tempi.cultura Mercoledì 17 Marzo 2010 
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Rahner: La personalità enorme e «pericolosa» del filosofo che «voleva troppo»

Da un po’ di tempo a questa parte vengono alla luce in modo crescente pubblicazioni critiche nei confronti della teologia di Karl Rahner.

di Piero Cantoni

Da un po’ di tempo a questa parte vengono alla luce in modo crescente pubblicazioni critiche nei confronti della teologia di Karl Rahner. L’importanza di Rahner per la teologia (e non solo per quella) del nostro tempo è difficilmente sopravvalutabile. Ci troviamo indubbiamente davanti ad un gigante del pensiero. E’ noto l’elogio che ne ha fatto a suo tempo Hans Urs von Balthasar, che può essere a buon diritto considerato un suo fiero avversario: «Considero Karl Rahner, nell’insieme, la più robusta intelligenza teologica del nostro tempo». L’influenza di Rahner fu importante nel concilio ecumenico Vaticano II – di cui è stato perito – e nel burrascoso periodo del postconcilio, paragonato da Benedetto XVI a una «battaglia nella notte». Direi che soprattutto qui la sua impronta si è rivelata determinante: attraverso i suoi tanti e potenti discepoli e un certo modo di affrontare le questioni religiose da lui inaugurato. Ciò spiega la difficoltà di elaborare una critica oggettiva nei suoi confronti e anche le resistenze che ci sono ad ammettere un giudizio critico sul “maestro”, soprattutto quando si punta non tanto a discutere questo o quel punto di dottrina della sua sconfinata opera teologica, ma si vuol mettere in discussione l’impianto stesso della sua teologia.
Questione delicata, perché la teologia di Rahner persegue indiscutibilmente l’obiettivo di una sintesi onnicomprensiva, proprio alla luce del moderno concetto di trascendentale. Scriveva Joseph Ratzinger nel 1982, discutendo il Corso fondamentale sulla fede: «Mi sembra che il problema vero e proprio della sintesi di Rahner sia il fatto che egli ha voluto troppo. Egli ha, per così dire, cercato la formula filosofico-teologica di portata universale, che gli avrebbe permesso di dedurre in maniera coerente, a partire da fondamenti necessari, la totalità del reale ».
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