimo, ma il rinvio della sua applicazione in questo caso per la sua retroattività». Albertini solleva le proprie perplessità anche sullo scrutinio a voto palese, perché il regolamento prevede che la scelta poteva essere affidata all’Aula, anziché decisa solo dalla Giunta.

DI MAGGIO: «DIETRO TRASPARENZA, CI SONO STATI INTERESSI DI PARTE». Tito Di Maggio (Sc) «Mi importa poco del Senatore Berlusconi, ma mi importa molto della vita di quest’Aula e avrei gradito che ci fosse il voto segreto. Dietro il merletto della trasparenza, si è confezionato un vestito sulle trame di interessi di parte». Di Maggio ricorda due precedenti «quello della legge 129 del 1939 che istituiva i Fasci e le corporazioni e modificando lo Statuto albertino, imponeva votazioni alle Camere sempre a voto palese». Il secondo è un discorso di Togliatti nel 1937 che chiese « “il voto segreto a presidio della democrazia e della nostra rappresentatività».

MALAN RICHIEDE VOTO SEGRETO. Il senatore di Forza Italia Lucio Malan, invocando il comma 4 (dopo la bocciatura sul richiamo al comma 3) dell’articolo 113 del regolamento, richiede una seconda volta il voto segreto. Il presidente Grasso per la seconda volta boccia la richiesta.

BERNINI (FI) «DOMANI POTRA’ TOCCARE A CIASCUNO DI NOI». Anna Maria Bernini, vicecapogruppo vicario di FI, spiega all’inizio del suo intervento il motivo della protesta dei senatori del suo partito: «La libertà di espressione non coincide con il libero insulto, e lei presidente Grasso deve vigilare». Spiega che secondo Forza Italia si chiude sì un altro capitolo, ma «quello della storia dello strapotere giudiziario sulla politica. Nove milioni di elettori gli hanno dato il loro voto, ma a decidere che Berlusconi non deve essere loro rappresentante non siamo neppure noi senatori, ma solo alcuni magistrati». Colpa del «duello di sciabola» tra magistratura e politica degli ultimi 20 anni, «dove la magistratura ha sempre avuto però l’arma più tagliente». Attacca gli strumenti che «da legittimo presidio dell’indipendenza di un organo dello Stato l’hanno trasformata in intoccabile sindacato, superiore a qualsiasi altro organo dello Stato senza neppure che i suoi membri siano stati eletti». Denuncia il tradimento della democrazia «nell’emblematica vicenda del cittadino Berlusconi: consegnarlo a questa magistratura che per dirla con Luciano Violante, “ha rinunciato a stare sotto il trono per impugnare lo scettro del comando”». Spiega che «onorevoli colleghi quello che per voi è un nuovo 25 aprile è in realtà un 8 settembre del sistema democratico» perché si è rinunciato al dovere di approfondire che spetta alla politica. «È innegabile che esiste in Italia un problema giustizia che divide il Paese come quest’Aula». Con voce tremante, e vestita di nero, Bernini denuncia «la retroattività della legge Severino, il rifiuto di aspettare la sentenza della Corte costituzionale. Abbiamo violentato a colpi di maggioranza i regolamenti delle Camere introducendo il voto palese, un mostro giuridico che non è passato dall’Aula. Vi siete mosse con principi contra personam, violando norme che i padri costituenti, comunisti compresi anzi soprattutto loro, consideravano un principio imprescindibile della democrazia». Attacca «gli insulti e i dileggi» contro Silvio Berlusconi ad opera di Vito Crimi durante la camera di consiglio segreta della Giunta per le elezioni. Ammonisce «Domani potrà toccare a ciascuno di noi. Stiamo violando le norme della democrazia». A Bernini trema leggermente la voce per la commozione, concludendo con un passo di Brecht «Prima toccherà ad altri, poi verranno a prendere anche voi». Subito dopo l’intervento di Anna Maria Bernini è scattato un commosso saluto di Paolo Romani, e un lungo applauso, circa un minuto, dei senatori di Forza Italia, che hanno gridato «Silvio, Silvio».

«BERLUSCONI, STORIA CRIMINALE D’ITALIA». Per il Movimento cinque stelle (ovviamente a favore della decadenza) parla il capogruppo Paola Taverna: «Si chiude oggi un capitolo di imbarbarimento e della storia criminale di questo paese e che si concentra tutta intorno ad un nome, Silvio Berlusconi». Elenca i reati per cui è stato accusato Berlusconi «un delinquente abituale, come i suoi sodali», e si dichiara dispiaciuta che il leader di Forza Italia non sia in Aula per ricordare che «la cura Forza Italia è stata fantastica per le casse della sua società», dato che prima della sua discesa in campo le casse del gruppo erano in rovina «e si apprestava a portare i libri in tribunale». Denuncia la sinistra «di dalemiana e violantiana memoria», che «con patti scellerati per dividersi sottobanco il paese», «non ha mai fatto nulla sul conflitto di interessi che riguarda Berlusconi». Spiega che con le leggi dei Governi Berlusconi «gli incassi di Mediaset sono aumentati di cinque volte mentre non è stata mai realizzata una sola promessa per l’Italia, a cominciare da quella di un milione di posti di lavoro». Si chiede: «Potrà sorgerci legittimamente il dubbio che per vent’anni si sia preso gioco di noi? Pochi mesi fa abbiamo assistito al siparietto del ritiro della fiducia al Governo, poi concesso. Ma vogliamo ricordare che lei comunque riceverà un assegno vitalizio ai danni dei contribuenti? Ha senso ribadire lo sfacelo di vent’anni maledetti fondati sulla legge dell’apparire e non dell’essere». Taverna legge poi i dati della presenza parlamentare di Berlusconi in questa legislatura: «Presenze allo 0,06 per cento; interventi pari allo 0, missioni 0, atti parlamentari e proposte 0, interventi 1 solo a sostegno di questo governo».

PROTESTE VIOLENTISSIME DI FORZA ITALIA. Durante l’intervento dei Cinque stelle si è sollevata una violentissima protesta dei senatori di Forza Italia, che hanno urlato «buffone, buffone» a Grasso, e hanno reagito alle parole di Taverna gridando «falso» e «vergogna».

SCHIFANI (NCD) «CREIAMO GRAVE PRECEDENTE, STRAPPO A LEGALITA’». Precisando perché Ncd voterà contro la decadenza. Parla di «scelta anomala e ingiusta» il capogruppo di Ncd Renato Schifani: «Anomala sin dall’inizio per l’accelerazione che si è impressa alla Giunta per le elezioni, è sufficiente raffrontare la media delle riunioni della stessa Giunta negli ultimi 5 anni, due al mese, a quelle del mese di Settembre, con seduta della giunta addirittura notturne o senza ora di conclusione. L’altra anomalia che denunciamo è la caduta del vincolo di segretezza della Giunta per le elezioni (il riferimento è al caso Crimi, ndr.), con alcuni parlamentari che hanno iniziato a colloquiare con l’esterno, al di là del contenuto offensivo delle dichiarazioni». Schifani denuncia anche l’anomalia del voto palese al Senato voluto dal voto della stessa Giunta a maggioranza: «È stata rotta la valenza di regole che sono state un nostro patrimonio: Presidente è stato creato un gravissimo precedente, da oggi una norma parlamentare non si modificherà in Aula o davanti al Paese, ma al chiuso di una Giunta». Poi denuncia le anomalie giuridiche, a partire dall’esigenza di rimettere la norma alla Corte costituzionale: «Addirittura la Corte europea dice che nemmeno una sentenza amministrativa possa essere letta in chiave retroattiva. Per questo abbiamo invocato una sospensione per definire la situazione e ci è stato detto di nuovo di no». Schifani si scaglia contro l’automatismo della legge Severino (sei anni di interdizione), che va oltre persino la condanna commutata dai giudici di Cassazione a Berlusconi (due anni di interdizione): «Sarebbe stato opportuno attendere il provvedimento della corte di Cassazione (che definirà il numero esatto di anni di interdizioni a cui è condannato Berlusconi, ndr), come ha chiesto Casini, ma è stato detto di no». Conclude: «Oggi si realizza uno strappo sulla legalità e sulla trasparenza delle regole».

ROMANO (SC): «SIAMO IN DIRITTOCRAZIA». Il primo senatore iscritto a parlare per Scelta civica per l’Italia è Lucio Romano: «Non dobbiamo certo sostituirci ai tempi della Storia per esprimere un giudizio, eppure oggi viene sicuramente scritta gran parte della Storia recente. Viene chiesto a tutti noi un supplemento di responsabilità dunque: nel dubbio di coscienza, in una situazione dilemmatica, si dovrebbe seguire quella più conforme alla legge, ma io faccio presente un principio più mitigato. Avremmo auspicato un chiaro percorso di pacificazione per tempo e anzi tempo e a cui crediamo sinceramente. La domanda a cui dobbiamo dare una risposta non ideologica è se stiamo trattando di un effetto punitivo di una condanna, o dell’effetto di una condanna punitiva? Lo Stato di diritto presuppone che l’agire sia vincolato e conforme alle leggi viggenti, un argine invalicabile della democrazia. È la dirittocrazia dove il rispetto della norma è fondamento dello stare insieme». Il gruppo vota a maggioranza la mancata convalida dell’elezioni e quindi la decadenza di Berlusconi

STEFANI (LEGA): «TROPPI DUBBI SULLA LEGGE SEVERINO». Erika Stefani (Lega) ricorda che «In base all’articolo 7 della Costituzione dei diritti dell’uomo noi riteniamo che la decadenza non possa applicarsi a fatti accaduti prima. Anche una sentenza della corte costituzionale ha ricordato che tutte le misure di carattere afflittivo devono essere applicate secondo il principio delle norme penali, quindi non retroattive. Tutti questi elementi ci hanno fatto pensare che ci siano profili della legge Severino che avrebbero reso necessario aspettare che intervenisse un ente terzo, apolitico, come la Corte Costituzionale». La Lega segnala che non aver atteso mette il Senato in una condizione di imbarazzo, poi «Non possiamo entrare nel merito della moralità e della giustezza di una sentenza come questa della corte di Cassazione, ma siamo convinti che la prudenza in questa situazione era necessaria. Il nostro voto vuole essere di contrarietà alla legge Severino, sulla quale ci sono dei dubbi e su cui tutti siamo chiamati a fare degli approfondimenti».

DE PETRIS (SEL): «NON DECADE IL BERLUSCONISMO». Loredana De Petris ricorda che Sel voterà a favore della decadenza e elenca delle leggi ad personam fatte da Berlusconi, sottolinea che «la legge è uguale per tutti, e a chi ricorda che non si può votare la decadenza senza rivolgersi alla Corte costituzionale, ricordo il lungo elenco di leggi che non sarebbero mai passate in un Paese democratico e costituzionale». Spiega che «il berlusconismo non decade, né viene meno per una sentenza, ma l’annichilimento delle funzioni di fatto del Parlamento, l’esaltazione della ricerca cinica di arricchimento anziché quella del bene comune, purtroppo sono tutte qui».

FERRARA (GAL): «NON VOGLIAMO ESSERE INFAMI». Alla ripresa delle dichiarazioni di voto, il senatore Mario Ferrara (Gal) invoca l’introduzione «di cinque gradi di giudizio come previsti in tutta l’Europa. Solo la Romania ne ha di meno, e per entrare nell’Ue si è dovuta adeguare a cambiare quella condizione che condivideva proprio con l’Italia». Attacca il voto palese, «in ossequio ad un ipocrita necessità di trasparenza, che invece impedisce al parlamentare di essere soggetto alla voce del popolo, all’ossequio della credenza popolare che a volte spinge a commettere infami errori. Non vogliamo far parte di questo consesso, e perciò votiamo contro perché in futuro l’infamia sia solo vostra».

STEFANO: «NOI SEMPRE CORRETTI, CASO CRIMI CHIARITO». Subito prima della chiusura della discussione, chiede di intervenire il presidente della Giunta per le autorizzazioni, Stéfano: «Il Senato non può intendersi come un giudice a quo, come tale non è legittimato a sollevare questioni di legittimità costituzionalità, né a sollevare questioni alla Corte europea. Ma soprattutto non si intravedono profili per sollevare tali questioni. Sul tema della decadenza intervenuta a sentenza e incandidabilità sopravvenuta, in sintesi, dico che non si tratta di una mera presa d’atto, ma di un gesto di richiamo, che diventa quasi come una fatica di Sisifo, sul rispetto di sentenze definitive». Stéfano ha ricordato che la Giunta ha rispettato tutti i regolamenti e ha dato occasioni al senatore Berlusconi di difendersi. Poi: «La pronuncia della corte d’appello su Berlusconi non dice quello che alcuni senatori hanno detto: quella sentenza non qualifica mai la condanna all’interdizione come sanzione penale. C’è una lunga giurisprudenza più in generale in merito a ricordarcelo. Non posso non ricordare la nostra contrarietà». Poi ritorna sul celeberrimo post del senatore Crimi «Ho fornito al presidente Grasso una dettagliata relazione sull’episodio, che non ha interferito con l’andamento corretto della Giunta», e poi tra le proteste di alcuni senatori ha ribadito che non sono state riscontrate irregolarità con pressioni dall’esterno sul voto.

FORMIGONI: «APPLICATE IL PREGIUDIZIO DI UNA LEGGE». Formigoni (Ncd) si appella ai colleghi di Pd e M5S: «Avete sempre sostenuto che il voto sulla decadenza di Berlusconi sia una pura applicazione della Legge Severino, al netto della contrapposizione ideologica che vi ha sempre mossi nei confronti di Berlusconi. La legge va sempre applicata, ma non un pregiudizio sulla legge come quello che invece rischiamo di applicare oggi: quelle che vanno applicate sono leggi chiare, definite, e voi oggi non votate per una legge del genere, dato che i dubbi sulla costituzionalità di questa legge sono stati numerosi e sollevati da giuristi che provengono da aree politiche molto diverse. Nessuna legge può stabilire la punizione per un reato che è stato commesso prima, e qui stiamo parlando di punire un reato commesso eventualmente nel 2004 con una legge del 2012, una legge a rischio condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo che porterebbe un danno economico. Avete stabilito poi di votare senza attendere la sospensione pur richiesta da Casini, e con il voto palese a dispetto di qualsiasi regolamento democratico. Pongo il problema che segua la riforma della giustizia che nessuno è stato capace di fare in questi vent’anni, né centrodestra né centrosinistra, e questa è una colpa di cui dobbiamo fare ammenda».

GASPARRI: «TROPPE CONTRADDIZIONI, VADO PER TITOLI». Il senatore Maurizio Gasparri (Fi) dichiara di procedere sul lungo elenco di contraddizioni e ingiustizie occorse nel caso Berlusconi, per «spot e titoli» perché esse sono troppo numerose: «Non ci illudiamo di convincere nessuno con questi interventi, ma non rinunciamo a dire quello che accade. La retroattività con cui si applica la Legge Severino è in contraddizione con la Costituzione. Abbiamo assistito ad una prepotenza senza precedenti, con la decisione del presidente Grasso di proibire il voto segreto. Sono state fatte decadere questioni sospensive come quella presentata da Casini, che ha chiesto di aspettare sentenze della Cassazione. Vedrete che ci sarà poi una discrasia tra i due anni di condanna a Berlusconi (di interdizione ai pubblici uffici) che scaturiranno dopo la sentenza, e i sei anni necessari previsti dalla legge Severino».

BERNINI «RINVIO ALLA CORTE COSTITUZIONALE». La senatrice Anna Maria Bernini(Fi) presentando un ordine del giorno, e commentando le motivazioni per cui la Severino non sarebbe applicabile al caso Berlusconi, chiede il rinvio alla corte costituzionale «Non per salvare Berlusconi, ma per rispettare la democrazia». Segue Augusto Minzolini (Fi) che denuncia «l’insipienza con cui si sta consumando in quest’aula il delitto di Berlusconi, che diventerà l’icona dell’uso politico della giustizia. L’altro delitto è alla democrazia, nella trasformazione del desiderio di giustizia in interesse di parte e faziosità». Minzolini ha attaccato «il doppio pesismo» nell’uso delle intercettazioni, «Succede che quelle a Berlusconi si possano usare, quelle a Napolitano no, e che Napolitano si possa rifiutare di rispondere ai giudici di Palermo». Minzolini ricorda che le garanzie previste dai padri costituenti subito dopo il fascismo servivano a prevenire che «non si limiti un sistema di prassi e di regole dello stato di diritto, per non restare nudi».

RIMOSSO LO STRISCIONE. È stato rimosso dalle forze dell’ordine un lungo striscione appeso dai manifestanti davanti a Palazzo Grazioli, con la scritta “Colpo di stato”.

FORZA ITALIA: «HANNO CHIUSO LA METRO APPOSTA». Mentre prosegue la discussione in Senato, prima delle dichiarazioni di voto, l’ufficio stampa di Forza Italia ha rilasciato un comunicato stampa in cui denuncia che “Continua un indegno e vergognoso boicottaggio. Prima hanno costretto i pullman dei nostri sostenitori a parcheggiare a Cinecittà. Ora hanno spento le macchine dei biglietti e chiusi gli uffici della Metro A alla fermata Cinecittà-Anagnina”. La deputata Daniela Santanché ha invece definito la rimozione dello striscione davanti Palazzo Grazioli (“Colpo di stato” vi era scritto” «un atto vergognoso. Che ci sia una sorta di controllo politico a opera delle forze dell’ordine rispetto a una manifestazione pacifica come quella a sostegno del leader di Forza Italia, è indegno di un Paese civile ed è palesemente contrario all’agibilità democratica e alla Costituzione che prevede espressamente il diritto di pensiero e di parola».

MATTEOLI: «SI PRENDA QUESTO COME ESEMPIO DA NON SEGUIRE». Altero Matteoli (FI) ha auspicato «che il mio intervento venga depositato presso le università perché gli studenti di giurisprudenza apprendano un esempio da non seguire in ciò che accade in queste ore. Quanto ha detto la senatrice Moro, e poi quanto fatto da Lei presidente, respingendo il voto segreto ne è ulteriore prova». Matteoli se la prende in particolare con «chi va avanti come carroarmati, in particolare la sinistra, e pretende di cambiare anche le regole dell’ordinamento democratico per il Senato, e in questo il presidente Grasso ha delle responsabilità, tutto per consentire alla sinistra di vincere in questo modo». Parlando di tre anomalie presenti nel caso Berlusconi, poi punta il dito sul fatto che «si espelle dal Senato un leader che è stato eletto in tutte le regioni. Si vuole prendere la “testa del senatore Berlusconi”. Ma siamo certi che non si chiuda un ciclo di storia iniziato nel 1994, ma siamo certi che questa sia solo una tappa dolorosa di una storia che continua».

MALAN: «C’E’ UN PRECENDENTE. NEL 1926». Secondo il senatore Lucio Malan (Forza Italia) c’è un solo precedente storico al voto di decadenza per Silvio Berlusconi: «9 novembre 1926. La Camera decise di fare decadere, per questioni morali, i deputati aventiniani. Ci furono una serie di piccole violazioni del Regolamento naturalmente, perché da nessuna parte era scritta la regola che ci fosse la decadenza per motivi morali. Il motivo morale era che gli aventiniani non partecipavano ai lavori del Parlamento e quindi creavano disdoro alle istituzioni dello Stato».

INIZIA IL SIT-IN A PALAZZO GRAZIOLI. È in corso da poco dopo le 14 il sit di solidarietà a Berlusconi davanti a Palazzo Grazioli. Centinaia di persone sono assiepate sulla strada di fronte al palco in via del Plebiscito. Espongono cartelli, soprattutto con la scritta “Silvio c’è”, e sventolano le bandiere di Forza Italia.

SACCONI (NCD). Il presidente dei senatori di Ncd, Maurizio Sacconi, ha detto: «L’eventuale decisione del Senato di confermare la delibera di decadenza di Silvio Berlusconi costituirebbe un danno certo e irreversibile per la sua persona, per l’istituzione cui appartiene e più in generale per la coesione a fronte dell’esito incerto dei numerosi procedimenti aperti presso le Corti di giustizia europee e la stessa Commissione europea, senza considerare la possibilità di riapertura del processo alla luce dei nuovi elementi emersi. L’Assemblea, peraltro, dovrebbe almeno valutare la proposta del senatore Casini, che consiglia un rinvio alla decisione della Cassazione sulle pene accessorie. Per queste ragioni, il Nuovo centrodestra ha presentato un ordine del giorno per il rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia europea, una questione sospensiva del voto e un ordine del giorno in dissenso dalla relazione della Giunta delle elezioni e dell’immunità parlamentari».

GIOVANARDI (NCD). Il senatore Giovanardi definisce «mascalzonata» il voto in corso sulla decadenza di Berlusconi: «Stiamo parlando di fatti avvenuti dieci anni fa, perché la condanna da cui deriverebbe la pena della decadenza risale agli anni 2003-2004. Il 6 marzo 2013, cioè quest’anno, la Corte di cassazione, terza sezione penale, ha reso irrevocabile la sentenza di proscioglimento di Silvio Berlusconi da parte del gip di Roma (sempre relativa ai diritti Mediaset) perché ha ritenuto insufficienti gli elementi raccolti contro di lui anche per il semplice rinvio a giudizio. Per lo stesso fatto, il 30 luglio 2013, interviene la sezione feriale penale della Corte di cassazione e quindi non il giudice naturale precostituito per legge. Dopo l’allarme del Corriere della Sera sulla imminente prescrizione è stato infatti distolto il giudice naturale, ossia la seconda o la terza sezione penale, e, com’è noto, Berlusconi è stato condannato per frode fiscale».

MUSSOLINI ATTACCA ALFANO. Con veemenza sorprendente, la senatrice Alessandra Mussolini (Fi) si scaglia contro l’ex compagno di partito e oggi vicepremier Angelino Alfano, e al Nuovo centrodestra: «I vostri sono voti appiccicosi. Se fossi stata io la capigruppo non li avrei accettati. Siete dei poltronisti, come dice Berlusconi, siete arrivati a un punto di non ritorno. Alfano è un pirana e preferisco chiamarlo Lino perché di Angelino non ha proprio nulla».

INIZIA IL VOTO SULLE QUESTIONI INCIDENTALI. La questione pregiudiziale è stata respinta, così anche la questione sospensiva.

CASINI (UDC). Il leader dell’Udc Pierferdinando Casini ha presentato una sospensiva del voto di decadenza, in attesa che la Cassazione indichi e conteggi i tempi dell’interdizione. Casini ha detto: «Io credo che oggi siamo a un bivio della storia di questo Paese. Comunque vada, si conclude un ventennio. Abbiamo certamente giudizi diversi da esprimere, giudizi diversi di Berlusconi e del suo lavoro politico. Ma, onorevoli senatori, io credo che tutti dovremmo essere d’accordo sul fatto che non possiamo liquidare la storia di questi vent’anni come un evento criminale. Mancheremmo di rispetto non solo e non tanto a Berlusconi, ma più ancora a tutti noi, al popolo italiano che lo ha in più occasioni votato e anche a chi, correttamente e con lealtà, a lui si è opposto, poi ha aggiunto che in questo caso si intrecciano «questioni giudiziarie e politiche e si segue la vita più impervia, che consente a Berlusconi di ergersi a vittima di persecuzione politica», motivo per cui secondo l’Udc sarebbe meglio una tempistica più scandita.

SCONTRO BONDI – FORMIGONI. Duro attacco di Sandro Bondi che dice: «La democrazia è stata espulsa dal Parlamento e dalle istituzioni. Solo il popolo può rifondare dalle fondamenta uno stato democratico. Nello stesso momento in cui al Senato va in scena una vicenda drammatica che coinvolge una parte del Paese, il premier Letta dimostra la sua sensibilità umana e politica convocando una conferenza stampa per parlare della nuova maggioranza a sostegno del suo governo». poi è scoppiato un diverbio tra lo stesso Bondi e il senatore Roberto Formigoni di Ncd. Bondi ha anche attaccato i senatori a vita: «Chiedo ai colleghi senatori se ritengono moralmente accettabile e opportuni se coloro che sono stati nominati senatori a vita non siano generalmente molto attivi, ma oggi siano presenti per la votazione sulla decadenza del senatore Berlusconi». Replica Luigi Zanda (Pd): «Sono senatori a tutti gli effetti, e hanno diritto di partecipare e io esprimo orgoglio per la loro presenza». Secondo Maurizio Gasparri: «È vero che ci sono senatori a vita che hanno partecipato alle discussioni, ieri ho visto il senatore Rubia presente al voto della Legge di stabilità. Ma quei senatori che presenziano solo a discussioni e voti come quello di oggi, che pur ci sono, si vergognino, sono avvoltoi». Conclude Grasso: «Ricordo che il senatore Abbado non è presente per gravissima malattia».

PRESENTATE 6 PREGIUDIZIALI. Depositate 6 questioni pregiudiziali e 7 ordini del giorno difformi alla decisione della Giunta.

NO DI GRASSO. È arrivata dalla senatrice Elisabetta Alberti Casellati (Fi) e condivisa anche da Nuovo centrodestra (ha parlato Renato Schifani), la richiesta del voto segreto. È stata ribadita anche da Francesco Nitto Palma (Fi), che ha spiegato: «Noi riteniamo, cosa che abbiamo già sottolineato nella Giunta per il regolamento, che si tratti di una vera e propria modifica e non di una interpretazione. Perché com’è noto a tutti, da sempre le votazioni sono avvenute a scrutinio segreto, e incredibilmente, in questo caso, senza che sul punto fosse avvenuto tecnicamente l’incidente d’Aula richiesto dal Regolamento, si è ritenuto di investire la Giunta». La richiesta ha ricevuto il “no” di Grasso secondo cui «la Giunta per il Regolamento del Senato, il 30 ottobre ha stabilito che per casi di non convalida dell’elezione il voto fosse palese perché a tutela della composizione del plenum e non sulla persona. Non ci sono novità per riaprire ora il dibattito».

LA RELAZIONE DI STÈFANO. Inizia la relazione del presidente della Giunta per le immunità parlamentari. Parla Dario Stéfano che ha sintetizzato perché con 10 sì e 8 no si è votata la decadenza. Stèfano ha ribadito: «La Giunta ha seguito scrupolosamente l’articolato iter procedimentale, disciplinato per gran parte dal Regolamento per la verifica dei poteri, riuscendo a tenere insieme la giusta applicazione delle regole con la altrettanto legittima e sacrosanta salvaguardia delle prerogative individuali».

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8 Commenti

  1. Fabio S. P. Iacono scrive:

    La “lady di ferro” britannica per anni in sella al conservatorismo liberale non è stata politicamente messa da parte dall’opposizione laburista, ma dalla stessa compagine di sua appartenenza ideale. Premettendo che il Legislatore italiano repubblicano non a caso aveva previsto una sana immunità parlamentare…Silvio Berlusconi, forte di falchi e lealisti, avrebbe dovuto dimettersi all’indomani della sentenza di Cassazione, ricorrere alla Corte Europea di Giustizia ed accettare gli arresti domiciliari non essendo portato per i servizi sociali. Ma il cavaliere da imprenditore cresciuto sotto l’ombrello del PSI è divenuto un discreto uomo politico, Putin ed il conservatorismo occidentale, non il PPE, non a caso lo stimano, ma non ha il calibro dello statista. Da conservatore occidentale potrà guidare la sua creatura nata quasi venti anni addietro anche senza seggio parlamentare e quando deciderà di rimediare all’errore alfaniano e finiano investirà Fitto come leader.

    • Massimo scrive:

      Thatcher non e’ mai stata condannata in maniera definitiva per frode fiscale commessa durante o prima o dopo essere stata primo ministro. Un appunto alla redazione di Tempi: non sarebbe il caso di includere, tra le dichiarazioni dei senatori anche qualcuna dei M5S, visto che milioni e milioni di italiani li hanno votati? O l’imparzialita’ e l’equilibrio non fanno parte del Vostro modello di giornalismo?

      • mike scrive:

        non sono della redazione ma credo che i 5 stelle converrebbe non nominarli mai. per più ragioni. una è l’ipocrisia. dicono “siamo puliti”, beh certo sono venuti fuori da poco. poi dicono “non vogliamo i soldi del finanziamento pubblico”, ma per forza il sito di grillo fa guadagnare cifre da capogiro che i soldi del finanziamento pubblico fanno ridere.

  2. mike scrive:

    a qualcuno che lì sopra scrive da facebook: dopo 19 anni forse riusciranno a togliere di mezzo colui che per altrettanto tempo ha impedito che si facessero certe cose pure in italia. le quali sono nozze gay, adozioni gay ed eutanasia. per non dire pure altro. è solo questo il morivo di tanto odio. il berlusca c’era da prima eppure tutto questo odio prima non c’era (al limite la storia delle macchine della neve contro la stella rossa di Belgrado). fa ridere leggere che è un ladro: lui le tasse ha dovuto pagarle poiché sono 19 anni che gli danno la caccia. se qualcosa hanno trovato forse non dipende da lui. poi mica siamo tutti stupidi: tutta l’evasione fiscale italiana, di cui si sa, per caso sarebbe attribuibile a mediaset? e poi se non ci danno ordini o portano via capitali perché abbiamo lui (che sarebbe l’anomalia italiana, a sentire gente come schultz) è colpa sua? se dall’estero ci rovinano economicamente sono loro che lo fanno mica Berlusconi. anzi è un modo per invogliarci a non votarlo, cosicché poi votassimo (io no) gente che alla fine si è baciata in parlamento e uomini con uomini e donne con donne (facendo capire che a cuore ha solo gli interessi, non legittimi, di solo una parte della società italiana). la vergogna appartiene a quella certa parte ,che per me in non rari casi sapevano del giochetto, con cui si è impoverita l’italia. non a Berlusconi. vergognatevi!

  3. giancarlo scrive:

    una pagina oscura per la democrazia italiana e per le libertà individuali di tutti noi…

  4. viccrep scrive:

    le nostre istituzioni sono decadute, che pena.
    Incapaci di batterlo democraticamente si sono svenduti all’invidia bieca e cieca

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Mentre tutti sono sotto l’ombrellone, la Casa varesina presenta le ultime due moto che mancavano all’appello dell’Euro4: le F3 (675 e 800) e la Dragster 800 RR. E con l’occasione…

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La fame del colosso indiano Bajaj sembra non avere fine: dopo aver conquistato il 49% del Gruppo KTM, ora punta a un noto Marchio inglese. Nasce così la partnership (commerciale) Triumph e Bajaj

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Black Jack, come il gioco d’azzardo che coinvolge banco e giocatori. In questo caso, però, il ruolo del casinò viene interpretato dalla Opel e l’oggetto del desiderio non è il classico “21”, bensì la city car Adam in edizione speciale. L’inedito allestimento Black Jack, che esalta l’inclinazione alla personalizzazione tipica dell’utilitaria tedesca, porta in dote […]

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Dopo il successo ottenuto con la 300, Beta allarga ulteriormente la gamma delle enduro “facili”: ora è il momento della Beta XTrainer 250, moto facile per alcune soluzioni ma comunque capace di grandi cose

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