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Dalla Lega Nord a Renzi. Si può? Sì, se sei un “cocomero” di Modena

novembre 2, 2012 Chiara Sirianni

Leghista di ferro del modenese, conosce Matteo Renzi sulle piste da sci e ora fa campagna elettorale per lui. Intervista a Gabriele Nizzi, ex membro del direttivo provinciale del Carroccio

È la storia di un gruppo di leghisti di Modena e provincia, fra cui Gabriele Nizzi, di Fiumalbo, trentenne conosciuto per la sua devozione assoluta e totale a Umberto Bossi. A colpi di sagra dello gnocco fritto padano e di festival celtico, passando per miss Padania, aveva raccolto migliaia di voti, facendo passare il partito dal 4 al 17 per cento. Oggi i recenti scandali e alcune critiche «alla non trasparenza interna» lo hanno portato a cambiare battaglia, assieme a tutti i leghisti (ormai ex) che negli anni ha aggregato attorno a sé: «Per ora non vogliamo la tessera del Pd, ma i voti li dirottiamo su quella parte e auguriamoci che Renzi l’abbia vinta», spiega Nizzi a tempi.it. Contraddizione? «Non c’è nessuna contraddizione, Massimo D’Alema non disse giustamente che la Lega era una costola dalla sinistra e rappresentava un pezzo del movimento operaio?».

L’ESPULSIONE DALLA LEGA. Lui si considera un leghista molto particolare: «In paese tutti mi chiamavano “cocomero”, perché verde fuori e rosso dentro». Rosso è di una famiglia di «comunisti sfegatati: mio nonno non poteva vedere il prete neanche da lontano», finché durante le scuole medie non incappò in un adesivo. «Era così bello quel guerriero con la spada, ne sono sempre rimasto innamorato. All’inizio i miei non volevano, si vergognavano e mi rimproverano. Poi, con gli anni, si sono convertiti anche loro». Negli ultimi anni il Carroccio ha conquistato voti nelle regioni rosse, anche se adesso qualcosa è cambiato. «Assieme ad altri militanti siamo stati buttati fuori dal partito, dopo anni spesi fra banchetti e campagna elettorale porta a porta. Non sappiamo bene il motivo». Nizzi era membro del direttivo provinciale di Modena, oltre che segretario di circoscrizione «per la sezione Alta Montagna, che comprende i comuni di Fiumalbo, Pievepelago, Montecreto, Riolunato, Montefiorino e Frassinoro. È stata una doccia fredda».

ROMA LADRONA. Perché? «Ammetto che i recenti scandali legati ai vari cerchi magici ci avevano deluso. C’è chi si è comportato infrangendo gli ideali del Carroccio. All’inizio era un partito innovativo. E alla gente piaceva, si commuoveva davanti ai comizi di Bossi. Ci auto-tassavamo per organizzare feste e iniziative, era un gruppo coeso. Vederlo “sfasciare” da tutta una serie di arrivisti, fa male. Non era lo spirito che avevamo all’inizio». E se alcuni colleghi di partito «poltronai» si sono fatti sedurre «da Roma ladrona», Nizzi ha deciso di puntare su altro. In cerca di una figura carismatica e accattivante, in grado di riportargli la voglia di mettersi in gioco, è incappato quasi per caso nel sindaco di Firenze. «Ha la mia età e viene a sciare su questi impianti, all’Abetone. L’ho sentito parlare. Dei problemi, ma anche delle cure per risolverli. È costruttivo, insomma. E sa attirare i giovani. È una svolta, una ventata d’aria fresca, e mi è piaciuto. Ti trasmette proprio voglia di fare».

BERSANI E GLI OPERAI. Inizia così l’organizzazione, paese per paese, per i comitati a favore di Matteo Renzi: si gira per i circoli e si bussa alle case, porta a porta. «Tanta gente è demotivata, scontenta della Lega. E tanti qui gli daranno il voto per le primarie. Piace il personaggio, più che il partito. Sinceramente se fosse stato del Pdl l’avrei votato comunque». E gli ex compagni di militanza? «Ne parlano bene. Sembra l’unico ad avere delle idee nuove. Ed è molto concreto. Molti lo voteranno alle primarie. Magari l’avessimo avuto noi nella Lega Nord, un personaggio del genere. Una spina nel fianco che incentiva a dare il meglio. Se Renzi non ci fosse stato, non sarei mai andato a sentire il comizio di Bersani. Ultimamente mi fa sorridere, come quando è andato a mangiare assieme agli operai. Ora è comodo andare ad ascoltare i loro problemi. Ma prima dov’era?».

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