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De Biasio: «A Milano, mannaggia!, il sol dell’avvenire non sorge mai»

maggio 23, 2012 Redazione

Intervista all’ex direttore di Radio Popolare: «Occorre un patto con i cittadini: non è accettabile che, come sempre, prima vengano i sacrifici e poi la promessa del sol dell’avvenire»

È in edicola con il settimanale Tempi, lo speciale Più mese dedicato a Milano. Il titolo di copertina è “Largo a chi ha voglia di fare” e, al suo interno, vi si trovano sette interviste a voci illustri della città, cui sono state poste nove identiche domande. Hanno risposto Oscar Giannino, editorialista e conduttore di radio 24, Alberto Mingardi, direttore generale dell’Istituto Bruno Leoni, Jacopo Tondelli, direttore del sito web Linkiesta, Paola Soave, Sindacato delle Famiglie, Danilo De Biasio, ex direttore di Radio Popolare, Luca Fois, designer e docente del Politecnico di Milano, Gabriele Albertini, ex sindaco della città ed europarlamentare. Pubblichiamo l’intervista a Danilo De Biasio.

Il debito del Comune di Milano ha assunto le stesse patologie del debito dello Stato. Continua a crescere e non c’è diretta corrispondenza tra i sacrifici richiesti ai cittadini e i servizi erogati.

Nomini un servizio pubblico che potenzierebbe e perché.
Abito vicino ad un edificio dall’architettura affascinante: il Panificio Automatico Continuo, progettato dall’architetto Faravelli. Mi hanno spiegato che era la risposta “riformista” del Comune di Milano per una città affamata, che aveva bisogno di energie per costruire una metropoli. A poche centinaia di metri c’era la Centrale del latte, nata per le stesse ragioni. Lungo i muri dell’ex Centrale c’è una fila – che cresce ogni giorno – di persone che chiedono sostegno alle “carità” per mangiare. Nella città dell’Expo dedicato al cibo è possibile assistere a queste disparità offensive? So di essere isolato a sognare un ruolo più incisivo del Comune (di chi ho voluto governasse la comunità) nel garantire alimenti sani e a prezzi contenuti, ma si può essere maggioranza e sbagliare. Non è più pensabile riaccendere i forni del Panificio Automatico Continuo e neppure andare a mungere le mucche a due passi dal Parco Ravizza? Però il Comune di Milano potrebbe ragionare con il professore bolognese Andrea Segré e importare il suo sistema per ridurre gli sprechi privati a beneficio di tanti.

E un servizio che non farebbe fare più al Comune?
Non me ne vengono in mente.

Le tasse non bastano mai. Come potrà sopravvivere Palazzo Marino?
Gliel’abbiamo chiesto in una trasmissione, qualche mese fa, a Davide Corritore e pure lui – che ha più competenza del sottoscritto – non aveva risposte certe. È evidente che la prima risposta è il “dimagrimento” di tutto ciò che è ridondante e poco inutile. Ma occorre un patto con i cittadini: non è accettabile che, come sempre, prima vengano i sacrifici e poi la promessa del sol dell’avvenire. Che poi, mannaggia, non arriva mai!

Non sarebbe opportuno ripensare il suo ruolo?
Sono piuttosto incuriosito dalle potenzialità che potrebbe avere la Città Metropolitana, ma un’istituzione molto vicina al territorio (come va di moda dire) è necessaria. Edgar Morin, molti anni fa, salutava con favore l’europeismo, ma ipotizzando il “rischio populismo” consigliava di curare proprio le istituzioni più vicine ai cittadini, per farle sentire alla nostra portata.

Immagini un Comune dimagrito del 90 per cento: personale, spesa corrente, quote azionarie, patrimonio immobile, rappresentanti politici. Le piace?
No, mi sembra esagerato e sbagliato. Mi piacerebbe andare in un ufficio comunale e sbrigare una pratica in pochi minuti, chiedere un servizio e ottenerlo con efficacia. Per realizzare questo sogno è impensabile che ci sia meno personale (e dunque meno spesa). Quote azionarie e patrimonio immobiliare – dico una banalità, lo so – dovrebbero servire come investimento e come effetto calmierante dei prezzi: così sono “spese” utili. Rappresentanti politici: la funzione dei Consigli è sostanzialmente già ridotta. Perché non diventino un votificio o un ufficio di collocamento occorre che venga premiata la competenza e la rappresentazione di esigenze e interessi. Non è dunque il numero dei rappresentanti politici il problema, quanto la loro preparazione e il ruolo che possono svolgere.

Un giorno senza Comune. È un pensiero assurdo?
Assurdo? No. Inquietante. Posso non aver mai bisogno di un servizio, ma sapere che esiste e che vi posso fare affidamento è importante, tranquillizzante.

Dal Comune che fa e spende per te al Comune che stabilisce regole e spinge a fare. È d’accordo?
Non sono molto ottimista sulla capacità dei singoli di recepire e accettare le regole per darsi da fare. Ne abbiamo esempi continui. Se la domanda implicitamente richiama alla necessità di più sussidiarietà devo dire che sono perplesso. Non mi convince l’idea che il privato sia automaticamente più efficiente del pubblico.

Inventi un servizio che ancora non esiste. 
Sono rimasto molto colpito dal servizio pubblico francese per la prevenzione della depressione post parto e relativi problemi. Assistenti sociali che bussano alla porta delle neo-mamme, dalle banlieue al 5° arrondissement, e che osservano i comportamenti e le capacità delle madri, che forniscono consigli, che segnalano problemi e propongono soluzioni. C’è l’idea forte di uno stato che si occupa del proprio futuro.

A chi lo farebbe fare?
Comincerei dagli assistenti sociali in forza al Comune ma potrebbe diventare un vero e proprio piano di stampo keynesiano, formando persone disoccupate.

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