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Costalli (Mcl): «Aumento dell’Iva solo in cambio della riforma fiscale»

settembre 2, 2011 Chiara Rizzo

Carlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori (Mcl), parla a Tempi.it della grave situazione di stallo occupazionale che c’è in Italia e propone: «Siamo disposti a sacrificarci sull’Iva solo, in riforma fiscale, mettiamo ad esempio uno sconto sulle tasse del 30% a chi fa nuove assunzioni a tempo indeterminato»

«Il problema è uscire dallo stallo normativo in cui i lavoratori già tutelati per contratto, lo sono a vita, a prescindere da tutto: i contratti atipici invece non sono per niente tutelati. L’altro problema ovviamente è una ripresa economica sostanziale, la soluzione normativa non basta serve un rilancio dell’economia». Così, spiega a Tempi.it Carlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori (Mcl), si può uscire da quella che si conferma essere una situazione di stallo anzitutto occupazionale.

Cosa ne pensa dello sciopero proclamato dalla Cgil per il 6 settembre? Potrebbe essere un’occasione per accendere i riflettori sui problemi dei lavoratori?
Sebbene sia convinto che la manovra sia insufficiente a risolvere i problemi del lavoro, sono decisamente contrario allo sciopero perché è inopportuno politicamente ma soprattutto è dannoso per i lavoratori e le imprese. Entrambe le parti oggi sono in perdita. Senza le imprese non c’è lavoro. Dall’altra parte è verissimo che la manovra non è equa, mentre serve qualcosa in questo senso, ma non la si otterrà lavorando a una politica del conflitto. Serve un sistema di alleanze riformiste.

Quali sono i punti per cui non ritiene equa questa manovra?
Anzitutto non lo è perché non fa riforme strutturali. Non si è ancora varata una riforma fiscale, né si fa un progetto serio di liberalizzazioni e privatizzazioni di tutte le società pubbliche e gli enti locali.

Quali soluzioni vede per il rilancio dell’occupazione e lo sviluppo del Paese?
Vanno liberalizzate tutte le professioni perché il nostro è un paese di corporazioni. Senza mosse del genere resteremo bloccati. Poi c’è il punto dell’Iva, che forse il governo deciderà di aumentare. L’Iva va ad incidere sui consumi e la pagano tutti, l’operaio e il proprietario dello yacht, e viene pagata in proporzione al consumo e alla reale ricchezza. Non si tratta di demagogia, sono d’accordo dunque che l’aumento dell’Iva può essere utile, ma solo ed esclusivamente se a quest’innalzamento dell’Iva corrisponde l’anticipo della delega fiscale. Il governo due mesi fa ha avuto una delega per anticipare il sistema fiscale. Il Forum delle associazioni cattoliche (composto da Cisl, Cdo, Confartigianto, Confocooperative e Italia Lavoro, oltre a Mcl, ndr) ha già chiesto meno tasse sul lavoro dipendente, meno tasse alle famiglie con figli, meno tasse agli imprenditori che fanno nuove assunzioni. Uno dei problemi italiani è infatti è l’alto costo del lavoro: vale per il dipendente che si trova numerose trattenute in busta paga, ma anche per gli imprenditori. Se questi ultimi avessero degli sgravi, probabilmente farebbero qualche assunzione in più. Perciò dico che quello che verrà incassato dallo Stato con un eventuale punto in più dall’Iva, cioè circa 5 miliardi, deve essere usato per favorire gli sgravi fiscali sul lavoro e aiutare i giovani che sono a contratto “atipico” a ottenere la stabilità del tempo determinato. Se invece l’Iva viene aumentata per tappare un buco, per non tagliare i costi della politica, allora non ci siamo. C’è stato un patto tra Tremonti, Sacconi, le organizzazioni sindacali e il nostro Forum: va rispettato, è scritto nero su bianco.

Cosa pensa della lotta all’evasione fiscale su cui si basa principalmente questa manovra?
C’è bisogno di una lotta maggiore all’evasione fiscale. La riforma fiscale serve a far pagare tutti, ma bisogna incrociare i dati tra chi non paga affatto e chi è corretto e si trova a sborsare molto di più di quanto potrebbe e dovrebbe. Io non me la sento di sparare sugli imprenditori, oggi subiscono gli alti costi del lavoro. Piuttosto: perché non mettere uno “sconto” sulle tasse del 30 per cento a chi fa nuove assunzioni a tempo indeterminato? Su questi temi, stanno emergendo numerosi segnali di una cultura riformista. Mi riferisco in particolare al riformismo cattolico, con l’esempio del Forum, ma anche ai socialisti della Uil. La battaglia da fare è sulla riforma fiscale. Siamo disposti a sacrificarci sull’Iva, ma solo a queste condizioni.

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