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«Davvero dovremo fare campagna elettorale sotto l’ombrellone?»

maggio 25, 2017 Giuseppe Alberto Falci

Chiacchiere tra i divanetti di Montecitorio dove i deputati si interrogano su legge elettorale e futuro. Le mosse di Berlusconi e quelle di Renzi

camera-deputati-ansa

In un Capitale blindata per la visita di Donald Trump la politica del palazzo non si schioda dalla legge elettorale. E resta avvolta dalla nuvola del modello proporzionale alla tedesca.

Transatlantico di Montecitorio, ore 11 di mercoledì mattina. Peones terrorizzati dal voto anticipato. In un divanetto siedono un ex parlamentare e un deputato Pd. Entrambi si domandano: «Come andrà a finire? Ma davvero saremo costretti a una campagna elettorale sotto l’ombrellone?». Gli azzurri sono fiduciosi. «In fondo – ride sotto i baffi un fedelissimo del Cavaliere – fino a qualche settimane fa eravamo esclusi dal dibattito. Un colpo di genio del presidente Berlusconi ci ha rimesso in pista».

Renato Brunetta, capogruppo a Montecitorio, si confronta con Francesco Paolo Sisto e Roberto Occhiuto, il duo forzista che sta disegnando gli emendamenti della mediazione con i democratici. Occhiuto confessa: «Il treno va avanti». Raccontano che Gianni Letta sia attivissimo e in continuo contatto con Maria Elena Boschi e Luca Lotti. Dalle parti azzurre il ragionamento che si fa è il seguente: «Per noi il modello tedesco va benissimo. E non poniamo alcun diktat sulle soglie di sbarramento. A Berlusconi non gli interessa nulla di quel 5 per cento. Semmai è Renzi a volerlo per annientare Bersani e D’Alema».

E allora le luci si spostano sul Pd. All’ora di pranzo Lorenzo Guerini incontra Luigi Zanda, presidente dei senatori del Pd. I due passeggiano a pochi passi dal Senato. Al centro della passeggiata i numeri del sistema tedesco a Palazzo Madama. Nel frattempo a Montecitorio Ettore Rosato, capogruppo Pd, parla con Alfredo D’Attorre, e cerca di capire se Sinistra italiana sia disponibile ad appoggiare il sistema di voto che piace a Pd e Fi.

Un raggiante Dario Franceschini, il primo ad aprire a un accordo con Silvio Berlusconi, si materializza per il question time e sfugge ai cronisti. Di certo c’è che all’interno del girone dei renzianissimi serpeggia una certa preoccupazione. «Il nostro elettorato – confessa un quadro del Pd – potrebbe non capire l’accordo con Berlusconi». Ma c’è di più: «Siamo sicuri che Berlusconi rispetti i patti?» Replica un forzista che si trova qualche metro più in là: «Il presidente Berlusconi ha sempre rispettato i patti. Confida in Mattarella, il quale non consentirà di tornare alle urne prima della scadenza naturale». Il tedesco Sì, ma il voto anticipato No.

Foto Ansa

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