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Miserere, storie di cristiani perseguitati. Basta avere una Bibbia per finire torturati nel lager di Sawa

settembre 4, 2013 Franco Molon

Sevizie, torture, umiliazioni. Accade agli studenti eritrei colti a leggere le sacre scritture. «Se fossero capaci di leggere il pensiero ci punirebbero anche per la preghiera mentale»

Pubblichiamo l’ottava puntata di “Miserere”, la serie realizzata da Franco Molon e dedicata ai cristiani perseguitati. Dopo i racconti di Megapura, di Homs, di Asomatos, Regno UnitoSeekaew, Trabzon e Roggwill, oggi vi raccontiamo una vicenda di Sawa, Eritrea.

Voi non sapete cosa è Sawa, voi nemmeno immaginate dove sia. Eppure il mostro che trita la carne e i sogni dei giovani eritrei è lì, in mezzo al deserto, metà campo di addestramento militare e metà lager.

Sono arrivata qui in febbraio, insieme alla mia amica Selam, cristiana battista come me, e avremmo dovuto diplomarci il 13 luglio. Da noi chi vuole iscriversi all’università deve fare quattro mesi di servizio militare obbligatorio e deve farli a Sawa, durante il dodicesimo anno della scuola secondaria. Il diploma si prende al campo, al termine di una cerimonia che è una parata militare.

È sufficiente il primo giorno per capire dove si è capitati. La sveglia è alle quattro e mezza del mattino; l’unico pasto della giornata è a mezzogiorno; il resto del tempo sono marce infinite nel deserto, addestramento, percosse, punizioni. La sera si va a dormire in un container di zinco di due metri e mezzo per dodici. Siamo in venticinque.

Per noi ragazze è ancora più dura. Selam è stata violentata la prima sera, io il giorno dopo. Alcune di noi, dopo qualche settimana di questa vita, impazziscono; se ne vanno in giro camminando all’indietro, con la schiena curva e lo sguardo vuoto; scuotono la testa, tremano e non parlano. Al campo dicono che hanno preso la malattia, la chiamano lewt. Quelle con il lewt diventano carne da divertimento per qualsiasi soldato, le prendono come vogliono, le bastonano per il gusto di farlo, le usano come gioco tra di loro. Chi ha il lewt muore presto.

Noi due non ci siamo ancora ammalate. Ci ha aiutato a resistere la piccola bibbia che Selam si è portata da casa e che leggiamo di nascosto tutte le notti. La scorsa settimana, però, ci hanno scoperte. Nel cuore della notte un sergente è entrato all’improvviso, forse per scegliersi una ragazza, e ci ha sorprese. A Sawa è vietata ogni forma di religiosità pubblica, ogni libro, ogni simbolo. Se fossero capaci di leggere il pensiero ci punirebbero anche per la preghiera mentale.

Il soldato ci ha trascinate fuori dal container, ci ha fatte inginocchiare con le mani sopra la testa e ha chiamato l’ufficiale di guardia. Le luci del campo si sono accese ed è cominciata una perquisizione a tappeto in tutti gli alloggi. All’arrivo del mattino ci siamo trovati in trentanove pronti per ricevere la punizione davanti a tutte le compagnie schierate per l’adunata.

Ci hanno fatto togliere le scarpe e la giacca della divisa e ci hanno lasciati a torso nudo, poi hanno consegnato un mazzo di cavi di flex a un plotone di nostri compagni e hanno ordinato loro di frustarci. Dopo un quarto d’ora di trattamento hanno sciolto l’adunata e ci hanno portato nell’altra parte del campo, quella che è una prigione. Non ci ero mai stata.

Siamo stati scortati fino a una piccola baracca che serve solo a nascondere l’ingresso alle celle sotterranee. Ci hanno spinto dentro a casaccio, una decina per stanza, senza andare troppo per il sottile. Prima di chiudere i cancelli ci hanno dato un’altra razione di flex.

Qui sotto filtra poca aria e poca luce. Facciamo i nostri bisogni in terra e la puzza è terribile. Ogni giorno qualcuno viene preso per qualche ora di gioco dell’otto. Lo chiamano così, in italiano, come hanno imparato dai soldati del generale Baratieri centoventi anni fa. Ti fanno sdraiare sulla pancia e poi ti legano, dietro la schiena, la mano destra con il piede sinistro e la mano sinistra con il piede destro. Quello che succede poi dipende dalla fantasia degli aguzzini: calci, flex, qualsiasi cosa possa procurarti la maggior sofferenza possibile. Quando ti sciolgono non sei più in grado di camminare e vieni riportata in cella trascinata per i piedi.

La cosa peggiore, però, è che il tempo è finito. Fino a quando rimarremo qui? Nessuno può dirlo, non c’è una condanna. Staremo qui fino a quando loro ne avranno voglia. Potrebbe essere per sempre. Io non mi diplomo il 13 luglio.

8 Giugno 2013 – Trentanove studenti cristiani battisti, tra cui undici ragazze, sono stati imprigionati nel centro di Sawa perché scoperti a pregare o a leggere la Bibbia. I ragazzi stavano terminando il periodo obbligatorio di addestramento militare prima del conseguimento del diploma necessario per accedere all’università. Il comando del campo ha dichiarato che «i giovani rimarranno detenuti fino a quando non rinunceranno alla propria fede». In Eritrea non sono consentite manifestazioni di culto pubbliche.

Il video documenta una parte della cerimonia di consegna dei diplomi agli allievi del 26° corso avvenuta a Sawa il 13 luglio 2013. Tutte le situazioni descritte nel racconto sono frutto di testimonianze dirette pubblicate in UN Human Rights Council (4 January 2010) Report of the Working Group on the Universal Periodic Review on Eritrea, A/HRC/13/2 e in numerosi analoghi documenti pubblici di Human Rights Watch e di US Department of State.

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