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Cuffaro, la Cassazione dice no all’affidamento ai servizi sociali. Il difensore: «Contro di lui forti pressioni mediatiche»

ottobre 7, 2014 Chiara Rizzo

Rigettata per la seconda volta la richiesta di scontare la fine della pena in affidamento per l’ex governatore della Sicilia. Parla il suo legale: «Anche il carcere e l’accusa avevano chiesto di dargli i benefici»

Ieri mattina lcuffaro-servizio-pubblicoa Corte di Cassazione di Roma ha rifiutato all’ex governatore siciliano ed ex deputato Totò Cuffaro, condannato a sette anni di carcere per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra, la concessione dell’affidamento in prova ai servizi sociali per scontare così l’ultima parte della sua pena.
È il secondo rifiuto che Cuffaro riceve. La Cassazione infatti ha rigettato il ricorso presentato il legale del politico, l’avvocato Maria Brucale, contro un’ordinanza già emessa l’anno scorso dal Tribunale di sorveglianza di Roma. Anche l’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore generale presso la Cassazione, Paolo Canevelli, si era espressa favorevolmente alla concessione dell’affidamento in prova, e analogo parere positivo era stato presentato ai supremi giudici anche dal carcere di Rebibbia dove Cuffaro è detenuto dal gennaio 2011.
In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza odierna, sono note quelle del primo rifiuto da parte del tribunale di sorveglianza, che aveva rigettato la richiesta di Cuffaro perché l’ex presidente della regione Sicilia non aveva collaborato alle indagini consentendo di chiarire zone d’ombra sui fatti a lui contestati. Stranamente però solo lo scorso 5 giugno lo stesso tribunale di sorveglianza di Roma ha concesso i benefici al coimputato di Cuffaro, Mimmo Miceli (condannato tra l’altro per il reato più grave di concorso esterno): i giudici hanno infatti ritenuto che “fatti e responsabilità sono stati a parere del Collegio integralmente accertati” già nei processi che hanno portato alle condanne definitive di Cuffaro e Miceli, e perciò hanno ritenuto “la fattispecie della collaborazione impossibile” per Miceli.

Avvocato Brucale, lei e Cuffaro vi aspettavate questo verdetto della Cassazione, ancora una volta negativo?
Assolutamente no, era imprevisto e a mio avviso imprevedibile, anche perché la Procura generale aveva avallato completamente il nostro ricorso chiedendo la concessione dei benefici. Il pg Canevelli ha accolto tutte le osservazioni di diritto che avevamo presentato. Nella sua requisitoria scritta, il pg, in particolare, aveva avallato la nostra argomentazione dell’impossibilità di Cuffaro di collaborare con la giustizia, perché i fatti per cui è stato condannato erano stati completamente disvelati già durante il processo, e poi perché in questi tre anni di reclusione Cuffaro sta avendo una condotta encomiabile.

In Cassazione è stata presentata anche una relazione da parte del carcere: che posizione ha avuto Rebibbia, rispetto alla richiesta di concedere dei benefici all’ex governatore?
Il carcere di Rebibbia ha prodotto una relazione di tutti gli operatori, da quelli dell’area psicologica a quelli dell’area formativo-educativa, allo stesso direttore. E tutti hanno espresso parere favorevole alla concessione di ogni beneficio penitenziario. Sono molto stupita della sentenza perché dalla nostra parte ci sono più sentenze della Corte costituzionale secondo cui, quando il giudizio sulla condotta personale rivela una posizione di rivisitazione critica, si impone di superare lo “sbarramento” ai benefici dovuto alla mancata collaborazione. L’obiettivo del carcere è quello di restituire il condannato alla società. Qualora la rivisitazione critica da parte di quest’ultimo è avvenuta, l’accanimento mi sembra fuori luogo.

Perché secondo lei, allora, la Cassazione ha risposto di nuovo negativamente?
Faccio molta fatica a rispondere. Posso dire che quando è entrato in vigore il decreto svuotacarceri del ministro Cancellieri, e si è saputo che dei benefici previsti per i detenuti più meritevoli avrebbe potuto usufruirne anche Cuffaro, c’è stato un vero e proprio boom mediatico. Ricordo interventi molto duri contro questa eventualità di Marco Travaglio e Beppe Grillo, che hanno parlato di “boss della mafia che tornavano a casa”. Dico cioè che c’è un’attenzione mediatica molto forte sul caso Cuffaro, e che essa esula completamente dalla legge.

Ma la concessione dell’affidamento in prova non è comunque un proseguo della pena in carcere? Non è forse sbagliato affermare che Cuffaro sarebbe tornato in libertà?
Certo, l’affidamento è considerato dalla legge un proseguo della pena a tutti gli effetti. Se lo avesse ottenuto, anche Cuffaro avrebbe dovuto rispettare precisi vincoli di orari, sarebbe potuto tornare a casa ma esclusivamente per svolgere attività socialmente utili. Sarebbe rimasto chiuso a casa tutto il giorno, e sarebbe potuto uscire solo per svolgere quella attività. Cuffaro in particolare si è proposto di lavorare come volontario alla Missione di Fratel Biagio Conte a Palermo, oppure a Roma presso il Centro dei mutilati di guerra. Entrambe le associazioni si erano espresse favorevolmente dando la loro disponibilità. Purtroppo, però, per il momento almeno non se ne parla.

Pensa che sulla decisione della Cassazione, e prima ancora su quella del tribunale di Sorveglianza che ha criticato una mancata collaborazione di Cuffaro, abbia pesato il fatto che l’ex governatore si professi ancora innocente? È possibile che dietro queste decisioni ci sia un atteggiamento di punizione da parte dei giudici per questa ragione?
L’atteggiamento di punizione del Tribunale di sorveglianza c’è in tutti i casi in cui il condannato si professa innocente. Ma il nostro diritto lascia a tutti la possibilità di professarsi innocenti, a prescindere da quale sia poi la sentenza definitiva di un processo. Quindi questo atteggiamento, a mio avviso, di fatto è fuori legge. O quanto meno fuori luogo.

E adesso cosa farete?
Non so ancora in che modo ci muoveremo. Il nostro punto di forza resta la giurisprudenza della Corte costituzionale, e la relazione del carcere di Rebibbia che si esprime per la «piena restituzione alla società di Totò Cuffaro».

Come ha commentato Cuffaro la sentenza?
Ne abbiamo parlato lungamente nei giorni passati. Lui dice sempre che rispetta l’operato della magistratura, qualunque esso sia. Ma è molto provato. Oltre a lui, anche la sua famiglia ha delle attese e delle speranze, che vengono reiteratamente deluse. Con una procura generale che dava un giudizio tecnico così positivo verso di lui, questa volta non ce lo aspettavamo affatto un rifiuto.

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