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Da Mao a papa Francesco. Storia di Shen, il pittore più celebrato dal regime comunista cinese

marzo 10, 2015 Leone Grotti

Nel 1966 era una Guardia rossa e demoliva le chiese. Dopo aver abbandonato la Cina, ha ritratto il Pontefice. la vicenda di un insolito ateo

jiawei-shen-papa-francesco-wikimedia

Nel 1966 Shen Jiawei aveva 18 anni e viveva a Shanghai. Come tanti suoi coetanei, era entrato nella Guardia rossa comunista per partecipare alla Rivoluzione Culturale lanciata da Mao Zedong per distruggere tutte le vestigia culturali, religiose e sociali della Cina. Un giorno alla sua squadra fu assegnato il compito di demolire la chiesetta del Cristo Salvatore, alla periferia di Shanghai. Quando si avvicinarono al tempio, una giovane donna con le lacrime agli occhi li implorò di fermarsi. Inutilmente.
«Continuo a pensare a quella donna in lacrime dopo che la mia squadra aveva devastato la sua chiesa. Io non sono un fedele, non ho una religione. Ma credo nell’amore e nel perdono». Shen ha pronunciato queste parole l’anno scorso, a maggio, a chi gli chiedeva perché un ex maoista di ferro avesse accettato di dipingere un ritratto di papa Francesco (che ha apprezzato moltissimo il frutto del suo lavoro).

PITTORE DEL REGIME. Come il pittore stesso racconta all’Associated Press, durante la Rivoluzione Culturale «le università vennero chiuse» e l’unico modo per «diventare un artista» era essere un artista di regime. Shen divenne famoso in tutto l’Impero di mezzo nel 1974, quando durante un turno di guardia nella provincia di Heilongjiang, dipinse la sua opera più famosa: tre soldati su una torretta attenti al confine con l’Unione Sovietica. O, secondo il titolo del dipinto, “Guardia in piedi per la nostra grande Madrepatria”.
Il quadro fu inserito in una raccolta speciale esposta nel museo di Arte nazionale di Pechino, scelto dalla moglie di Mao in persona. Quando Shen vide che il dipinto era stato modificato e che le facce dei soldati erano state rese più grasse e rosse, perché sembrassero più in salute ed eroiche, qualcosa nel suo credo comunista si ruppe. Quel quadro venne riprodotto dalla propaganda in più di 250 mila copie. Shen divenne uno degli artisti più conosciuti di tutta la Cina, ma abbandonò la Madrepatria prima del massacro di piazza Tienanmen per trasferirsi in Australia.

«NON FACCIO PIÙ PROPAGANDA». Oggi non rimpiange i suoi vecchi lavori: «Io non idealizzavo i miei personaggi per la propaganda come tutti gli altri. Era la natura a guidare il mio pennello. Ecco perché gli altri lavori erano diversi dai miei. Sono fiero di questo», continua. Ma come ci è finita una ex Guardia rossa a disegnare il primo ritratto ufficiale del Papa, uno dei “governanti stranieri” più odiati dalla Cina comunista? «Io non faccio più propaganda, neanche per la Chiesa», ride. «Se la Chiesa mi commissiona un lavoro, però, io lo svolgo».
A Sydney, Shen realizzava ritratti per turisti al costo di 30 dollari nella baia di Darling Harbour. Nel 1994, vinse un importante premio di pittura ritraendo con il suo pennello Mary MacKillop, la suora del XIX secolo che nel 2010 divenne la prima santa australiana. La Chiesa lo notò e Shen fu fatto incontrare con Giovanni Paolo II.

ATEO INSOLITO. Nel 2014, quando l’ambasciatore australiano presso la Santa Sede, John McCarthy, cominciò a riflettere su come celebrare il 40esimo anniversario dell’instaurazione dei rapporti diplomatici tra i due paesi, pensò a un ritratto da donare a papa Francesco. E commissionò il lavoro a quell’ateo insolito che è Shen. Il dipinto, che ritrae il Papa in mezzo a persone di ogni tipo, con una colomba che vola sulla sua spalla, è stato presentato a maggio a Bergoglio, che l’ha definito «magnifico». «Non ho potuto ritrarlo di persona. Per realizzarlo mi hanno mandato solo delle foto», spiega Shen.

«UNA PORTA SI È APERTA». Quel dipinto, il primo ufficiale del Papa, oggi si trova nei Giardini Vaticani, all’interno della villa che ospita la Pontificia accademia delle scienze. A Roma deve essere piaciuto, perché gliene hanno commissionato un secondo, da poco terminato: il ritratto dell’ex arcivescovo di Sydney, George Pell, prefetto della Segreteria per l’Economia della Santa Sede. «Per me, una porta si è chiusa» con la Rivoluzione Culturale e la propaganda di regime, conclude Shen. «Ma un’altra si è aperta» con la Chiesa cattolica. Forse grazie alle lacrime di quella giovane donna di Shanghai, che Shen non ha mai dimenticato.

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