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Dacca. Mauro: «I capitali sauditi hanno radicalizzato l’islam del Bangladesh»

luglio 5, 2016 Elisabetta Longo

Il paese, da moderato e tollerante, è diventato terreno fertile per i terroristi. Parla l’ex ministro della Difesa: «La persecuzione dei cristiani si intensifica»

«È da molti anni che la penetrazione di capitali sauditi in Bangladesh sta cercando di modificare radicalmente la struttura dell’islam». L’onorevole Mario Mauro conosce bene il paese asiatico e non è affatto stupito dalla strage di Dacca di venerdì, nella quale hanno perso la vita nove italiani. A tempi.it l’ex ministro della Difesa spiega come ha fatto il Bangladesh, da paese tollerante e moderato, a trasformarsi in un centro dell’ideologia jihadista.

Onorevole, lei conosce molto bene il Bangladesh. Come si spiega un attentato simile?
Purtroppo si inserisce nel quadro più ampio di mutamento che il Bangladesh sta vivendo da parecchi anni. Già verso la fine degli anni Novanta si è intensificato un fenomeno di penetrazione dei capitali sauditi nel Paese. Di conseguenza è sorto l’intento di modificare radicalmente la struttura dell’islam presente nel territorio, per far sorgere una figura anti indiana del Sud-est asiatico. Si sono così moltiplicate le madrasse, le scuole religiose dove si apprendono i fondamenti dell’islam, le università ed è cresciuto il numero di “deobandi”, seguaci islamici tipici dell’area indiana. L’islam in questa zona non è andato solo verso la radicalizzazione, ma ha sempre più cercato lo scontro con le altre religioni del Bangladesh e di tutta l’area.

I terroristi dell’assalto all’Holey Artisan Bakery Café erano giovani, provenienti da famiglie ricche, frequentavano scuole private. Molto diversi, insomma, dal profilo del classico terrorista emarginato.
Non sono per niente stupito. D’altra parte ci sono molti altri esempi che rafforzano la teoria che il radicalismo islamico derivi da ambienti ricchi, perché strettamente connesso al desiderio di prendere il potere. Pensiamo a Osama Bin Laden, figlio di una famiglia potente in Arabia Saudita, paragonabile alla famiglia Agnelli in Italia, in quanto a ricchezza. La religione adesso si è mescolata a dinamiche di potere, come già accaduto in passato, quando nel 1700, 1800 e 1900 l’islam si legava all’ideologia politica. Questo stesso principio può essere collegato anche al nuovo capo dell’Isis bengalese, Tamin Chowdury, che si fa chiamare con il nome di battaglia Shaykh Abu Ibrahim Al-Hanifc. Si dice che sia originario del Canada, Ontario, cresciuto in ambienti benestanti e poi collegatosi al gruppo di islamisti del Bangladesh, dominato da un’ansia di protagonismo e di scelleratezza. Culminata nella strage di Dacca.

La premier Sheikh Hasina ha negato la presenza dell’Isis in Bangladesh. Ha dichiarato che ad aver compiuto la strage del bar sono stati gruppi non organizzati presenti nel paese.
Credo innanzitutto che le forze politiche in Bangladesh debbano fare chiarezza su quanti gruppi estremisti vivano nel paese e quanti ancora si stiano organizzando. L’Isis sta riuscendo in una strategia di globalizzazione perché attrae chiunque abbia motivi di risentimento, anche nei confronti di chi non applica abbastanza duramente la sharia. Allo stesso tempo però è in grande difficoltà nei suoi propri territori, quelli del Califfato, in cui perde terreno e forze, perciò cerca di puntare sui foreign fighters. La crescita del radicalismo islamico è tumultuosa e il Bangladesh ne è un esempio, visto che alla sua avanzata si oppone solo il partito di maggioranza che si dice laico.

Dal febbraio 2013 sono stati assassinati in Bangladesh 40 cristiani, 12 solo nelle ultime 14 settimane.
I numeri ci dicono che la persecuzione dei cristiani si sta intensificando, in un paese in cui il 90 per cento della popolazione è di religione musulmana. Purtroppo i cristiani diventano ostaggio di gruppi estremisti, che vogliono dimostrarsi a vicenda di essere il gruppo più musulmano del territorio, e il nome di Dio viene preso in ostaggio. Diceva Giovanni Paolo II: «La difesa della libertà religiosa è la cartina di tornasole per verificare il rispetto di tutti gli altri diritti umani». Perfino all’interno delle stesse fazioni di matrice islamica, tra sunniti e sciiti, o tra gruppi di diversi sunniti, si creano delle spaccature, semplicemente connesse al potere. L’ideologia è strettamente collegata al controllo delle risorse economiche, perché è da questo che poi deriva il potere. E il potere poi a sua volta in breve tempo diventa dittatura, perché o lo si ha tutto o non lo si ha affatto. Questa è la forza delle ideologie.

Foto Ansa

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3 Commenti

  1. EquesFidus scrive:

    Finché la serpe saudita non sarà stata estirpata, continueranno a succedere tutte queste cose, e presto anche da noi: pensiamo a chi finanzia le moschee ed i partiti islamici (direttamente, tramite denaro, o ideologicamente) qui in Italia, assieme al continuo aumento dell’immigrazione musulmana, e avremo un quadro inquietante e realistico di ciò che accadrà nei prossimi dieci anni anche da noi. E non può che essere così, dato che l’Arabia Saudita è né più né meno di un ISIS che ce l’ha fatta.

    • Filippo81 scrive:

      Sono d’accordo Eques,l’arabia saudita e i suoi satelliti (kuwait,qatar,emirati,ecc.) non sono altro che un califfato legalizzato e riconosciuto a livello internazionale.

    • Ferruccio scrive:

      Ci vorrebbe uno scossone politico qui da noi visto che l’Arabia Saudita è tradizionalmente considerato un nostro alleato.

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