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Dall’infortunio al ritorno a Wembley: la storia di Whelan, proprietario del Wigan

aprile 15, 2013 Emmanuele Michela

Quando ha visto i suoi Latics calcare il verde di Wembley la sua mente è impazzita per i ricordi. Uno su tutti, quello più difficile da rimuovere, è legato alla maledizione che su quel campo aleggiava a cavallo tra anni Cinquanta e Sessanta, stagioni in cui le finali di FA Cup venivano viziate da infortuni […]

Quando ha visto i suoi Latics calcare il verde di Wembley la sua mente è impazzita per i ricordi. Uno su tutti, quello più difficile da rimuovere, è legato alla maledizione che su quel campo aleggiava a cavallo tra anni Cinquanta e Sessanta, stagioni in cui le finali di FA Cup venivano viziate da infortuni che immancabilmente danneggiavano una delle due squadre, lasciandola in 10 o costringendola a giocare con un uomo a mezzo servizio. All’epoca dalle parti di Londra quella coppa era più prestigiosa di qualsiasi altro torneo per club, e nella finale del 1960 toccò a lui uscire in barella, Dave Whelan, oggi proprietario del Wigan: giocava per il Blackburn, arrivato a contendersi la coppa contro il Wolverhampton. L’entrata scomposta dell’avversario Norman Deeley ebbe conseguenze più nefaste di quanto ci si potesse immaginare: Dave si ruppe una gamba, abbandonò i suoi travolti poi 3-0 e fu costretto praticamente a smettere di giocare a calcio, ripartendo qualche anno dopo dal Crewe, senza però troppo successo.

TORNATO AL CALCIO COME PRESIDENTE. Ecco perché la semifinale di FA Cup vinta sabato dal Wigan sul Millwall aveva un sapore tutto particolare per Dave Whelan. Si ricordava perfettamente il punto del campo dove era caduto: più di cinquant’anni sono trascorsi da allora, la sua vita è cambiata totalmente da quell’infortunio ma lì a Wembley lo ha voluto riportare, premiandolo nelle sue nuove vesti.
L’ex calciatore, infatti, dopo il ritiro è diventato uomo d’affari, proprietario per tanto tempo di una catena di negozi d’abbigliamento sportivo, e dal 1995 ha acquistato anche il club biancoazzurro. Ne è diventato proprietario, ha costruito un nuovo stadio e, sopratutto, ha guidato la squadra in una cavalcata in crescita costante dalla quarta serie alla Premier League.
La finale conquistata sabato è la punta più alta di questa vicenda, dove certo la fortuna ha fatto la sua parte: ai Latics è stato permesso di incrociare sempre avversarie abbastanza agevoli, eccetto l’Everton sfidato al sesto turno. È risaputo però che in FA Cup non ci sono match facili, e già al primo turno, lo scorso gennaio, il Wigan è stato costretto ad andare al replay col Bournemouth, club di League One. Ma il club non si è lasciato suggestionare, e, partita dopo partita, è arrivato alle semifinali, e sabato ha prenotato gli alberghi per tornare a Londra anche l’11 maggio, giorno della finale col Manchester City.

IN MEZZO ANCHE LA SALVEZZA. Festa enorme nel Lancashire per questo traguardo. Storico, perché porta il club per la prima volta all’ambita finale di Coppa, eguagliando il risultato ottenuto in League Cup nel 2005-06, e storico perché regala alla squadra un posto in Europa per la prossima stagione. Prima però c’è da giocarsi quella finale. E ancor di più c’è da sudarsi una salvezza tutt’altro che certa allo stato attuale della classifica. In Premier infatti il Wigan è terz’ultimo con una partita in meno: se dovesse vincerla s’aggancerebbe al gruppo di tre squadre a 34 punti, e considerando Qpr e Reading quasi spacciate (ultime a 24 lunghezze), i Latics si giocherebbero la permanenza nell’Olimpo del pallone britannico con Sunderland, Stoke e Aston Villa, con un finale di stagione che si preannuncia sudato ed esaltante. Nulla di nuovo, negli ultimi anni la squadra di Martinez si è guadagnata la salvezza tirando lo sprint nelle ultime giornate, sovvertendo con gioco ordinato e una direzione societaria pulita qualsiasi pronostico che dava sulla via della Championship un club di quelle dimensioni. Quest’anno però c’è un impegno in più: quella finale col City. Si torna a Wembley ancora, per inseguire nuovi record, scacciare spettri datati 1960 e riconsegnare quella coppa a Whelan.

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