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Cronenberg incontra DeLillo ed è cult

maggio 25, 2012 Paola D'Antuono

Tempi.it ha visto in anteprima Cosmopolis, di David Croenberg, pellicola in concorso al Festival di Cannes e in uscita il 25 maggio. Robert Pattinson: non chiamatelo più Edward Cullen, ma Eric Packer. Chi l’avrebbe mai detto, eppure il giovane attore americano è perfetto nel ruolo del giovane miliardario creato da Don DeLillo nel suo Cosmopolis. […]

Tempi.it ha visto in anteprima Cosmopolis, di David Croenberg, pellicola in concorso al Festival di Cannes e in uscita il 25 maggio.

Robert Pattinson: non chiamatelo più Edward Cullen, ma Eric Packer. Chi l’avrebbe mai detto, eppure il giovane attore americano è perfetto nel ruolo del giovane miliardario creato da Don DeLillo nel suo Cosmopolis. Sarà che a dirigerlo dietro la macchina da presa c’è David Cronenberg, e con i grandi registi i lavoro degli attori è semplificato ed esaltato. Ma non c’è alcun motivo per sminuireil protagonista, al contrario: per 105 minuti c’è sempre lui sulla scena, chiuso in una limousine che attraversa la città di New York, barricato mentre fuori succede il finimondo.

Il golden boy dell’alta finanza ha una sola preoccupazione, tagliarsi i capelli a Hell’s Kitchen, dall’altra parte della città. La sua guardia del corpo non riesce a dissuaderlo, nonostante il traffico bloccato a causa della visita del presidente degli Stati Uniti e una “minaccia attendibile” alla sua persona, che aumenta con il passare delle ore. All’interno della sua macchina lussuosissima Eric controlla la salita senza precedenti dello yuan, parla con la sua consulente, riceve la visita di una critica d’arte e si fa visitare dal medico, come se fosse in un ufficio qualsiasi di un grattacielo della Grande Mela.

Non dev’essere stato facile per Cronenberg accettare la sfida di un film che si svolge quasi completamente all’interno di una macchina e con pochissimi attori che gravitano attorno all’onnipresente protagonista. Ma con un soggetto come quello scritto nel 2003 da Don DeLillo, era impossibile resistere alla tentazione. E c’è di più: il regista di History of Violence ne ha scritto anche la sceneggiatura, che rispecchia in maniera quasi ossessiva i dialoghi presenti nel romanzo, bellissimi e potenti, la vera spinta propulsiva delle opere dello scrittore italoamericano. Cosmopolis è un film in cui non si smette mai di parlare, della vita, della finanza, della morte, della malattia, ma al tempo stesso è una pellicola in cui non manca l’azione, sessuale e violenta, sporca e claustrofobica, con una telecamera che penetra lì dove al mondo è precluso lo sguardo, dove nemmeno la moglie di Eric entra perché intimorita, dove un miliardario che non mostra più alcun interesse per i soldi, sembra attendere l’avverarsi di un tragico destino.

Ma l’aspetto che stupirà gli spettatori che hanno letto e amato il romanzo di DeLillo, è l’assoluta fedeltà del regista alla storia originale. Ogni scena tagliata, ogni scelta apparentemente diversa, trova una sua naturale giustificazione nell’economia del film e viene immediatamente accettata e compresa. Cronenberg non snatura la folle giornata del protagonista, ma costruisce attorno a essa un impianto visivo stupefacente, a cui si affianca un’umanità poco definita e per questo affascinante e inquietante al tempo stesso. E la storia di conseguenza è attualizzata, Packer parla di borsa e tracolli finanziari, di cittadini in rivolta, di una felicità che non esiste, di un mondo nelle mani di pochi speculatori che agiscono indisturbati: «Come fanno ad essere ottimisti la fuori?», gli chiede un giovane analista. La risposta è solo una: perché nessuno, fino a ora, aveva mai saputo cosa succedeva davvero dentro quel gruppo ordinato di limousine bianche.

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