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dal mondo37/99

ottobre 6, 1999 Tempi

dal mondo

Aceh, un’altra spina per Giakarta Dopo quello di Timor, è il movimento indipendentista che preoccupa di più Giakarta: Garen Aceh Mer-deka (Gam), Movi-mento per Aceh libera, è la guerriglia separatista che sta crescendo più rapidamente nell’arcipelago indonesiano e che più appare minacciosa in termini di destabilizzazione del sistema Indonesia. Aceh è il nome del territorio collocato all’estremità nord-occidentale di Sumatra, vasto 55mila kmq e abitato da 4 milioni di persone. Le sue velleità secessioniste sono potenzialmente più pericolose di quelle di Timor, perché mentre quest’ultima non hai mai fatto parte dell’Indonesia prima dell’annessione del 1976 e la religione ivi prevalente è quella cattolica, ultraminoritaria nel resto del paese, Aceh invece è indonesiana sin dalla dichiarazione di indipendenza del 1949 e massicciamente musulmana. Un suo eventuale di-stacco dallo stato indonesiano suonerebbe come un “libero per tutti” alle orecchie di molti gruppi etnici minoritari delle 17mila isole dell’arcipelago.

Musulmani contro musulmani Perché Aceh, pur non avendo un background storico e religioso diverso dal resto dell’Indonesia, rivendica con sempre maggiore convinzione l’indipendenza? Essenzialmente per due motivi: perché le risorse locali sono state sino ad oggi sfruttate a vantaggio del governo centrale e non della popolazione locale e perché la repressione cieca e sanguinaria condotta dall’esercito ha creato nella popolazione sentimenti di ostilità contro Giakarta che prima non esistevano. Diversamente da Timor Est, Aceh dispone di ricche risorse naturali, con vasti giacimenti di gas, petrolio e minerali, e abbondanza di legname pregiato. Come a Timor Est, governo ed esercito hanno sbagliato completamente approccio alla crisi, puntando tutto sulla repressione brutale.

Lo zampino di Gheddafi Nata alla fine degli anni Settanta nel solo distretto di Aceh Pidie, la guerriglia del Gam non godeva all’inizio dell’appoggio popolare. Sopita per tutti gli anni Ottanta, è ripresa nel 1989 quando sono tornati dalla Libia i combattenti là formati alla corte di Gheddafi. La risposta di Giakarta è stata durissima: Aceh fu dichiarata “area di operazioni militari” e le forze speciali del Kopassus avviarono le loro operazioni. Il bilancio di questa campagna, durata dal maggio 1990 all’agosto 1998, è stato di un migliaio di civili trucidati, alcune centinaia scomparsi, e migliaia di persone arrestate, torturate e, nel caso delle donne, violentate. In quegli anni molti guerriglieri trovarono rifugio in Malaysia, dove vive una forte comunità di emigrati da Aceh. Nel maggio ’98, dopo la caduta di Suharto, molte rivelazioni sulle atrocità degli anni Novanta sono venute alla luce, ma nessun processo è stato intentato ai responsabili. Ciò ha creato il clima propizio per la ripresa della lotta indipendentista, alimentata dai guerriglieri che hanno fatto ritorno dall’esilio malese e da una nuova ondata di combattenti addestrati in Libia. Nel gennaio scorso per la prima volta è stata chiesta l’indizione di un referendum di autodeterminazione sul modello di quello concesso a Timor Est. La proposta, avanzata dal movimento studentesco, è stata fatta propria dal Gam. Il programma politico degli indipendentisti presenta toni decisamente populisti: prevede il posto di lavoro garantito per tutti, educazione gratuita e pellegrinaggio gratuito alla Mecca. I guerriglieri vantano l’appoggio di ventitrè paesi islamici (ma solo nel caso di Libia e Malaysia il sostegno è accertato) e in combattimento si mostrano spietati come i loro avversari: collaborazionisti, spie vere e presunte e soldati caduti prigionieri vengono passati per le armi.

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