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Culle vuote? Non è solo un problema economico e di asili. Perché nessuno affronta i “temi proibiti”?

ottobre 2, 2014 Giuliano Guzzo

Se nascono sempre meno bambini in Italia è “anche” in conseguenza della recessione economica. Ma non solo. Gli esempi della Germania e dell’Emilia-Romagna

Tratto dal blog di Giuliano Guzzo Il progressivo rallentamento delle nascite in Italia, quantificato dal Censis in qualcosa come 62.000 nati in meno all’anno dall’inizio della crisi, inizia ad allarmare ed il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, assicura di voler «studiare il declino della fertilità e le sue cause». Pur consapevoli della complessità del problema – e certi che il Ministro potrà avvalersi della consulenza di esperti ben più autorevoli – ci permettiamo, nella speranza di offrire un contributo utile e ricorrendo ad una sintesi estrema, di svolgere alcune considerazioni di carattere generale rispetto ad un argomento decisivo per il futuro anche se sovente affrontato con una superficialità che impedisce di spingersi oltre ad una mera lettura dei dati delle statistiche. La prima considerazione è che non esiste una diretta conseguenza fra crisi economica ed inverno demografico: molti lo credono, ma si tratta di un legame valido solo indirettamente. Se cioè nascono sempre meno bambini è anche in conseguenza della recessione economica, ma il precariato e l’impoverimento – per quanto evidenti e purtroppo drammatici – non bastano a descrivere lo scenario attuale.

Lo mostra in modo chiaro l’esempio della Germania che, pur essendo interessata dalla crisi in misura decisamente più leggera rispetto all’Italia, come Paese sconta una denatalità più ancora grave: 8,4 bebè ogni mille abitanti per il 2012, perfino peggio degli 8,5 registrati da noi. Se si vuole spiegare la denatalità, insomma, la crisi non basta. E non bastano neppure – seconda considerazione – elementi quali l’occupazione femminile o gli asili nido. Lo spiega bene lo statistico Roberto Volpi quando ricorda il sorprendente caso dell’«Emilia Romagna, già dalla fine degli anni Sessanta all’avanguardia fra tutte le regioni italiane (con un indice di posti-nido ogni cento bambini migliore di quello europeo, il cento per cento di posti nelle scuole materne e un’occupazione femminile di livello europeo». Ebbene, nel pieno degli anni Novanta, dall’alto di questi record, in Emilia Romagna si è assistito – continua Volpi – «al precipitare delle nascite di anno in anno fino all’inconsistenza di 0,9 figli per donne […]record nel mondo ancora ineguagliato» (Il Foglio, 28/10/2010, p. III). Né la crisi in particolare né, in generale, la dimensione economica bastano a spiegare la stagnazione riproduttiva europea.

Il discorso sulle origini delle denatalità diventa invece più lineare – terza considerazione – se si esamina la crisi del matrimonio, che non è stata meno drammatica, anzi, di quella delle culle vuote: fra il 1970 ed il 2009 nel Regno Unito sono passati da 8,5 matrimoni ogni 1000 abitanti a 4,4, in Francia dai 7,8 ai 4,0, in Germania dai 7,4 ai 4,6, in Italia dai 7,3 ai 3,6.  Non è dunque ragionevole ipotizzare che nascono meno figli anche perché ci si sposa meno e ci si sposa meno perché manca la fiducia nell’istituto e, prima ancora, quella nel futuro che l’unione indissolubile sigilla? Il problema delle “culle vuote” – certamente cronicizzato dal divorzio e dalla contraccezione – non potrebbe essere dunque anzitutto di origine antropologica e spirituale? Ci rendiamo conto che oggi la dimensione religiosa appaia poco interessante, ma se ci fermassimo «al tabagismo, a fattori ambientali, a malattie professionali e non», come detto dal Ministro, scopriremmo qualcosa in più solo sull’infertilità; infertilità che però, come l’economia, spiega solo in parte l’inverno demografico. Anche perché, a ben vedere, alla denatalità europea concorre anche l’aborto volontario che, praticato una volta ogni 11 secondi, restringe di molto il numero dei nati. Ma questo, come la crisi religiosa, è un altro tema proibito.

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30 Commenti

  1. LUCA scrive:

    TEMI PROIBITI: E’ VENUTA L’ORA DI SCOPERCHIARE IL PENTOLONE!

    E PORTARE LA LOTTA CULTURALE DOVE PIU’ MANCA: UNIVERSITA’, SCUOLE, TALK SHOW
    E GIORNALI

    • angelo scrive:

      Approposito, ieri, da ex-studente della statale di Milano, sono andato a volantinare per una iniziativa contro l’ aborto e la legge 194. La più ingiusta delle leggi, che legalizza la soppressione di esseri umani e la fa pagare ai contribuenti (ma non c’era al crisi? Per ammazzare la gente, la crisi non c’ è…).
      Sabato 25 ottobre chi vuole può venire a manifestare per la vita. Piazzale Cadorna, Milano, ore 15.

    • angelo scrive:

      Approposito, ieri, da ex-studente della statale di Milano, sono andato a volantinare in università per una iniziativa contro l’ aborto e la legge 194. La più ingiusta delle leggi, che legalizza la soppressione di esseri umani e la fa pagare ai contribuenti (ma non c’era al crisi? Per ammazzare la gente, la crisi non c’ è…).
      Sabato 25 ottobre chi vuole può venire a manifestare per la vita. Piazzale Cadorna, Milano, ore 15.

  2. Andy scrive:

    Tutti uniscono il problema della crisi finanziaria alla denatalitá. Peccato che nessuno si rende conto che le culle vuote cerano giá da anni, ancora prima della crisi come gli anni ’90. Perché nessuno guarda ai nostri nonni? mio nonno era italiano ha avuto 7 figli tra la fine della WWII e il post war, come pensate che era l’Italia nel 1946? un paradiso? Qui oggi il problema é culturale, trovi una ragazza di 20 anni incinta e la guardano come un’appestata, vedi una mamma con tre bambini e pensano che sia una tr.. (scusate il termine, volevo rendere meglio l’idea). La crisi? la solita banale scusa della volpe con l’uva.

  3. Elena scrive:

    Ma perche’ persone tanto “spirituali” si prendono a cuore un problema così materiale come la crescita demografica della specie umana sulla terra? Io che non mi vanto di nessuna spiritualità mi occupo maggiormente del destino dell’anima-coscienza essenziale dopo la morte, ma voi davvero siete convinti che esista un dio che vi premierà perché avete fatto cadere tante altre anime nella ruota samsarica e magari anche in forme basse ed infelici di esistenza? Se non foste degli aspiranti alla tirannide bioetica sareste meritevoli di compassione.

    • EquesFidus scrive:

      Domanda: che cosa c’entra il Samsara con il cattolicesimo? E soprattutto, perché questa ignoranza? Per noi la vita è un dono, anzi è il massimo dono di Dio dopo la salvezza (che non può esserci, però, se non si viene creati), tanto che in passato non veniva concesso il funerale ai suicidi (ma solo una benedizione della salma) proprio per questo motivo. Anche perché il problema non è la crescita demografica, è la decrescita ed i metodi che si vogliono adottare (aborti, eutanasia e sterilizzazioni forzate, accompagnate da forme di unioni contro-natura, contraccezione e politiche del figlio unico) per ottenerla, tutti molto pericolosi (se non per la società per il singolo) ed immorali.

      • Elena scrive:

        C’entra perché mi riferivo all’essere spirituali in generale e non all’essere cattolici. Quanto a dio che crea anime in occasione di alcuni rapporti (etero)sessuali umani (non si sa bene come selezionati) e che si offenderebbe se qualcuno lo disturba in questo suo passatempo sembra proprio un’idea inventata per supportare interessi demografici molto materiali.

        • Cisco scrive:

          @Elena
          Se le persone sono esseri (anche) spirituali, solo con la loro nascita e’ possibile mettere al mondo nuove anime. Gli interessi demografici sono quelli dei popoli che non vogliono invecchiare soli e senza più uno straccio di stato sociale. Certamente evitare il suicidio è un ragionevole “interesse demografico”!

          • Elena scrive:

            Ma perché questa esige nza di “nuove “anime, potrebbero essere sufficienti quelle esistenti (comprese quelle dei deceduti nei secoli di storia umana). Se non vuoi invecchiare da solo sei libero di avere figli, ma la legge non può (con vari sistemi di ostacolo alla contraccezione e all’aborto) imporre di riprodursi alle donne che non vogliono vivere questa esperienza, vista la natura strettamente personale della prestazione. Poi quanti in futuro abiteranno l’Italia e quali è un problema che non dovrebbe interessarci, ci penseranno i futuri stessi, la storia è piena di.mutazioni e transizioni demografiche.

            • claudio scrive:

              Elena, bevi di meno…

            • Cisco scrive:

              @Elena
              Quindi secondo te sarebbero in discussione delle leggi che vogliono imporre alle donne di riprodursi… Vorrei farti presente che tale “prestazione” è del tutto volontaria, e infatti si tratta di sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che se non nascono più persone ci estinguiamo. Qundi si può decidere liberamente di mettere ina tto queste “prestazioni” per non fare la fine del panda oppure bisogna prima chiedere il permesso a qualcuno? Sostenere che quante – e fiananche quali – persone abiteranno in futuro l’Italia è addirittura un problema che non dovrebbe interessaci penso che abbia ragione Claudio: devi bere di meno. Anche perché in futuro (prossimo) potrebbero vietarlo…

              • Elena scrive:

                Dici che le menti dietro questo sito pensano solo ad una campagna di sensibilizzazione? Che non vorrebbero provvedenti repressivi e coercitivi da parlamento e governo? Comunque sono astemia mai bevuto.

            • EquesFidus scrive:

              A parte il fatto che ridurre la gestazione ed il parto ad una “prestazione” è, perdonami, di un’inumanità e di una pochezza sconcertante, ma perché il futuro della popolazione della mia Patria non dovrebbe interessarmi? Perché non devo guardare, oltre che al presente, al futuro? Per egoismo? Per mancanza di lungimiranza? Per questi due fattori messi insieme? Io questi discorsi proprio non li capisco: sarà una mia mancanza.

        • EquesFidus scrive:

          Se si sta parlando con dei cattolici si deve usare terminologie ed argomenti inerenti il cattolicesimo; detto questo, il Samsara ed il concetto indo-buddhista di reincarnazione non c’entrano nulla col cristianesimo.
          A me sembra una cosa logica, invece: Dio vuole la salvezza degli esseri umani, ma tale salvezza non può avvenire se il soggetto (l’individuo) non esiste. Mi sembra scontato. Poi certo che è un bene mettere al mondo figli, anche se nessuno può essere obbligato a farne; solo, i mezzi per favorire la lussuria anziché la procreazione sono, in quanto immorali e contrari al disegno divino, proibiti dalla religione cristiana. In tutta onestà, non capisco quale sia il problema: la posizione cristiana è chiara sin dalla Genesi, coi figli visti non come incidenti o disgrazie ma come doni divini. Credo, ad ogni modo, che chi parla contro questa visione della realtà non abbia figli, o forse nemmeno fratelli.

  4. Una curiosa scrive:

    Allora secondo voi in concreto, se il problema della bassa natalità, non dipende da motivi economici e se anche quando si sposano le donne fanno pochi figli e soprattutto tardi, qualcuno potrebbe dirci come mai. Secondo voi quand’è il motivo di scelte del genere da parte delle donne?

    • Ugobagna scrive:

      E’ dagli anni 70′ che in Italia è partito un crollo della natalità rispetto al baby-boom dei decenni precedenti. Questo soprattutto nel Centro Italia e in parte anche al Nord (mentre nel Sud era rimasto elevato e continuava ad esserci molta migrazione interna).
      Addirittura agli inizi degli anni ’90 in Emilia-Romagna (che assieme alla Liguria e alla Toscana era l’epicentro di questo crollo della natalità) si era arrivati a circa 0,9 figli per donna (un valore bassissimo) e la popolazione stava rapidamente invecchiando e stava cominciando anche a diminuire.

      Questo processo non aveva niente a che fare con considerazioni di tipo economico ma di costume che in quegli anni in Italia si è trasformato, si è modificato in profondità in ambito familiare e sociale e oggi ne vediamo gli effetti di lungo corso.
      La massiccia immigrazione straniera a partire da metà degli anni ’90 ha in parte nascosto questo problema nel senso che la popolazione aveva ricominciato rapidamente a crescere e anche le nascite parzialmente a risalire ma solo grazie alle donne straniere, il numero di figli delle donne italiane non aveva mai ricominciato veramente a crescere (il saldo naturale di queste regioni centrali era rimasto comunque sempre negativo come lo è tuttora)

      Ora con la crisi economica l’immigrazione sta diminuendo (quella regolare ovviamente, non parlo dei braconi, guardate i dati degli ultimi due anni) e anche il numero di figli delle donne straniere sta decisamente scendendo.
      Questo, unito ha un fenomeno del tutto nuovo, cioè il crollo della natalità al Sud che non si era ancora verificato nel dopoguerra (negli ultimi decenni il Sud è sempre stato un serbatoio di popolazione giovane che emigrava al Nord, ma ora ha anch’esso un saldo naturale negativo in tutte le regione tranne forse la Campania grazie alle provincie di Napoli e Caserta ma siamo lì) ha fatto di nuovo crollare le nascite portandole al minimo storico, l’indice di vecchiaia è ai massimi storici (siamo vicini a 150) e la popolazione è stazionaria (ma potrebbe cominciare a scendere).
      Questo è un grande fattore di declino, le nuove generazioni studiano, aprono nuove strade, consumano, senza di esse avremo solo una popolazione vecchia, magari piena di risparmi ed esperienza senza nessuno a cui trasmetterle, le politiche a sostegno della natalità possono aiutare ma se la mentalità della gente è antinatalista e antifamiliare non serviranno a niente (i commenti su questo sito ne sono un esempio).

      Sarebbe bello discutere in maggiore dettaglio sui numeri…

      • Elena scrive:

        È ovvio che la recessione economica non è il solo fattore, ma di certo incide non poco; ma chi pensate debba mantenere i figli delle coppie o delle donne disoccupate?
        Di certo nei paesi dove le donne sono istruite e effettivamente libere di scegliere non ci si può aspettare più di 1 figlio a coppia, solo una minoranza di donne sta così bene in gravidanza e puerperio ed è così appassionata di puericultura da desiderare di ripetere più volte l’esperienza. La realtà è che avere figli non è per niente piacevole,non è come nella melassa degli spot di articoli per neonati, non lo è mai stato e dove le donne sono libere di scegliere, per una legittima propensione ad evitare la sofferenza limitano le nascite.

  5. dioèqui scrive:

    chiediamo alle femministe convinte e alla società che le ha rese arriviste????

    • Filomena scrive:

      Eh certo per voi le donne devono solo fare figli e le colf gratis. Quei tempi sono finiti e non tornano più, rasseganatevi.

      • giovanna scrive:

        Io credo che il fare figli non riguardi solo la donna, i figli si fanno in due, e se figli se ne fanno pochi , pochissimi, è un problema della società, non della donna, ma dell’uomo e della donna, della visione che hanno del futuro, a cosa aspirano.
        Comunque, che immagine triste quella della colf per una madre, che squallore, che visione meschina della donna.
        Io, per fortuna, ho avuto tutt’altro esempio da mia madre, già laureata negli anni 60, che ha tirato su i figli con amore, insieme a mio padre, senza che mai nessuno dei due si sia mai sentito sminuito dal lavoro e dalla fatica. Spero di essere un simile esempio per i miei figli, di una persona non frustrata dalla vita, che accoglie, che non recrimina, che ama ed è riamata.
        Mi dispiace che ci siano delle donne che hanno questa immagine tristissima della loro femminilità, che vivono di recriminazioni, che non hanno mai conosciuto l’amore.

        • Filomena scrive:

          Giovanna
          Sono d’accordo che la scelta di fare dei figli riguarda la coppia e non solo la donna ma è pur vero che i figli li mette al mondo la donna è non l’uomo quindi e se non altro per questo “maggiore impegno” le andrebbe riconosciuta una priorità di scelta. Il riferimento alla colf era in risposta al commento acido di Dioèqui e rendeva ovviamente pan per focaccia. Non si capisce perché se un uomo dice che prima di avere figli deve far carriera per mantenerli, lo si giudica un buon padre di famiglia, responsabile mentre se lo stesso ragionamento lo fa la donna allora non va più bene. Quanto poi alla capacità di accogliere i bisogni dell’altro dentro la famiglia senza “stare lì col bilancino” pensavo ci fossimo chiarite in un altro scambio recente di post sulle minacce e professione. Vedi alle provocazioni di Dioèqui si può rispondere solo con le provocazioni.

        • Elena scrive:

          Ma non si tratta di uno stereotipo infondato, è una visione che corrisponde alla realtà prevalente, soprattutto nei ceti medio-bassi. E’ piuttosto la tua esperienza a rappresentare un’eccezione.

      • beppe scrive:

        filomena, in compenso finiranno a fare le sguattere nelle case dei nuovi padroni del califfato italiano. un bel futuro, non c’è che dire. auguri.

  6. mike scrive:

    non fate ridere: giorni fa ho messo un commento che poi entro 24 ore è stato tolto. e credo perchè qualcuno non lo ha gradito. in ogni caso non si ha il coraggio di andare a fondo. davvero siamo in italia, l’omertà non cè solo sulla mafia e sulle cose di mafia.

  7. Laura scrive:

    Secondo la mia personalissima esperienza, perché gli uomini non vogliono e quando glielo chiedi tirano fuori mille motivi (il lavoro, la carriera, facciamoci ancora qualche bel viaggio, non sono pronto, io se non dormo di notte etc.). Noi donne anche se rimandiamo (specialmente se studi ti va prima di finire l’università) ad un certo punto abbiamo l’istinto e l’orologio biologico che ticchetta.
    Lo so che io, le mie amicizie e il mio giro di conoscenze non facciamo statistica, però ne ho visti di casi simili.

  8. Ester scrive:

    Un popolo che non fa figli è destinato all’estinzione , passando prima per la schiavitù.
    Ci voleva il califfato per capirlo?

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