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Dalla, Houston e Winehouse, la loro eredità più importante sono le canzoni

marzo 10, 2012 Carlo Candiani

Ogni volta che un cantante ci lascia, le vendite postume dei suoi dischi s’impennano. Il pubblico acquista la sua musica e lascia che a parlare per lui siano le canzoni. Dalla ora è in cima alle classifiche, ma c’è un album un po’ dimenticato che varrebbe la pena recuperare per scoprire com’è bravo il Lucio meno conosciuto.

Rassegniamoci: ormai le classifiche di vendita dei cd, sia nei negozi fisici che in quelli virtuali, si muovono solo “ post-mortem” : è accaduto pochi mesi fa per Amy Winehouse e qualche settimana fa con Whitney Houston; la triste coincidenza accade ora per il nostro Lucio Dalla. In questi giorni si registra un’impennata di vendite per le raccolte del cantautore bolognese: ha conquistato il primo posto, il triplo antologico 12.000 Lune, che spaziando tra i primissimi successi e la produzione più recente, offre un sufficiente bigino del lungo e complesso catalogo “dalliano”. Prima però di consigliare altri titoli per onorare degnamente la memoria di Lucio, vorremmo fare una piccola riflessione: per quale recondita ragione, per quale misterioso (perverso?) meccanismo mentale, chi riteneva l’artista in vita non degno dell’acquisto di un suo disco ora ha improvvisamente bisogno di possederne un cimelio musicale? Insomma, perché devi morire per essere ritenuto interessante, oltre alla cerchia dei tuoi abituali fan? Siamo così distratti e aridi, che serve l’azione eclatante della morte per dare valore alla produzione di un artista?
 

Lo chiamano, cinicamente, “mercato del caro estinto”: il rinnovato interesse dell’acquirente, mosso dall’emozione della scomparsa dell’artista, fa il paio con la soddisfazione della casa discografica, che trova inaspettatamente il modo per sfoltire i fondi di magazzino. Come si dice? È l’industria, “bellezza”! Ma forse è proprio giusto così: mentre i vivi si accapigliano e si accalorano per concorrere ai lasciti economici e immobiliari del celebre defunto, producendo uno spettacolo, quello si, spesso squallido e riprovevole, chi ha “incontrato” l’artista solamente attraverso la sua carriera riconosce come vera eredità le sue canzoni; nel ricordo di momenti della propria vita contrassegnati del ritmo di quelle piccole opere, della durata massima di cinque minuti, che scorrono nella memoria come le foto dell’album della prima comunione o del matrimonio. Una memoria che si può recuperare per pochi euro, uno scacco alla nostalgia, certamente a buon mercato, del quale non vergognarsi.

Ed è proprio sull’eredità musicale di Lucio Dalla che vogliamo soffermarci, andando a ripescare un album che, nato sotto una buona stella creativa, non incontrò i favori del pubblico, o perlomeno non nella misura che lo stesso cantautore si aspettava. L’album in questione si intitola 1983 ed uscì a maggio di quell’anno. Dalla arrivava dai successi enormi dei precedenti lavori, quelli de L’anno che verrà, Futura, Anna e Marco, Balla balla ballerino e insieme alla macchina strumentale degli Stadio realizzò un ellepì di brani, musicalmente più complessi dei precedenti, in media più lunghi di 2-3 minuti (quindi non esattamente radiofonici), un’eco delle canzoni realizzate negli anni ’70 insieme a Roberto Roversi; delle piccole sinfonie dove raccontare episodi autobiografici, storie multietniche, sentimenti universali, amori falliti, tra swing, languidi sax e torridi funky. Il pieno successo popolare, non arrivò e brani come Pecorella, L’altra parte del mondo, 1983, Noi come voi, passarono nel dimenticatoio. Lo stesso Dalla non li ricantò più, mai più, nei suoi concerti: non perché fossero brutti, anzi, ma perché non avevano ricevuto una investitura popolare e lui voleva cantare solo per il popolo e non per un vanitoso egoismo. 1983 comunque resta un album denso e complesso, commovente e intimista più di ogni altro lavoro precedente e futuro: imprescindibile, per chi vuole assaporare fino in fondo l’arte di Dalla. E se vorrete sentirlo (o risentirlo) sarà il vostro degno omaggio alla figura del piccolo, grande, cantautore.    

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2 Commenti

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