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Cosa vuol dire per noi deboli peccatori essere «luce» di un mondo che ci vuole imbavagliare

febbraio 10, 2014 Piero Gheddo

Padre Piero Gheddo spiega l’invito di Gesù a essere “sale della terra” nonostante i limiti umani e nonostante i tentativi di censura (come quello contro monsignor Aguilar, indagato per omofobia in Spagna)

piero-gheddo-dinajpur-santal-bangladesh«Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo!». Nella V° domenica dell’anno, queste parole che Gesù rivolge a tutti noi e a ciascuno di noi, non solo a me che sono sacerdote, ma a tutti voi che siete battezzati. Gesù non dice “sarete”, ma siete già oggi. È la vocazione di tutti i battezzati: vivendo il Vangelo, noi siamo la luce nel mondo e il sale della società umana così insipida, così vuota.  Tre riflessioni:

1) Ringraziamo Dio per la grandezza e bellezza e nobiltà della nostra vocazione. Qualunque cosa facciamo nella vita, qualsiasi umile ruolo abbiamo in società, noi tutti siamo nobilitati dalla chiamata di Gesù! Agli occhi di Dio siamo tutti persone importanti, dobbiamo nutrire grandi ideali, grandi desideri, proporci grandi orizzonti. Non lasciamoci immiserire, nel tran-tran della vita quotidiana, dalle piccole cose che ci succedono, dalle chiacchiere e dai gossip, dalle curiosità inutili.

Ogni giorno passa in fretta con le sue fatiche, le sue gioie e dolori. Ma la nostra vita non finisce qui: il cristiano ha una grande missione, il Battesimo ci ha consacrati ad una missione: testimoniare Gesù con la nostra vita!

Nella prima lettura di oggi il profeta Isaia denunzia l’ebreo osservante, che faceva i suoi digiuni, pagava le decime a tempio, pregava leggendo i salmi, ma poi era avaro, chiuso in se stesso e nelle sua famiglia, parlava male degli altri e non aveva pietà dei poveri. Dio gli dice attraverso Isaia: «Se offrirai il tuo pane all’affamato, se consolerai l’anima afflitta, la tua luce brillerà nelle tenebre, il sole della tua vita illuminerà le tenebre». Noi non siamo luminosi con la dottrina o le parole, ma con le opere buone che facciamo. L’ha detto Gesù: «Affinché conoscano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che sta nei Cieli».

Ecco, care sorelle e cari fratelli, quanti credenti in Cristo sono nelle condizioni di quegli ebrei, si credono buoni cristiani, giudicano gli altri, ma loro stessi sono ancora nell’oscurità della notte. Io mi chiedo: la mia vita illumina gli altri? Quali sono le mie opere buone di oggi? Sono un cristiano autentico o vivo il cristianesimo come una stanca abitudine? Gesù è il mio primo amore o altre passioni vengono prima di lui?

2) Seconda riflessione. Di fronte al grande impegno che Dio ci chiede, di essere sale della terra e luce del mondo, noi tutti ci sentiamo piccoli, impotenti, deboli, peccatori. Come facciamo ad essere luce del mondo e sale della terra, quando ogni giorno ci troviamo ad essere immersi nelle nostre debolezze?

Questa coscienza della nostra debolezza e insufficienza deve tenerci nell’umiltà e non farci assumere atteggiamenti di giudizio degli altri, dividere il prossimo in buono o cattivo, perché solo Dio giudica e noi dobbiamo ancora compiere un lungo cammino di purificazione per essere veri “imitatori di Cristo”.

Però, la coscienza della nostra debolezza non deve abbatterci, scoraggiarci, perché Dio ha scelto noi non perché siamo più bravi e santi degli altri, ma solo per avere un soggetto debole e manifestare attraverso lui la sua potenza.

Papa Francesco ha detto parole veramente sagge, da imparare a memoria: «Io valgo poco e conto poco, io sono un uomo peccatore, però parlo a nome dl Cristo e questa è la mia forza». Lui parlava da Papa, in una delle sue predichette quotidiane a Santa Marta; io parlo da prete, voi tutti da battezzati e cresimati.

3) Il Vangelo di oggi ci dà il senso profondo dell’identità cristiana. Il cristianesimo non è un fatto, un avvenimento individuale: nessuno si salva da solo! Ma è comunitario, noi tutti siamo membri della Chiesa.

Ciascuno di noi fa parte di una famiglia, di una comunità sociale, della nostra patria e dell’umanità. Ciascuno di noi è luce non solo nella propria famiglia o nella ristretta cerchia di parenti e amici; ma almeno della nostra Italia e poi anche di tutto il mondo, perché il cristianesimo è universale.

Care sorelle e cari fratelli, quanto ho detto fino a questo momento può sembrare teorico. Facciamo un’applicazione concreta nella nostra vita di italiani e di europei, perché in Europa, e in Italia, ci sono diversi giornali, partiti, correnti culturali e politiche, che sostengono leggi che un cristiano non può approvare.

Forse non sapete ma il 6 febbraio, in Spagna, è stata aperta un’inchiesta giudiziaria per “omofobia” contro monsisgnor Fernando Sebastiàn Aguilar, di 84 anni, che papa Francesco ha annunciato come cardinale nel concistoro che si svolgerà il 22 febbraio prossimo. È un teologo, molto stimato da papa Bergoglio, che di Aguilar sostiene di aver letto tutte le opere, e di cui nel 2006 si è proclamato “alunno”.

Il teologo in una intervista ad un giornale, commentando le parole del Papa sugli omosessuali, ha detto: Francesco dimostra «rispetto e stima verso tutte le persone, ma non tradisce né modifica il magistero tradizionale della Chiesa. Una cosa è manifestare accoglienza e affetto a una persona omosessuale e altra giustificare moralmente l’esercizio dell’omosessualità. A una persona posso dire che ha una deficienza, però questo non giustifica che smetta di stimarla e aiutarla».

Sul termine “deficienza” monsignor Aguilar ha detto: «Con tutto rispetto dico che l’omosessualità è una maniera deficitaria di manifestare la sessualità, perché questa ha una struttura e un fine che è quello della procreazione… Segnalare a un omosessuale una deficienza non è un’offesa, è un aiuto perché molti casi di omosessualità si possono recuperare e normalizzare con un trattamento adeguato. Non è offesa, è stima. Quando una persona ha un difetto, un buon amico glielo dice».

Aguilar si è riferito a cosa scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica. Il vescovo neo-cardinale subirà un processo e potrebbe andare in prigione.

Cari sorelle e fratelli, uno potrebbe pensare: “Prego per lui, ma questo non mi riguarda”. Ecco cosa significa essere la luce nelle tenebre. La Spagna, pochi anni fa quando governava il socialista Zapatero, ha approvato la legge che condanna chi dice che la pratica dell’omosessualità è immorale e contro natura. Se questa legge, che è già stata proposta al Parlamento italiano e approvata nella Commissione parlamentare, venisse approvata, la Chiesa non potrebbe più dire né insegnare questa dottrina morale e l’omosessualità diventerebbe, per legge, inattaccabile!  Quindi, il fatto della Spagna deve interessare e preoccupare anche noi. Possiamo fare poco, ma almeno pregare e dire anche noi il nostro parere quando si parla di questo problema.

tratto dal blog di padre Piero Gheddo

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1 Commenti

  1. Daniele Ridolfi scrive:

    È vero: come persone prese singolarmente possiamo fare poco. Ma se le persone si uniscono e si coalizzano, allora ognuno può contribuire col suo “poco” all’edificazione di un qualcosa di grande per la società tutta.
    Però, perché l’unione tra persone sia vera, fruttuosa e duratura, occorre che le persone si facciano guidare dallo Spirito Santo.
    Perciò possiamo (anzi, dobbiamo) scendere in piazza tutti insieme a manifestare, pacificamente ma con convinzione, il nostro pensiero e partecipare agli eventi de La Manif pour Tous Italia e delle Sentinelle in Piedi.
    Così saremo “luce nelle tenebre”, in quanto offriremo a tutti coloro che ci incontreranno un esempio di testimonianza cristiana.

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