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Così il benessere del popolo è rimasto appeso alla forca

luglio 28, 2017 Luigi Amicone

Dopo più di vent’anni dall’inizio del declino, ancora in questi ultimi giorni di Parlamento prima della pausa estiva, non si fa altro che parlare di leggi manipulitiste

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Anche Avvenire, non certo un quotidiano destrorso e populista, informa che non c’è solo l’Istat a tenere il conto dell’agonia italiana. C’è anche l’Ocse. Che oltre ai 4,7 milioni di persone in povertà assoluta («soprattutto famiglie e minori», segnala l’organo della Cei) sta valutando seriamente l’ipotesi che la nave Italia finisca definitivamente fuori controllo. E necessiti di un intervento alla greca, portando a bordo di Palazzo Chigi i capitani della Troika. Commissione europea, Bce e Fmi.

Dice infatti l’Ocse compulsata dal quotidiano non certo sovranista e antirenziano Avvenire: nel 2016 (con Matteo Renzi presidente del Consiglio, ndr) gli italiani soddisfatti del governo nazionale sono appena il 24 per cento. Contro il 42 della media dei paesi Ocse. Idem sentire per il sistema giudiziario in salsa “Costituzione più bella del mondo”: 24 per cento di italiani soddisfatti contro il 67 della media Ocse. Non un bel vedere. Da quel 16 maggio 1991 – «Secondo il rapporto di Business International, nel 1990 l’Italia è diventata la quarta nazione più industrializzata del mondo dopo Stati Uniti, Giappone e Germania», scriveva Repubblica in quel fatidico giorno del 16 maggio 1991 – siamo precipitati all’inferno. Ci tengono nel G20, in posizione di fanalino di coda, solo per evitare il definitivo testa-coda dell’Unione Europea. Ma la situazione è tragica (cfr la bella idea della sindaca di Roma di coniare una moneta autoctona per la città sprofondata nel limo del Tevere).

L’allarme di don Giussani (e Isaia)
Peggio di noi sta solo la Grecia. Il paese dove turbe di affamati si aggirano per Atene. Dove porti, aereoporti, trasporti, sono passati in mani straniere (tedesche e francesi). E dove anche negli ospedali mancano i farmaci salva vita. C’è da dire che chi come noi aveva predetto che a furia di mani pulite al popolo non sarebbero rimaste neanche le dita, ha avuto fin troppo ragione. Purtroppo la nostra ragione non è il pane comune. Mentre la cucina politico-mediatico-giudiziaria italica continua a sfornare farina del diavolo (imbroglio, raggiri di potere, furto e usura di Stato). A Pierluigi Battista, sulla Stampa di metà anni Novanta, toccò raccogliere la profezia di don Giussani al cospetto dell’euforia per la magistratura troneggiante su ogni altra autorità, potere, concezione della vita di un popolo. Bisognerà ricordarle fino alla nausea queste parole di uomo emarginato da ogni memoria religiosa e laica. «Una parte esigua di tutto il popolo si erige a maestro illuminato e a giudice di tutti… La situazione è grave per lo smarrimento totale di un punto di riferimento naturale oggettivo per la coscienza del popolo, per cui il popolo stesso venga spinto a ricercare le cause reali del malessere e a salvarsi così dagli idoli. Questo smarrimento comporta una inevitabile, se non progettata, distruzione dello stato di benessere, che risulta così totalmente minato nella tranquillità del suo farsi. Perché riprendere, bisogna pur riprendere!».

Questo imperativo – «riprendere, bisogna pur riprendere!» – non è ancora stato raccolto da nessuno. Dopo più di vent’anni, ancora in questi ultimi giorni di Parlamento prima della pausa estiva, non si fa altro che parlare di leggi manipulitiste. E dire che l’Ocse ci dice anche che dopo essersi liberato della carne del popolo lo scheletro dello Stato è in piena forma. In effetti, tanto per fare un paio di esempi che non siano tratti dallo sfolgorio di tasse e di balzelli, nonostante i tracolli dell’economia gli alti dirigenti statali e le magistrature italiani continuano a essere strapagati: 395 mila dollari l’anno rispetto a una media Ocse di 321 mila. E «ben retribuiti sono anche i middle manager, con un compenso annuo lordo da 172 mila dollari, contro una media Ocse di 134 mila».

Ps. «Del renzismo non resterà neanche il puzzo». Così, del segretario Pd, mentre sorseggiava il suo caffè alla buvette della Camera, l’ex Pd, ex Pci, ex Pds, ex Ds e adesso Mdp, Massimo D’Alema, è stato sorpreso a commentare. Però, siamo proprio sicuri che è Renzi – titolo sbattuto in prima pagina dal Fatto quotidiano – che “educa i figli a odiare”? O non è piuttosto vero che non c’è un posto come la curia di sinistra dove l’odio tracimi e la memoria latiti? Infatti, hanno odiato per primo Bettino Craxi. Poi Silvio Berlusconi. Infine, l’odio, il divide et impera e l’assenza di memoria sono diventati l’Italia degli idoli defraudata di ogni benessere.

Ma dice Isaia degli idoli: «Hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno narici e non odorano. Hanno mani e non palpano, hanno piedi e non camminano; dalla gola non emettono suoni. Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida». E questa è l’unica e semplice verità della “mancata ripresa italiana”.

Foto Ansa

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