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D’Arcais sul Fatto Quotidiano stravolge il discorso del Papa. Piovono critiche perfino dall’Unità

gennaio 12, 2011 Leone Grotti

Il direttore di MicroMega pubblica sul giornale di Travaglio un articolo dal titolo “Niente sesso, sono il Papa”, dove manipola senza pudore le parole di Benedetto XVI, grazie ad accurati tagli del discorso qua e là. Ma che il Papa non possa più parlare senza essere volutamente frainteso se ne accorge perfino l’Unità, che scrive: «Da tempo accade che le parole del Pontefice riportate sui giornali non siano quelle realmente pronunciate. Distrazione o cattiva fede?». Domanda retorica

Manipolare, fraintendere e ribaltare il significato dei discorsi di Benedetto XVI ormai è diventato lo sport nazionale dei quotidiani italiani. La medaglia d’oro, però, se la aggiudica con merito il Fatto Quotidiano, che oggi pubblica a pagina 18 un articolo di Paolo Flores d’Arcais dal titolo: “Niente sesso, sono il Papa”. Il pezzo è tutto un grande attacco al Papa e prende le mosse dal discorso di due giorni fa di Benedetto XVI, quando il Pontefice ha osato dichiarare che c’è «un’altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione».

Il discorso probabilmente non piaceva a Flores d’Arcais,
che si è sentito in dovere di sintetizzare: “La frase di Benedetto XVI che ha fatto il giro del mondo è quella che stigmatizza come «minaccia alla libertà religiosa (…) la partecipazione a corsi di educazione sessuale»”. Comparando le parole di Benedetto XVI a quelle riportate dall’intellettuale, si può notare che la frase del Papa contiene 49 parole, nella versione del Fatto Quotidiano appena 11. Quella che il direttore di MicroMega definisce una “affermazione insensata, oltre ogni ridicolo” – che se una persona qualsiasi la affermasse, “verrebbe preso per demente” – è in realtà un po’ più articolata. Ma tutto fa brodo e ogni scusa è buona per parlare di “vero e proprio manifesto di teocrazia cristiana”.

Gli articoli in stile Floris d’Arcais sono diventati così frequenti che persino l’Unità, che non è esattamente annoverabile tra i quotidiani clericali, l’ha fatto notare con un articolo di Filippo Di Giacomo che verrà ripreso dall’Osservatore Romano domani. Scrive nell’articolo il titolare della rubrica “Settimo cielo” riguardo al trattamento subito dal discorso papale al corpo diplomatico: «Riassunto nel lancio di agenzia e via dicendo tuona così: “La libertà religiosa della Ue minacciata dall’educazione sessuale”. Come avrebbe detto il cardinale Tardini, se questo è quanto capiscono i primi, figuriamoci i secondi».

Poi, riferendo il commento di padre Lombardi – «Non si può certo rimproverare al Papa di non aver parlato chiaramente. Ognuno può comprendere senza difficoltà ciò che egli ha detto» – aggiunge: «Se ne desume che chiunque abbia lanciato il take di agenzia che ha ispirato il titolista del giornale on line, che l’ha ripreso per primo, o non ha letto il discorso o non appartiene alla categoria di coloro che possono “comprendere senza difficoltà”. Oppure, più semplicemente, si finge di occuparsi di cose che riguardano la Chiesa solo per perseguire altri fini».

E termina così: «Ora, non si comprende per quale strana congiunzione astrale, nonostante gli articoli di alcuni giornalisti che, prima di parlare o scrivere, hanno ascoltato e letto ciò che il Papa ha realmente pronunciato, smentendo ampiamente la balla del primo lancio d’agenzia e del primo titolo messo on line, a vincere nelle riunioni di redazione sia stata, pervicacemente la “non notizia”. In Italia, anche quando il Papa parla di politica al mondo, l’importante è spararla grossa». E se l’ha capito l’Unità

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