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Dal presidente fantasma al trust di tifosi. La crisi dei Pompeys vede la fine?

novembre 17, 2012 Emmanuele Michela

C’è un declino che va avanti da 4 anni. Dal 2008, più o meno, anno in cui il Portsmouth vinceva la FA Cup, si godeva qualche bel match in Premier e giocava pure contro il Milan in Coppa Uefa. Quanto sono lontani quei fasti per i Pompeys? Certo più dei quattro anni che si leggono […]

C’è un declino che va avanti da 4 anni. Dal 2008, più o meno, anno in cui il Portsmouth vinceva la FA Cup, si godeva qualche bel match in Premier e giocava pure contro il Milan in Coppa Uefa. Quanto sono lontani quei fasti per i Pompeys? Certo più dei quattro anni che si leggono nel conto delle stagioni, specie se si guarda dove gioca ora la squadra. League One, terza serie inglese, divisione in cui sono scivolati dopo una crisi societaria mastodontica, con cinque presidenti in tre anni, amministrazione controllata e penalizzazioni frequenti in termini di punti. Ma forse la crisi del club è vicina ad una soluzione.

SQUADRA VERSO IL TRUST DI TIFOSI. Non mancherebbe molto infatti alla firma di un accordo tra Trevor Birch, amministratore del club, e il Portsmouth Supporters Trust, gruppo di tifosi costituitosi proprio con lo scopo di rilevare il titolo sportivo dei Pompeys e diventarne proprietari. Il gruppo di tifosi avrebbe superato nelle preferenze degli amministratori le quotazioni della Portpin e di Balram Chainrai, businessman di Hong Kong ed ex-presidente della squadra (l’ultimo dei 5 visti in questi 3 anni). L’accordo sembra che si riesca a chiudere entro Natale, chiudendo il buco di 61 milioni di sterline gestito ora dall’amministrazione controllata, e mettendo così fine (forse) ad un periodo nero per la vita centenaria di questo club. Quest’estate era sul punto di sparire, poi i due giocatori in rosa con l’ingaggio più alto, Ben Haim e Lawrence, se ne andarono, salvando effettivamente il club che ha potuto iniziare con una squadra un po’ rappezzata in League One, dove ora è 18esimo.

DALL’EUROPA LEAGUE ALLA LEAGUE ONE. Intristisce ripercorrere la storia di questi anni del Portsmouth, e fa strano pensare come le dirigenze cui si è trovato in mano siano tutte passate attraverso il “‪Fit and proper person test”, selezione con cui i santoni della Premier stabiliscono quanto sia affidabile un possibile acquirente di un club. Il nome di Gaydamak, francese d’origini russe, è quello legato ai successi di 4-5 anni fa, seppur il costo di quelle imprese abbia infiacchito enormemente le casse del club. Il presidente se ne andò nel 2008, lasciandosi alle spalle un bel debito, che il suo successore, l’arabo Al-Fahim, provò a colmare vendendo giocatori come Crouch, Kranjcar e Distin.

PRESIDENTI FANTASMA E DIRIGENTI IN CARCERE. Fu qui che entrò in gioco Chainrai: un prestito danaroso della sua società avrebbe finanziato l’ingresso in società di tale Ali al-Faraj, un altro arabo. A Portsmouth c’è chi giura di non aver mai visto questo individuo: per qualcuno addirittura potrebbe non esistere. Ciò che accadde in sostanza fu che questa figura non aveva soldi, e così ad ottenere la proprietà del pacchetto di maggioranza del club fu proprio il suo finanziatore Chainrai. Intanto però il club accumulava debiti, non pagava stipendi, licenziava dipendenti e peggiorava il suo rendimento. Nel 2011 passò nelle mani di Vladimir Antonov, banchiere russo arrestato nel novembre di quell’anno, solo 5 mesi dopo il suo ingresso nel club. E così continuò il suo declino, scivolando sempre più giù. Che i giorni di sofferenza stiano finendo?

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