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Costa Concordia. Come si sposta un relitto di oltre 100 mila tonnellate? Così

gennaio 16, 2013 Matteo Rigamonti

Quattrocento operai, una gru gigantesca e tonnellate di cavi e acciaio: sul sito www.theparbucklingproject.com sono descritte, fase per fase, tutte le operazioni necessarie per riportare a galla la nave

Quattrocento operai di diciotto diverse nazionalità, una mastodontica gru, tonnellate di cavi e armature d’acciaio, trenta galleggianti giganti, operazioni sopra e sotto la superficie dell’acqua, per un costo totale di oltre 300 milioni di euro. Tanto serve per riportare a galla la Costa Concordia, naufragata il 13 gennaio 2012, un relitto che pesa 114 mila tonnellate (come cento aerei di linea, per intendersi), e poterla portare via dalle coste dell’isola del Giglio, verso un porto più sicuro. Quale, è ancora da decidere e sarà Costa Crociere a renderlo noto.

PRIMO PASSO: STABILIZZARE IL RELITTO. Per permettere che i lavori di rimozione della Costa Concordia si svolgano nella massima sicurezza e con ogni tipo di situazione metereologica è importante che il relitto sia messo in sicurezza. Per questo lo scafo deve essere ancorato a quattro piloni d’acciaio sommersi, a loro volta ancorati, all’estremità opposta, al fondale marino. Successivamente saranno installate dodici torrette tra la nave e la costa che saranno utilizzate per il ribaltamento della nave. Dalla cima delle dodici torrette partiranno ventiquattro cavi d’acciaio (due per torretta) che, avvolgendo dal di sotto lo scafo, verrano agganciati alla murata di babordo (ovvero il lato sinistro della nave) per mezzo di ganci computerizzati; un sistema che consentirà, in seguito, le operazioni di rotazione e ribaltamento del relitto, in calendario per la prossima primavera.

FALSO FONDO E GALLEGGIANTI. Il secondo step prevede il collocamento sul fondale marino del falso fondo sul quale potrà scivolare ed appoggiarsi lo scafo dopo il ribaltamento del relitto. Il falso fondo è realizzato da due parti distinte: un basamento in cemento eco-sostenibile collocato immediatamente sotto lo spigolo di dritta (a destra) dello scafo della nave e adagiato sul fondale e una piattaforma in acciaio adiacente al doppio fondo su cui potrà poggiare lo scafo quando la rotazione riporterà la Costa Concordia in posizione verticale. Le trivellazioni del fondale, necessarie per ancorare la piattaforma ad esso, verranno realizzate dalla britannica Frugo Seacore che ha una pluriennale esperienza nelle trivellazioni “offshore”. In seguito, grazie a Micoperi 30, un mastodontica gru, verranno posizionati i quindici stabilizzatori di babordo, veri e propri galleggianti, che serviranno a riportare a galla la nave, una volta ribaltata.

IL RIBALTAMENTO. La fase più delicata delle operazioni sarà il momento del ribaltamento (“parbuckling”, in inglese, come ricorda anche il sito theparbucklingproject.com, dove tutte le fasi dell’operazione sono descritte con perizia di particolari e dettagli tecnici), che richiederà due giorni interi. Per farlo, dei ganci, collegati a cavi d’acciaio che partiranno dalla piattaforma subacquea, saranno ancorati in cima agli stabilizzatori di babordo: quando saranno tirati verso il mare, il relitto comincerà la rotazione, mentre i ganci e i cavi ancorati alle dodici torrette bilanceranno la spinta, fino a che la nave tornerà in posizione verticale, scivolando e appoggiandosi sulla piattaforma sommersa. È questa la fase più critica delle operazioni, anche perché è importante che lo scafo non venga danneggiato durante la rotazione.

GALLEGGANTI DI DRITTA E TRASPORTO. A questo punto, la parte più difficile sarà risolta: non resterà che posizionare i rimanenti quindici stabilizzatori sulla murata di dritta della Costa Concordia e dare inizio, tramite delle pompe, allo svuotamento dell’acqua dalla batteria di trenta galleggianti/stabilizzatori, così che la nave (della quale diciotto metri in altezza rimarranno comunque sommersi) possa essere trasportata per il suo ultimo viaggio, verso la sua destinazione finale. A questa colossale operazione, il cui termine è previsto per settembre, stanno lavorando, oltre a Costa Crociere, i proprietari della Concordia, anche gli americani di Titan Salvage, specialisti nella rimozione di grossi relitti e gli italiani di Micoperi, storici contractors della Marina.

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