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Davos. Rapporto spiega perché l’Italia è stabile, ma non competitiva

settembre 5, 2012 Rodolfo Casadei

Competitività secondo Davos: perdono posti Usa, Francia, Cina e India. Bene l’Europa del Nord e il Brasile. Italia stabile, ma con molti problemi (lavoro, imprese, corruzione, criminalità e sistema giudiziario).

Stati Uniti in costante declino. Francia per la prima volta fuori dalla Top 20. Europa del Nord sugli scudi, ma non certo grazie all’euro. Brics double-face, con il Brasile che avanza mentre Cina, India e Sudafrica indietreggiano. E un istruttivo capitolo sull’Italia. Anche quest’anno il Forum economico di Davos, la più importante entità non governativa mondiale di riflessione sui temi globali, ha pubblicato il suo Global Competitiveness Report, il Rapporto sulla competitività economica nel mondo, e le relative sorprese non sono mancate. Per gli analisti di Davos, che analizzano 144 paesi ed economie del pianeta, la competitività va definita come «l’insieme delle istituzioni, delle politiche e dei fattori che determinano la produttività di un paese». Il Rapporto di quest’anno conclude che l’area del mondo dove si concentra la maggiore competitività è l’Europa del Nord: sei delle prime 10 economie più competitive del pianeta e 10 fra le prime 20 appartengono a questa zona, ma senza che l’euro faccia la differenza.

GLI USA DI OBAMA. Dei 6 paesi europei della Top ten, tre hanno per moneta l’euro (Finlandia, Olanda e Olanda) e tre no (Svizzera, che è la prima in classifica, Svezia e Regno Unito); se si allarga lo sguardo ai primi 20 paesi, ne entrano due senza euro (Danimarca e Norvegia) e due con (Austria e Belgio). La Francia perde tre posizioni rispetto all’anno scorso ed esce fuori dai primi 20 per la prima volta nei trent’anni da quando esiste il Rapporto; anche gli Usa continuano a scendere: quattro anni fa, quando fu eletto presidente Barack Obama, erano in testa alla classifica, oggi sono scesi al 7° posto perdendo due posti nel giro di un anno. Il motivo principale del logoramento delle posizioni di francesi e statunitensi è il crescente debito pubblico, che mette a repentaglio la loro stabilità macroeconomica. In questa singola componente gli Usa hanno perso ben ventuno posizioni in un anno, scendendo dal 90° al 111° posto; la Francia appare danneggiata dalla rigidità del suo mercato del lavoro (111° posto).

L’idea diffusa secondo cui la Cina sarebbe un’economia supercompetitiva è smentita dalla classifica del Rapporto del Forum di Davos, che quest’anno assegna a Pechino il 29° posto, tre posizioni meno dell’anno scorso: 13 paesi europei sono più competitivi della Cina; l’India ha perso dieci posizioni fra il 2009 e il 2012, passando dal 49° al 59° posto. Il suo problema principale è l’inadeguatezza delle infrastrutture energetiche, viabilistiche, ecc. Il Sudafrica ha il problema delle relazioni industriali, che sarebbero addirittura le peggiori del mondo: secondo il Rapporto il paese di Nelson Mandela chiude la classifica al 144° posto per quanto riguarda la qualità delle relazioni fra datori di lavoro e dipendenti.

L’ITALIA. Le parole che il Rapporto spende per l’Italia, che quest’anno ha recuperato una posizione e risale dal 43° al 42° posto, sono esemplari: «Il paese continua a fare bene in alcune delle aree più complesse misurate dall’Indice di competitività globale, particolarmente per quanto riguarda l’alto livello delle sue attività imprenditoriali, per il quale si trova al 28° posto e grazie a cui produce beni che si collocano nella parte alta della catena di produzione di valore, con uno dei migliori sistemi di distretti industriali del mondo (2° posto)». Avete letto bene: l’Italia è il secondo miglior paese al mondo in termini di distretti industriali, cioè di imprese specializzate e collegate fra loro dentro a un determinato territorio. Prosegue però il Rapporto: «Tuttavia la performance generale della competitività italiana continua ad essere mortificata da alcune debolezze strutturali della sua economia. Il suo mercato del lavoro resta estremamente rigido – è classificata al 127° posto per efficienza del mercato del lavoro, cosa che ostacola la creazione di posti di lavoro. I mercati finanziari italiani non sono sufficientemente sviluppati per fornire l’assistenza finanziaria necessaria allo sviluppo delle imprese (111° posto). Altre debolezze istituzionali includono alti livelli di corruzione e di criminalità organizzata e una percepita mancanza di indipendenza nel sistema giudiziario, che determina un aumento dei costi d’impresa e mina la fiducia degli investitori: l’Italia è classificata al 97° posto per il suo ambiente istituzionale». Più chiaro di così…

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1 Commenti

  1. francesco taddei scrive:

    è chiaro ma sulla giustizia dovrebbero stare più attenti.

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