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Davigo in Israele contro le mafie

settembre 15, 2017 Max Ferrari

Su iniziativa del magistrato romano Stefano Amore e del professor Enrico Mairov, piantati a Gerusalemme alberi per ricordare i giudici uccisi dalle mafie

Piercamillo Davigo, il giudice Stefano Amore e l'ambasciatore

Da sinistra, il magistrato Stefano Amore, l’ambasciatore italiano Gianluigi Benedetti e Piercamillo Davigo

Una settimana fa, lontano dalle telecamere e dai taccuini dei giornalisti una delegazione di magistrati italiani guidata da Piercamillo Davigo ha passato, zappa in mano, un’intera mattinata a piantare alberi sui crinali di una assolatissima collina israeliana. Colpo di sole? No, un atto di grande valenza simbolica e un capitolo importante nella costruzione di solidi ponti su un Mediterraneo dalle acque agitate secondo i due ideatori del viaggio: il magistrato romano Stefano Amore e il professor Enrico Mairov, medico milanese molto apprezzato in Israele che negli anni si è distinto per la realizzazione di svariati progetti, nel campo della sanità e della sicurezza, tra Tel Aviv e l’Italia.
«Vede – dice Mairov – ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che mafie e terrorismo internazionale si tengono per mano e quale luogo migliore di Israele, unico bastione democratico in un Medio Oriente destabilizzato e destabilizzante, per inaugurare una “Foresta dei Giusti caduti per mano delle mafie?”».

Questa idea del professore, presidente della Associazione Lombardia-Israele, è piaciuta a molti magistrati italiani in prima linea contro il malaffare, a cominciare da Piercamillo Davigo e, appunto, Stefano Amore che, insieme al nuovo ambasciatore italiano, Gianluigi Benedetti, hanno voluto essere, a proprie spese tengono a precisare, a Gerusalemme, nella foresta presidenziale di Tzora, per inaugurare il bosco a 25 anni dall’uccisione di Falcone e Borsellino e nei giorni dell’anniversario dell’assassinio del generale Dalla Chiesa, che sconfisse il terrorismo ma fu ucciso dalla mafia. «Non passi inosservato – ha detto Davigo – che 27 giudici uccisi sono un triste record italiano e che numeri simili non si raggiungono neppure in paesi in guerra. Segno che non bisogna assolutamente abbassare la guardia».

«Occorre dare dei segnali precisi – dice Mairov – e creare un network di persone che fisicamente si oppongono alla barbarie. Il primo segnale è mostrare di non dimenticare i caduti per la nostra battaglia di civiltà e il secondo è dare continuità creando ponti umani tra le persone che in contesti geografici diversi conducono la stessa guerra. Il Mediterraneo è oggi sconvolto da mercanti di uomini, mercanti di morte e predicatori di odio che pochi hanno il coraggio di contrastare, e Italia e Israele sono in prima linea su questo fronte. Da medico sono convinto della grande importanza della prevenzione e lungi dal cullarmi nell’idea che in Italia non succederà mai niente perché ci pensa la provvidenza, preferisco lavorare per creare sinergie tra i migliori uomini di buona volontà, siano essi giudici, poliziotti, soldati o medici come me. Per questo, tra l’altro, ho proposto e credo fortemente nel progetto Lombardia Regione Sicura, la cui importanza probabilmente non è stata ancora compresa appieno».

Chi ha ben compreso, invece, sono le autorità israeliane che al progetto del bosco hanno dato grande rilevanza (e daranno un seguito) tanto da concedere una parte della Foresta Presidenziale di Gerusalemme e di mettere il progetto nelle mani di una delle istituzioni più importanti dello stato ebraico, il KKL, la più antica organizzazione ecologica del mondo che da oltre un secolo opera a beneficio della bonifica e del rimboschimento di una terra che era considerata desertica e oggi è il giardino del Medio Oriente. Come ha ricordato in un discorso carico di emozione Aldo Anav, rappresentante del KKL in Italia, nella cultura ebraica la piantumazione di un albero è un gesto carico di significati e si fa sia per la nascita che per il ritorno alla terra delle persone amate, un simbolismo ben colto da Piercamillo Davigo, presidente della II sezione penale della Corte Suprema di cassazione, già protagonista della stagione di Mani Pulite e poi presidente di Anm, che dopo aver messo a dimora 27 piantine (corrispondenti ai 27 magistrati uccisi) insieme ai colleghi ha spiegato come il viaggio in Israele rappresenti una sorta di pellegrinaggio nel luogo dove il bene, dato per morto, è stato capace di rinascere, dove il verde ha saputo incredibilmente sconfiggere il deserto e dove la caparbia di un popolo ha portato la libertà dopo la sottomissione alle angherie. Accanto a lui, tra gli altri, Fausto Cardella, procuratore generale di Perugia che indagò sulla strage di Capaci e il già menzionato Stefano Amore che è anche direttore della rivista “Nova Itinera” e co-fondatore di FABIIUS (Friendship Association Italy, Israel, USA) finalizzata a facilitare gli scambi tra i tre paesi nei settori giustizia, sicurezza, welfare e sanità.

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