Venerdì 30 Luglio 2010 I nostri giovani non sanno più parlare delle cose. Ma ogni pezzo che manca al linguaggio è un colore della vita in meno. E questo vale pure per la grammatica
La BocconiTrovato&Partners di Milano ha indagato sulle conoscenze lessico-grammaticali dei nostri studenti (delle scuole superiori). Il 38 per cento ha difficoltà col congiuntivo, il 27 per cento con il condizionale e il 31per cento col passato remoto. Nello scritto, il 63 per cento ha problemi con gli accenti e il 22 per cento va in crisi se deve usare doppie consonanti.
Questi risultati hanno una valenza ben più estesa di quella scolastica: il linguaggio non è materia staccata dal vivere né dalla personalità. Ogni tempo verbale, ogni accento, ogni sfumatura corrisponde a un’immagine, un ragionamento, una dinamica del pensiero e del sentimento. Impoverire il linguaggio è impoverire la persona, il bagaglio individuale di sensazioni, sentimenti, ricordi, previsioni, progetti. E la comunicazione. Il congiuntivo indica una possibilità, un fatto che si pone come eventuale. L’uso del congiuntivo presuppone la capacità di distinguere tra fantasia, ipotesi e realtà. È un modo la cui presenza nella mente permette la creatività, la speranza, il rimpianto: una serie di emozioni e modi di essere che colora il pensare e capire eventi e persone. Senza congiuntivo si è tendenzialmente rigidi, privi di alternative e di fantasia. Il condizionale indica invece un evento che si verifica solo se è soddisfatta una determinata condizione. Possedere il condizionale è la base per ogni ricerca, per la sperimentazione, e ancora per la distinzione della realtà dalla fantasia o dalla superficiale induzione. Nell’itinerario scientifico sulla strada del condizionale è compresa la capacità di autocritica e di riconoscimento sereno dell’errore. Il passato remoto indica invece avvenimenti compiuti in un passato lontano dal momento in cui si parla. È il fondamento della storia, del senso della vicenda personale e sovrapersonale. Esprime la capacità di collocare cronologicamente i fatti, a prescindere dall’informazione scarna delle date. L’assenza del passato remoto attualizza tutto, togliendo la prospettiva temporale e rendendo difficile la comprensione delle cause. Quanto agli accenti, danno il ritmo, il timbro del comunicare; i sinonimi, la coscienza delle piccole differenze. Un conto è dire “bello”, un altro conto è saper distinguere fra leggiadro, grazioso, splendido, magnifico, gradevole, armonioso…
Pensierini, temi e analisi logica
Così, ogni pezzo di grammatica “tagliato via” è un colore in meno nella vita, un talento in meno, uno sviluppo minore del cervello. Fino ad arrivare alla noia del tutto uguale, all’inconsapevolezza del percorso causa-effetto, all’incapacità di progettare, all’atrofizzazione del dialogo. Infatti sono problemi assai diffusi la noia, la mancanza di progettualità, la contemporeanizzazione di tutto, il valore effimero ed eterno dato all’attimo presente, il grigiore della mancanza di alternative. Tutte caratteristice della depressione, della debolezza, del’incomunicazione con sé e con gli altri. Per fortuna, oltre il 50 per cento degli studenti dà una sufficienza risicata al proprio vocabolario e l’80 per cento rivela di essere stato a disagio per non aver capito una frase dell’interlocutore. Quanto al pregiudizio secondo cui l’andar male in italiano coincida con l’andar bene nelle materie scientifiche, è sfatato dal rapporto Ocse-Pisa, che dà come peggiori degli italiani, in Europa, solo gli studenti della Grecia (39esimo posto), della Bulgaria e della Romania. Tolte le inutili specializzazioni, bisogna riproporre a tutti le elementari: i pensierini dalla seconda, i temi dalla terza, l’analisi logica e del periodo della quinta. Per recuperare lo splendore della nostra mente, umiliata e ingabbiata forse da troppi ignoranti che sono stati al potere o forse da un malcelato intento di rendere i cittadini ignoranti, cioè manovrabili.
*psichiatra