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Debiti della pubblica amministrazione, pagamenti a rischio. Vignali: «Usiamo la Cassa depositi e prestiti»

marzo 27, 2013 Matteo Rigamonti

Raffaello Vignali (Pdl) propone di utilizzare la Cdp, che può operare fuori dai vincoli del patto di stabilità, per reperire liquidità immediata da mettere in circolo, ripagando subito le imprese creditrici

Una spada di Damocle pende sullo sblocco dei crediti delle imprese verso la pubblica amministrazione. Tanto che, tra le imprese, comincia a diffondersi il sospetto che si possa essere di fronte all’ennesima misura di facciata in materia. Proprio come è stato già con la certificazione dei crediti. I parametri europei sul deficit, infatti, rischiano di spegnere sul nascere il decreto, recentemente annunciato dal governo del premier Mario Monti, che dovrebbe, a breve, sbloccare il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione (p.a.) verso le imprese: 20 miliardi di euro nel 2013 e altri 20 nel 2014. Ma il deputato pidiellino Raffaello Vignali, padre dello Statuto delle imprese e dell’Iva di cassa, ha già pronta la soluzione alternativa: mettere in campo la Cassa depositi e prestiti per restituire liquidità immediata alle imprese creditrici.

Vignali, c’è il rischio che il pagamento da parte dello Stato di 40 miliardi di euro di debiti della p.a., appena deciso dal consiglio dei ministri (e che porterà il deficit sul pil al +2,9 per cento nel 2013), possa rendere per l’Italia più difficile la chiusura della procedura per deficit eccessivo aperta a Bruxelles?
Sì, il rischio c’è. Ed è per questo motivo che circola anche molta preoccupazione nel mondo delle imprese. C’è il timore, infatti, che, dopo il bluff della certificazione dei crediti, si possa essere di fronte all’ennesima presa in giro da parte delle istituzioni.

Come mai?
Da una parte, è serio il rischio che lo sblocco dei debiti della p.a. possa saltare; dall’altra, comunque, permane il timore che i tempi dei pagamenti possano essere troppo lunghi. Mentre la situazione è già drammatica, quasi tragica, così com’è. E non potrebbe essere altrimenti, visto che, in Italia, un’impresa su tre fallisce per crediti e non per debiti e tre imprese su cinque si sono indebitate per pagare le tasse (l’Irap e l’Imu). E come se non bastasse, poi, la prossima “mazzata” è in arrivo: si tratta della Tares, che sarà salatissima. Insomma, è da irresponsabili negare che ci sia un enorme problema di liquidità per le imprese italiane.

Il 2 aprile si riunisce in Parlamento la commissione speciale che dovrà presentare la variazione del Def, il Documento di economia e finanza, propedeutico al decreto che dovrebbe sbloccare il pagamento dei debiti della p.a. alle imprese.
È vero, e staremo a vedere cosa dirà il documento in merito alle previsioni di rapporto del deficit sul Pil per quest’anno. Senza di quelle, infatti, non avremmo nemmeno a disposizione i dati su cui ipotizzare il margine di manovra per i pagamenti. La questione vera, però, è che si gira sempre intorno al problema senza mai affrontarlo.

E come si affronta?
Stiamo studiando una proposta di legge per utilizzare la Cassa depositi e prestiti al fine di anticipare i pagamenti dei debiti della p.a., o almeno di una parte di essi. Certamente, non si tratta dell’intero ammontare di 70 miliardi di euro.

Il sottosegretario all’economia Vittorio Grilli, però, non crede troppo a questa ipotesi…
La Cassa depositi e prestiti ha il vantaggio di poter operare al di fuori del patto di stabilità e le risorse le ha. Basti pensare che recentemente Cdp ha investito 4 miliardi di euro per una quota in Generali e che ha messo in portafoglio il 30 per cento di Snam, anche se mi sfugge secondo quale logica… ma questo è un’altro discorso. Resta il fatto, però, che Cdp è un operatore finanziario che gode della tripla A e potrebbe persino andare sul mercato, emettere un bond decennale e, con quei soldi, anticipare i pagamenti. Basterebbe istituire un fondo presso Cdp stessa o il tesoro dove, ogni anno, gli enti debitori devono versare la quota di quanto devono restituire, sotto il controllo della Corte dei conti qualora la p.a. non li dovesse certificare.

Bisogna fare presto, però.
C’è bisogno di un governo, perché, lo ripeto, questo è un problema da affrontare e risolvere subito, e non fingere di risolvere. Lo Stato non paga i privati, le grandi imprese, pure, qualche volta pagano in ritardo e le banche non sostengono più le imprese. Manca liquidità, che, per le imprese, conta come l’ossigeno.

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