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Così insegnarono l’arte dei regimi e della natura

agosto 11, 2017 Sandro Fusina

In L’arte del totalitarismo Kolomstock dimostrò che nei regimi totalitari l’arte era la stessa. Franco Testa è famoso per i suoi fogli del calendario dell’Erbolario

uccello

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Igor Kolomstock. Nacque l’11 gennaio 1929. Il padre, ebreo karaita, finì in Siberia. La madre iscrisse Igor a scuola con il cognome da ragazza, poi partì con lui, per lavorare come medico in Kolyma, dove l’inverno dura sei mesi e la tundra e il permafrost nascondono ogni sorta di minerali.

A Mosca Igor studiò storia dell’arte. In un magazzino del museo Puškin di Mosca scoprì per caso una vecchia rivista dei tempi del patto con la Germania. Un quadro celebrava una famiglia contadina che ascoltava la radio, un soggetto perfetto di realismo sovietico: peccato che il ritratto alla parete invece di Stalin era di Hitler. Mostrò ad altri la rivista, perse il posto al museo.

Tuttavia pubblicò il primo libro sovietico su Picasso. Non ebbe noie. Con una multa se la cavò anche nel processo contro l’amico Andrey Sinyavsky. Approfittò della breve finestra concessa agli ebrei russi di emigrare in Israele versando una grossa somma.

Il critico inglese Penrose, riconoscente per il libro su Picasso, lo finanziò. A Londra Kolomstock poté finalmente pubblicare L’arte del totalitarismo, dimostrando con documenti russi, tedeschi, italiani e cinesi che nei regimi totalitari l’arte era la stessa, fondata su pochi elementi: famiglie felici e laboriose, combattenti eroici e capi benevoli e sorridenti. In una nuova edizione del 2011 aggiunse un capitolo sull’arte nell’Iraq di Saddam Hussein.

È morto il 12 luglio.

Franco Testa. Nacque a Novara il 10 agosto 1937. Da bambino fu assorbito dalla natura e dal disegno. Ospitò nella vasca di casa bisce d’acqua; frequentò l’accademia di Brera a Milano; dimostrò uno straordinario talento per l’espressione astratta; aprì uno studio grafico; pro bono collaborò con Umberto Eco per un aggiornamento del Lavater portatile, un manuale ottocentesco di fisiognomica.

La collaborazione alla nascita di Airone, rivista, insolita, dedicata alla natura, definì il senso del suo lavoro: documentare la bellezza degli esseri viventi, liberandoli di ogni incrostazione sentimentale.

Uomo di montagna e di mare, seppe mettersi in cordata, sulla scia dei grandi illustratori naturalistici, di cui la moglie Irvana era esperta. Il pubblico internazionale lo ammirò per le tavole che, anno dopo anno, illuminarono i fogli del calendario dell’Erbolario.

È morto il 9 agosto.

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