03 Novembre 2009
Schooyans: Pregasi non proliferare
Un libro ricostruisce carte alla mano l’origine, gli sponsor e le menti della foga antinatalista che ha preso il sopravvento nei consessi internazionali. Onu in testa
di
Lorenzo Fazzini
Ora è certificato. Una delle espressioni più utilizzate dall’Onu e da varie organizzazioni internazionali, “salute riproduttiva”, significa letteralmente qualcos’altro: «aborto legale». Lo ha dimostrato Michel Schooyans, autorità mondiale in materia di studi demografici. Docente di Filosofia politica all’università cattolica di Lovanio, in Belgio, Schooyans è stato visiting professor in vari atenei del mondo e autore di una ventina di libri tradotti in numerose lingue. Ha anche il raro privilegio di essere stato stimato da due pontefici. Infatti uno dei suoi testi, Il nuovo disordine mondiale (San Paolo), presentava la prefazione dell’allora cardinale Joseph Ratzinger, mentre Giovanni Paolo II consigliava ai collaboratori più stretti la lettura dei suoi volumi, come svela il defunto cardinal López Trujillo nella prefazione a Terrorismo dal volto umano, documentatissimo saggio in uscita per i tipi dell’editore Cantagalli.
Lungo queste pagine, infarcite di citazioni di documenti delle agenzie internazionali, l’autore ha il merito di mostrare le radici profondamente antiumane e razziste delle politiche demografiche che vanno per la maggiore nei corridoi dell’Onu, dell’Oms e via dicendo.
Tutto inizia negli anni Sessanta, quando si afferma la mentalità neo-malthusiana del Club di Roma tanto cara all’editorialista del Corriere della Sera Giovanni Sartori, quella visione secondo la quale nel mondo siamo in troppi e i primi che devono togliersi di mezzo, limitando le nascite, sono i poveri del Terzo mondo. E qui scende in campo l’artiglieria pesante del pensiero progressista, l’Alan Guttmacher Institute, la Planned Parenthood Federation et similia. Il germe delle future politiche internazionali per il controllo demografico consta – scrive Schooyans – nel cosiddetto Memorandum di Jaffe, dal nome del presidente del Guttmacher dal 1968 al ’78: un testo, datato 11 marzo 1969, che presenta le modalità concrete per limitare le nascite nelle nazioni sottosviluppate, parlando esplicitamente della necessità di «incoraggiare l’aumento dell’omosessualità, ristrutturare la famiglia, tasse sostanziali sul matrimonio e sul bambino, tassare di più le persone sposate rispetto ai celibi, sterilizzazione obbligatoria per tutti coloro che hanno due figli». Analizza Schooyans: «Abbiamo visto realizzarsi nella pratica tutti i punti del programma esposto da Jaffe: l’aborto è stato ampiamente legalizzato; la sterilizzazione su larga scala è diventata fatto corrente, spesso patrocinato dai poteri pubblici; l’omosessualità beneficia sempre di più di uno stato legale; la caduta della fecondità, le sue cause e le sue conseguenze vengono sistematicamente nascoste».
Abortisti per tutte le stagioniSchooyans rintraccia lo slittamento delle posizioni demografiche antinataliste dalle organizzazioni private pro-aborto (Planned Parenthood, Guttmacher eccetera) a istituti pubblici come l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) o l’Unfpa, l’agenzia dell’Onu per le attività di popolazione. La quale, curiosamente, destina più denaro alla voce “salute riproduttiva” che alle misure per lo sviluppo reale dei paesi poveri. Un esempio di questa “trasmigrazione” concettuale attraverso persone concrete è Nafis Sadik, dottoressa pachistana. Negli anni Sessanta è lei a curare la diffusione in Pakistan e Asia del pensiero di Bernard Berelson, presidente del Population Council, un centro antinatalista, che lavora insieme con il sopracitato Jaffe. Dal 1987 al 2000 riveste la carica di direttrice esecutiva dell’Unfpa, mentre nel 1994 è segretario generale della Conferenza del Cairo sulla popolazione, quella dove solo grazie all’azione della Santa Sede l’aborto non fu inserito tra i metodi di controllo delle nascite.
Inserito da mario romanelli il 13 Novembre 2009 - 11:42am
"Da quella mia incauta e spavalda (avevo trenta anni) dichiarazione, pubblicata in prima pagina a nove colonne sul quotidiano torinese e ripresa da tutta la stampa nazionale, sono originati tutti i miei guai giudiziari, unica consolazione aver favorito l’approvazione della legge 194, che stagnava nelle sorde e grigie aule parlamentari."
Così parla su http://ilbrigante.com/modules.php?name=News&file=article&sid=16107 Achille della Ragione dell'articolo su 9 colonne della Stampa degli Agnelli e di Peccei del 28 aprile 1978, dopo la sua condanna definitiva da parte della Cassazione a dieci anni di carcere, il 28 agosto 2008, per aver praticato aborti su donne non consenzienti e per aborti clandestini!
"Incauta e spavalda" fu la dichiarazione del ninnillo a cui non erano ancora spuntati i dentini di latte (avevo solo 30 anni!?), dell'unico fesso di Napoli che vuole fare fessi tutti gli Italiani, dopo averne ammazzati 5 milioni con la 194 con la complicità di Francesco Santini, di Pannella, di Aurelio Peccei, di Giovanni Agnelli.
Inserito da mario romanelli il 13 Novembre 2009 - 11:30am
La trappola costruita da La Stampa degli Agnelli con la complicità del mostro, Achille Della Ragione il 28 aprile 1978 per far scattare la 194 -
LA STAMPA
Anno 112 – Numero 96 – venerdì 28 aprile 1978
IN UN ANNO UN GINECOLOGO HA GIA’ ACCUMULATO OLTRE UN MILIARDO
MEDICO DI NAPOLI FACCIO SOLDI CON L’ABORTO
Esegue 50-60 interventi al giorno: “La maggior parte su ragazzine” – Polemizza: “I miei colleghi sono più cari”
Dal nostro inviato speciale
NAPOLI – Ha condotto un aborto un aborto su una ragazzina di undici anni, ha interrotto la trentaquattresima gravidanza di un’impiegata cinquantenne, è intervenuto, in due anni, su quattordicimila donne. In via Manzoni, al Vomero, nella rispettabilità di un quartiere medio-borghese, un medico accetta, senza remore, il colloquio. La sua agenda diventa la più vasta ed attendibile indagine sull’aborto a Napoli. Un primo impatto violento e drammatico, nel capoluogo partenopeo dove, alla vigilia del voto al Senato, la geografia italiana delle strutture sanitarie chiamate dalla nuova legge all’interruzione volontaria della gravidanza, si arricchisce di una testimonianza inconsueta, mai perplessa, di un ginecologo. Con certezza spavalda si interroga sul costume del Sud e nega, per Napoli e il Meridione, un’applicabilità concreta per la nuova disciplina che introduce in Italia l’aborto legale. “A Napoli, l’aborto come contraccettivo” e subito aggiunge che per lui è una fortuna perché, in banca, ha già un miliardo.
Trent’anni, specializzazione in ostetricia, Achille Della Ragione conserva del padre, che fu direttore di banca lo scrupolo del contabile. Tutto annota, tutto riporta dei quaranta aborti che lo porta, dodici ore su ventiquattro, a interrompere gravidanze. E’ il denaro a spingerlo, lo ammette. S’è proposto di accumulare due miliardi in contanti. Ha già superato la metà della somma e dice: “Tra otto, dieci mesi, dico basta all’aborto. Bisogna sapersi fermare”. A volte, a sera, quando l’ultima cliente ha chiuso la porta, si sente un killer. “L’aborto – dice – è un atto violento che ripeto con monotonia. Chiedere 100 mila lire non è molto: l’atipico è che le incasso 40 – 50 volte ed anche 60 volte al giorno, ma poiché il grosso guadagno è mio, a trent’anni, chiudo un occhio”.
Achille Della Ragione non paga tasse, accetta di comparire in una cronaca, non mostra timore. Il denaro lo rende potente: “Sono diventato un intoccabile; fisco e magistratura non mi fanno paura, l’aborto clandestino – a Napoli – tesse trame sottili”. Poi si vuole riscattare: “Tra otto, dieci mesi, con due miliardi in banca, smetto. Mi dedicherò ad una grande consultorio gratuito, la ricerca scientifica mi attrae. Sperimento, già in questi giorni, una nuova forma di sterilizzazione reversibile. Ho una moglie, due bambini, mi voglio godere la famiglia, libero dal bisogno”. Nessuna remora, e una giustificazione vaga di politica demografica, a colpi di 100 mila lire. Ma lui dice: “Chiedo poco, i miei colleghi pretendono da cinque a dieci volte più di me: da 500 mila lire ad un milione; io posso fare prezzi di svendita, perché uso il metodo Karman: un aborto in sessanta secondi”.
Passano per lo studio di via Manzoni nubili e sposate in ugual percentuale. Adesso è l’ora delle ragazzine: “Quattordici, quindici anni e sono già da me”. Le giovanissime rappresentano il 10 per cento. Arrivano dai quartieri del vecchio centro di Napoli e dalle nuove zone di residenza. Lui, il medico, le interroga e annota. Per la maggior parte hanno avuto rapporti con coetanei. I quattrini per l’aborto li raccolgono con collette: “Io non sono tenero – dice Della Ragione – l’aborto è un atto violento, va sofferto è bene che paghino”. Le giovanissime, quando Della Ragione, non ancora laureato, cominciò ad intervenire, erano rare: “Ora sono aumentate, il vero salto l’ho registrato negli ultimi anni”.
Conserva, in un cassetto, una boccetta colma di alcol. Vi galleggia, all’interno, un feto di sette settimane e lui lo mostra. “Ecco che cosa si uccide – dice – un vero bambino, in miniatura ma perfetto: se le mie clienti lo vedessero io non incasserei una lira”. Della Ragione è un uomo contraddittorio, sembra commosso. Poi si riprende: “La mia posizione è neutrale. Non invito a desistere, non incoraggio; sono un uomo pratico, non faccio l’avvocato del diavolo contro i miei interessi”. Mostra di essere un personaggio. Ha un unico timore: le rapine. E nel suo studio, non pochi, son tornati, pistola in pugno, a chiedere l’incasso. “Ho due collaboratori – racconta – preparano le ragazze, io intervengo. Adesso siamo armati, l’ultima visita, pistola in pugno, l’abbiamo avuta la settimana passata. Vivo assediato in un bunker e anche per questo voglio smettere e qualificarmi professionalmente, con la ricerca e lo studio”.
Riprende i calcoli. Lavora cinque giorni la settimana. Il metodo Karman, a Napoli, sono soltanto in due ad applicarlo. Gli abortisti sono in città una ventina su cento ginecologi. “Io faccio la parte del leone – dice – i prezzi bassi hanno convogliato nel mio studio gran parte della domanda, ma di certo anche gli altri lavorano. In più ci sono i non medici: le mammane, le ostetriche che nei ceti più bassi ancora resistono con le loro sonde e fanno buoni incassi”.
Che cosa accadrà con la nuova legge? Per Della Ragione non ci sono dubbi. “A Napoli –dice –sono certo l’obiezione avrà successo. I medici rifiuteranno l’aborto né le donne si presenteranno in ospedale con il rischio di pubblicizzare l’interruzione di gravidanza”.
Calcola che in città siano non meno di duecento gli aborti compiuti ogni giorno e dice: “Le strutture ospedaliere per rispondere alla domanda andrebbero rafforzate del 30 per cento, e ciò è impossibile”. Se non si usa l’aspirazione, l’aborto richiede un vero e proprio intervento chirurgico. E allora tutto andrà avanti come prima, con gli abortisti e gli studi clandestini.
Il campanello continua a suonare; Della Ragione lascia aspettare. Che farà se riuscirà ad interrompere? “Mi dedicherò allo studio, in questi anni ho trascurato ogni cosa. Mostra, in una cornice sottovetro, alcuni gettoni d’oro e domanda: “Si ricorda di Rischiatutto? Mi presentai nel ’71 come esperto sui premi Nobel. Questo, incorniciato, è mezzo chilo d’oro”. Sul velluto blu l’impronta di un gettone che è scomparso. “Me lo hanno rubato – racconta – ho girato gli occhi, e ho trovato il vetro rotto: si sono presi 35 grammi d’oro, ma a me non importa: tra qualche mese avrò il secondo miliardo”.
Lasciamo via Manzoni, è sera. Dal Vomero, Napoli brilla di mille luci. Lo studio di Della Ragione è ancora illuminato. Nessun rimorso, nessun dubbio. Il più noto abortista della città investe in buoni ordinari del Tesoro. Ha un solo cruccio: l’inflazione e l’ansia di non fare in tempo ad accumulare abbastanza denaro. “Sono come un giocatore – ha detto – l’aborto e i suoi guadagni mi danno una sensazione di potenza”.
E allora, accade che tutto sia possibile in queste ultime settimane di clandestinità. Ma da metà maggio che cosa accadrà? Della Ragione continuerà ad incassare ogni giorno alcuni milioni, convinto che Napoli sia il suo Eldorado? Anche il tassista conosce questo indirizzo di via Manzoni: “A Napoli – dice – tutto è possibile, la città è porto franco”.
Francesco Santini
Inserito da mario romanelli il 13 Novembre 2009 - 11:19am
Perché nessuno smaschera questi lupi travestiti da Agnelli?
Perché, se chiedi al presidente del MpV Italiano, chi sono alla luce dell'E.V. i nemici della vita, ti risponde con un elenco di forze impersonali del male: con l'edonismo, il consumismo, l'ateismo, il secolarismo?
E ho sentito poi parlare una sola volta il presidente di Verità e Vita, di Malthus, nelle sue mensili trasmissioni radiofoniche a Radio Maria sulla bioetica.
Perché non si vuole parlare dei neomalthusiani?
Perché si ha forse paura di loro? E che male possono fare? Forse far fare la fine di Buttiglione?
Inserito da mario romanelli il 13 Novembre 2009 - 11:02am
Non solo "Giuventus", donne, soldi e motori per gli Agnelli, ma interesse primario per l'aborto, per la distruzione della famiglia con i DICO, per l'eliminazione dei pesi morti dei rifiuti umani, per la creazione di confusione sessuale con la moltiplicazione dei sessi con successivo orientamento verso la sterile omosessualità.
L'amore per gli uomini di questi filantropi, amici di Rockefeller, è bene specificato da questa espressione lirica del loro pupillo, fondatore del Club di Roma, Aurelio Peccei, candidato da Pannella a presidente del Cosiglio dei ministri: “Gli uomini continuano a vivere sul pianeta come i vermi sulla carogna: divorandola. Sanno che alla fine moriranno, ma continuano a divo-rarla."
A. Peccei - Intervista - La Repubblica, 31 dicembre 1980
Inserito da mario romanelli il 12 Novembre 2009 - 12:39pm
Il memporandum di Jaffe, alias il Manifesto neomalthusiano lo si può trovare su http://www.nogenocidio.org/2008/03/21/manifesto-neomalthusiano/index.htm... -
Su http://www.fattisentire.org/ c'è l'opuscolo sui DICO che parla di Rockefeller, Ford, Packard, Turner Soros, IlClub di Roma, L'IPPF, Bernard Berelson, Population Council, gli Agnelli
Si tratta di un denso opuscolo di 60 pagine scaricabile gratuitamente cliccando qui: http://www.totustuustools.net/DICO.zip