Google+

Da Einaudi al Saloon di Torino

aprile 21, 1999 Guaraldi Mario

L’ospite/Guaraldi

Non fosse che per l’acuto dolore che mi procura, se non per ciò che ha rappresentato per la cultura italiana, mi irrita che la morte di Giulio Einaudi sia stata poco più che l’occasione per acidule e aneddotiche “rese di conti” personali fatte a mezza bocca (Davico, Bonino, Fruttero e Lucentini, lo stesso Cases) o per i più triti luoghi comuni di chi (come Inge Feltrinelli: “l’ultimo dei grandi!”) da gran tempo ha nostalgie e pruriti solo delle piazze che senza pudore si definiscono “esclusive”, come quelle che Principe Giulio sapeva organizzare così bene nei castelli francofortesi, col gotha gauchista. Con Giulio Einaudi si chiude una stagione editoriale nata male e conclusasi peggio, dopo la “guerra di Segrate”, nella più totale omologazione e nel rinsecchimento di ogni tensione culturale. Noi editori più giovani ne siamo stati vittime e complici. Nel bollore psicanalitico degli anni ’70 ero arrivato a dichiarare pubblicamente che Giulio Einaudi era il nostro Edipo irrisolto: bisognava che trovassimo la forza di “uccidere”, psicanaliticamente, quel padre-padrone che pure aveva saputo generare in noi una cultura vagamente mostruosa per onnipotenza ma straordinariamente affascinante. Figlio di questa cultura, sono rimasto intrappolato per anni dal fascino ipnotico del “gusto einaudiano”: pura ideologia in bianche copertine, cocaina ideologica raffinata dalle scorie oleose che rimanevano ben stivate nei sacchi di Botteghe Oscure, da dove i Togliatti, i Paietta i Berlinguer (grande Berlinguer!) i Rodano e i Tortorella tiravano da lontano le fila della più straordinaria operazione di manipolazione politico-culturale mai realizzata in un paese occidentale; mentre i ragazzi di bottega con le magliette a strisce, i D’Alema, i Mussi, i Veltroni imparavano rapidamente e malamente. Altrove, a Milano, altri sciagurati, nevrotici e ben più arroganti editori figli di papà facevano ben di peggio: pubblicando con i soldi della solida azienda paterna, a casaccio e spesso per sbaglio, “Il Gattopardo”, gli ideologi della Berlino Est, Gunther Grass e Fidel Castro; e soprattutto addestrando giovani irrequieti, ignari di tutto, alla guerriglia armata. La sinistra legalitaria e al potere ha prontamente dimenticato – e fatto dimenticare – l’immagine di un uomo dilaniato su un traliccio, a Segrate. Rileggere il vecchio Montanelli, per credere e capire qualcosa di quegli anni di piombo editoriale: si stampava davvero col piombo delle lynotype e delle P38. I nomi di chi protestava contro “l’omicidio Feltrinelli” sono ancora là, in calce ai documenti dell’epoca, ed è interessante riscorrerli uno ad uno, dall’ex Direttore della Stampa, Carlo Rossella, in giù… Altri, come Adelina Tattilo, rimpinzavano di “cultura” le prime testate porno made in Italy (Playmen) che avrebbero di lì a poco inondato il mercato, con buona pace di quel magistrato fiorentino che fece condannare il mio “Libretto rosso dello studente” per istigazione alla prostituzione. Iroso, arrogante, algido, egoista, egocentrico: si è detto di Giulio Einaudi. Ma anche lagnoso e querulo quando doveva mendicare in Botteghe Oscure salvataggi miliardari per le sue Grandi opere Rateali di stampo sovietico. Senza spina dorsale quando si trovò, quasi senza accorgersene, a “presiedere” per acclamazione la Lega per una Editoria democratica, uscita dal Convegno di Rimini del ’74 più consistente dell’Associazione confindustriale degli editori, collocata presso la Regione Emilia Romagna, con Guido Fanti Presidente. E uomo senza dignità, quando lo relegarono all’ultimo piano dell’Electa, Principe decaduto, ormai inutilizzabile e perciò inutilizzato. I tempi erano cambiati. Il PCI era cambiato. Il Paese era cambiato. In peggio, bisogna pur dirlo. Solo le formiche, ormai, povero Giulio, sembravano incazzarsi sotto l’altero struzzo del suo logo. Ma era un “peggio” figlio di quella cultura, di quell’arroganza: quasi quanto il gratta e vinci inventato da Veltroni per salvare i Musei italiani dal degrado.

È morto Einaudi e un po’ mi sento letteralmente morire anche io, per opposte ragioni. Lui, mi pare, rassegnato, io ancora inutilmente e disperatamente ribelle. Eppure a Giulio ho voluto bene, come a Federico Gentile, come a Spagnol, come ad Alberto Mondadori. Sono anch’io di questa generazione, ormai scomparsa. Quanto a me, ho giocato la mia partita. Agli occhi di tutti, io, Guaraldi Editore, l’ho persa. Io penso che in realtà sia l’editoria italiana ad aver perso la sua battaglia: basta vedere come una manciata di milioni dell’IBM e di Lampi di Stampa può mettere il bavaglio a quella autentica rivoluzione distributiva che si chiama print-on demand e che il Consiglio d’Europa avrebbe voluto proporre alla “rinnovata” (?) Fiera del Libro di Torino dimostrando che l’alternativa culturale alla guerra in Kosovo è la salvaguardia delle diversità culturali, stampando da remoto, via Internet, i libri di testo per i bambini albanesi sradicati dalla loro terra, ovunque si trovino. Il Print on demand che verrà presentato a Torino è invece ridotto ad una sorta di collana di recupero per alimentare con “libri zombie” prelevati dai cimiteri dei cataloghi editoriali le quotazioni al ribasso del circuito librario di Messaggerie Italiane.

Ps: A verifica e discussione delle tesi qui esposte il lettore potrà trovare nel sito www.guardaldi.it un’ampia documentazione del “meglio” della Giulio Einaudi editore.

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Solida e ben fatta, la Seat Ateca 1.6 TDI Advance è il primo SUV della Casa spagnola. Si parte da meno di 24 mila euro chiavi in mano

L'articolo Prova Seat Ateca 1.6 TDI Advance proviene da RED Live.

La fortwo, l’utilitaria più corta sul mercato – è lunga solo 2,69 m – si aggiorna. La novità principale è rappresentata dalla disponibilità di serie, sin dall’allestimento entry level youngster, della frenata automatica d’emergenza e dei fendinebbia. Un upgrade in materia di sicurezza tutt’altro che marginale, esteso anche alla versione a quattro posti forfour. Tessuto […]

L'articolo smart fortwo e forfour 2018: danno di più proviene da RED Live.

Vi piace pedalare in collina? Se volete farlo in compagnia di migliaia di altri ciclisti, e con la possibilità di mettere alla prova il vostro spirito agonistico, l’occasione giusta è la 5° edizione della Granfondo Scott, in programma il 3 settembre 2017 con partenza e arrivo a Piacenza Expo. La manifestazione propone due percorsi, caratterizzati […]

L'articolo Granfondo Scott, al via il 3 settembre proviene da RED Live.

C’è qualcosa che non torna… Non dovevi cambiare radicalmente? Non dovevi votarti alla collocazione centrale del motore? Ah, manca ancora un anno? Questo, allora, significa che sei l’ultima versione della Corvette “tradizionale”. Il canto del cigno di una delle muscle car più apprezzate al mondo che, per festeggiare i 65 anni di carriera, debutta nella […]

L'articolo Chevrolet Corvette MY18: l’ultima volta proviene da RED Live.

“All for freedom, freedom for all”. È il nuovo motto di Harley-Davidson che intende sedurre anche chi non è (ancora) un motociclista

L'articolo Harley-Davidson, nuovo slogan proviene da RED Live.

MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download
logo EA-Group
logo EA-Group
logo La nuova Bussola quotidiana