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Da Unipol a Mps. Abbiamo una banca o è solo un’idea?

febbraio 8, 2013 Giancarlo Cesana

Ieri la scalata di Bnl da parte della “rossa” Unipol, oggi il caso Mps. Sono passati quasi sette anni tra i due “scandali”, ma siamo sempre lì. Un articolo sul Foglio del 2006

Ieri la scalata di Bnl da parte della “rossa” Unipol, con la famosa telefonata (intercettata) dell’allora segretario dei Ds Piero Fassino al manager del gruppo Giovanni Consorte: «Allora, abbiamo una banca?». Oggi il caso Montepaschi. Sono passati quasi sette anni tra i due “scandali”, ma siamo sempre lì. Come testimonia questa lettera di Giancarlo Cesana, storico esponente di Cl, già leader del Movimento popolare, oggi presidente della Fondazione Policlinico di Milano, pubblicata sul Foglio del 17 gennaio 2006. 

Mi attacco a un editoriale del Foglio di qualche tempo fa. Si rilevava che il problema non stava tanto in quello che Fassino diceva nella telefonata intercettata, ma in quello che non aveva mai detto in pubblico: la politica è fatta dei legami svelati dalla telefonata intercettata. Vorrei fare una considerazione su quella che mi sembra una tendenza dominante nella “cultura” politica italiana, anche se questo comporterà un certo schematismo che serve per farmi capire.

Dalla questione di bancopoli sembra uscire rafforzato un atteggiamento sempre più diffuso: i valori debbono essere separati dagli interessi e dalle appartenenze. Anzi, gli interessi neppure debbono esistere; la loro sussistenza è giustificata solo se sono a favore degli altri, non di sé. I valori, secondo l’opinione corrente, sembra debbano essere disinteressati, purificati dalla contaminazione dei desideri personali, pure idee, che stanno in un mondo loro, distaccato da quello degli uomini. In effetti, apprendiamo dai giornali che: al presidente del partito “più popolare” piacciono le barche suo malgrado; se il segretario dello stesso partito ha fatto il tifo per la Unipol, si pente; il premier non ha mai coltivato i suoi interessi in politica; il nuovo capo della Banca d’Italia è il migliore perché nella sua alta funzione non appare attaccato a nulla. Non parliamo poi dei soldi, i quali si manifestano sotto una luce assai ambigua; sono sì un valore, ma pericolosissimo. Per trattarli, bisogna essere dotati di una superiore verginità, altrimenti è meglio starne lontano e, se possibile, non conoscerli. Le coop non possono trattare i soldi perché evidentemente legate a un interesse collettivo, di parte, che ora negano. I grandi finanzieri e industriali, invece, possono operare sui soldi, perché loro di interessi di parte non ne hanno; hanno cura per l’economia e il progresso, che sono notoriamente interesse di tutti: anche gli operai piangevano quando è morto Agnelli. Eccetera.

Secondo il pensiero comune i valori sono di tutti, non appartengono cioè a nessuno. Non si sta insieme a qualcuno perché porta un valore, perché senza di lui il valore sarebbe incomprensibile, ma perché è d’accordo con noi, perché il valore “nuovo” che, eventualmente ci comunica, era già nostro di diritto. Se l’amico – il compagno di strada – sbaglia, viene abbandonato. Non si era insieme a lui, ma ai suoi valori che, una volta traditi, rendono la sua presenza inutile e dannosa. Come è lontana la figura di Giovanni Paolo II, che chiedeva perdono a tutti, non per gli sbagli di oggi o di ieri, ma per gli sbagli dei cristiani in 2000 anni. Il discorso che fece Craxi in Parlamento su tangentopoli nemmeno sfiora la sensibilità di molti politici di oggi. Loro si definiscono persone “perbene”; sono attaccati alle idee, mica agli interessi o alle persone.

Infatti, la nostra è una società delle idee. Dire ideologica sarebbe troppo perché bisognerebbe attribuire alle idee una forza di verità, che nessuno ha il coraggio di affermare. Si sta insieme, si fa società, per le idee, quelle cangianti ma riconosciute, approvate da tutti e che nessuno può osare di smentire. Si fa società non per il sangue e la pelle degli uomini, ma per qualcosa di impalpabile e astratto, che si impone come minimo comune denominatore costitutivo dell’unica religione civile possibile: quella che non scomoda il comodo della maggioranza. In questo senso, la nostra è proprio una società moralistica, ovvero una società in cui la morale è conformazione al costume prevalente, o meglio, alle idee prevalenti (poiché poi, magari, i costumi vanno dove vogliono). Come è lontano il cristianesimo, il cui Dio, il valore sommo, si è fatto uomo e si è attaccato agli uomini. Una volta un ragazzo disse a don Giussani: «Io sto insieme alla mia morosa per Cristo». E lui di rimando: «E a lei cosa gliene frega?». Non si può amare un valore senza amare chi lo porta. Non si può amare la vita senza amare gli uomini. Non si può sostenere o difendere l’ideale, senza sostenere e difendere la compagnia in cui è vissuto, così come è, con i suoi pregi e anche i suoi errori. Non si tratta di sentirsi colpevoli di sbagli di nostri amici, ma consapevoli sì. Bisogna essere responsabili, ovvero dare risposte che non aboliscano l’errore e chi lo commette, ma che correggano, ovvero reggano insieme il nuovo cammino da intraprendere.

Invece, la tentazione, che è ormai una caratteristica socialmente condivisa, è di cancellare il peso degli errori, esorcizzare la fragilità umana, elevandola a diritto quando appare imbattibile (dall’aborto ai condoni fiscali); nascondendola, come la polvere sotto il tappeto, quando è inaccettabile alle idee che per lo più si professano. Perché, appunto, sono le idee quelle che valgono, che indicano al mondo come dovrebbe essere, a prescindere da quello che è. Che ogni tanto arrivi qualche tsunami, che le cose in fondo vadano come sono sempre andate, senza tenere gran conto delle nostre opinioni, è secondario. Siamo insieme per le idee, solo per quelle!

Ma in fondo sappiamo che non è così, che una società solo di idee è una società di pazzi. È una società che non tiene conto della realtà: in positivo, degli interessi e degli affetti; in negativo, delle connivenze e delle complicità, che agitano la vita degli uomini. Da dove ricaviamo questa convinzione contro tutto quello che viene esplicitamente detto? Dal buon senso, dalla esperienza elementare di tutti i giorni. Il problema però è che così, stante il suono tanto falso dei discorsi pubblici, siamo inclini a prestare più attenzione alle intercettazioni telefoniche, che rivelano le uniche società vere, di interessi e appartenenze, quelle segrete. Così non va, non va proprio. È troppo e troppo giustificato lo spazio per gli inquisitori, agenti segreti, detective e simili. La realtà non può essere lasciata al di là del buco di una serratura; deve essere portata al di qua, in campo aperto. È proprio vero che «se ci fosse un’educazione, il popolo starebbe meglio». Diamocela.

Giancarlo Cesana

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16 Commenti

  1. luigi lupo scrive:

    Oltre che alla vicenda Unipol l’articolo si adatta anche alle gestione della regione Lombardia con la commistione tra PDL CL e Cdo dove è difficile capire dove finisce uno e comincia l’altro.

    Poteva essere ricordato anche che SB è indagato sul possesso delle intercettazioni prima dei magistrati.
    Se viene ricordato “abbiamo una banca” si deve ricordare anche “la mia famiglia le sarà sempre riconoscente”.

    • Su Connottu scrive:

      Leggere l’articolo prima di scrivere la sua pisciata le costava troppo sforzo, immagino.

      • luigi lupo scrive:

        Basta il titolo per capire chi si vuole denigrare con l’articolo. La pisciata e cagata l’ha scritta lei. Senza sforzo.

        • Su Connottu scrive:

          E lo ammette pure. A fare la figura dell’imbecille sesquipedale ci deve essere affezionato, buon per lei!

          • luigi lupo scrive:

            Ho forse detto di non aver letto l’articolo?

            Vede lei non capisce quello che uno scrive e quindi oltre non aver capito quello che ho detto io no ha nemmeno compreso l’articolo. Quindi l’imbecille è lei.

      • luigi lupo scrive:

        Dimenticavo che si è pure parlato di barche, ma come dice il detto chi di barche ferisce di barche perisce. Ogni riferimento alle vacanze in barca di Formigoni è puramente voluto.

  2. giuliano scrive:

    A Siena il Pd (con i suoi acronimi precedenti) governa da secoli. E da secoli nomina i vertici della banca. Con interscambio di funzioni, da partito a banca e viceversa, magari per interposte cooperative. Il segretario Bersani, dopo alcuni sbranamenti tentati/mancati, afferma, con la stessa decisione con la quale aveva affermato di sbranare chi avesse tentato di coinvolgerli nell’affare Monte dei Paschi, che il Pd non c’entra niente
    a Siena ci sono le prove di coinvolgimento tangenti che la magistratura fa finta di non vedere e i media cercano di non dire
    su Formigoni non vi è nessuna prova , ma la magistratura incarcera e i media diffamano
    a Siena si sono volatilizzati miliardi di euro (con prove)
    la presunta corruzione di Formigoni consiste in vacanze pagate per un appalto concesso (senza prove)
    inoltre su dichiarazione della Corte dei Conti di 3 mesi fà, la Lombardia è stata nominata quiale regione meglio amministrata e con il piu’n basso rapporto spesa/prestazioni. La peggiore è la Puglia del finocchio Vendola che “miracolosamente” è scampato alla inchiesta sul dissesto della sanità

    • viccrep scrive:

      il sinistro lupo
      ignora sempre l’andazzo di sinistra, oltre a Mps (che strano nessuno ancora in galera), per altri basta solo il sospetto, tutte le nomine presso le coop le cooperative rosse, le società comunali.
      in questo il pd non è solo.
      Ma il pd obbliga i nominati ovunque a versare al partito una quota parte dei loro proventi (pizzo politico).
      Certo che bisogna avere una faccia tosta per tacciare gli altri sospettati

  3. luigi lupo scrive:

    Siamo alle solite si legge solo Tempi e si sparano sentenze.
    Se la magistratura indaga su persone di sinistra all’ora sono sicuramente colpevoli e non si capisce perchè non siano in galera.
    Se gli indagati sono di destra all’ora le toghe rosse sono dei vessatori e chiaramente le indagini avvengono in periodi delicati e sono quindi indagini a orologeria.
    Poi ci sono quelli di sinistra che vengono assolti e all’ora la sentenza è “miracolosa”
    Poi ci sono quelli di destra che vengono assolti e sono dei martiri da fare santi subito.
    Morale corruzione e malcostume politico sono una chiara prerogativa della sinistra, a destra tutti santi e navigatori (Formigoni insegna).
    I finocchi sono solo nella sinistra a destra tutti eterosessuali. Se si è di sinistra, ci si dichiara omosessuale e si governa una regione non si capisce cosa si aspetta a mandarli in galera.
    Dimenticavo, in tutti supermercati COOP ci sono topi e scarafaggi.
    Questo è l’Italia che descrive Tempi e che in tanti prendono come oro colato.

    • luigi lupo scrive:

      Dimenticavo, nelle fondazioni bancarie ci sono solo persone nominate dalla sinistra, la destra queste cose non le fà

      • Giovanna scrive:

        Ebbè, caro Luigi Lupo, ti trovi in una bella difficoltà, eh?
        Ma non era la sinistra unica detentrice di moralità?
        (ti risparmio le tue citazioni, qualcosa ti ricorderai !)
        Bel rovesciamento di frittata, come al solito!

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