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Cosa si aspetta il governo da Greco, nuovo capo della procura più spinosa

giugno 12, 2016 Maurizio Tortorella

Nel 2015 è stata sancita l’inedita “moratoria” nelle indagini sull’Expo. Renzi ha pubblicamente ringraziato Bruti per questo. Il successore avrà uguale «sensibilità istituzionale»?

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

Che Francesco Greco, procuratore aggiunto a Milano e da sempre in corsa per il vertice dell’ufficio giudiziario, fosse uno dei candidati favoriti per diventare il successore di Edmondo Bruti Liberati, era stato evidente da subito: da quando Bruti si era messo in pensione, il 16 novembre 2015, aprendo ufficialmente la corsa alla sua poltrona. Che il 30 maggio scorso Greco avrebbe sicuramente ottenuto quella nomina dal Consiglio superiore della magistratura, invece, è stato evidente dalle 15 di quel giorno, un’ora prima che iniziasse la riunione del plenum del Csm: quando Giovanni Melillo, capo di gabinetto del ministro della Giustizia e uno degli altri due concorrenti residui, ha annunciato la revoca della candidatura.

Sostengono i maligni che il via libera a Greco, in realtà, sia arrivato dal ministro Andrea Orlando, e che sia stato il guardasigilli a chiedere a Melillo di fare un passo indietro. Melillo, va detto esplicitamente, respinge la tesi con forza: «Una falsità», dice, «nessuno mi ha chiesto nulla». E allora perché si è ritirato? «Quando uno capisce che sta per andare a uno scontro capace di spezzare in due il Csm», risponde Melillo, «si ritira, quantomeno per rispetto delle istituzioni».

Il duello tra i due candidati apparentemente più forti stava comunque favorendo l’ascesa del classico terzo litigante: Alberto Nobili, già procuratore aggiunto milanese, considerato un “conservatore”. Non nel senso politico del termine, o perché aderente alla corrente di Magistratura indipendente, bensì in senso tecnico: Nobili infatti passa per “rigorista”, e la rigidità (si sa) non piace all’attuale vertice del Pd, né al premier Matteo Renzi che è l’inventore del Partito della nazione, la cui cifra è lo sprint verbale e l’elasticità.

Non che Greco possa essere considerato assai “flessibile”, professionalmente. Ma Nobili impensieriva molto di più il governo in quanto di certo meno propenso al dialogo e meno garante di continuità nella gestione della procura più importante e delicata d’Italia. Nobili non avrebbe mai fatto, per esempio, quel che nel maggio 2015 era stato stabilito sotto Bruti: una “moratoria” nelle indagini sull’Expo 2015. Iniziativa per la quale Renzi lo scorso agosto ha pubblicamente ringraziato Bruti con queste parole: «L’Expo si è fatto grazie a un lavoro istituzionale eccezionale, grazie al prefetto e alla procura di Milano che ringrazio per aver gestito la vicenda con sensibilità istituzionale».

Ecco, ora il governo dalla procura di Milano si aspetta probabilmente un’uguale «sensibilità istituzionale». Si vedrà se Greco garantirà l’auspicata continuità. Di certo, il nuovo procuratore è sempre stato molto legato a Bruti. E non soltanto per contiguità di corrente (i due sono rispettivamente esponenti di Area e di Magistratura democratica, entrambe di sinistra). Da procuratore aggiunto e capo del pool reati finanziari, Greco ha preso parte molto attiva nella “guerra” che nel 2014-15 ha trasformato in trincea i corridoi al quarto piano del tribunale: con un’audizione al Csm si era rivelato come uno degli avversari più tignosi di Alfredo Robledo, l’ex procuratore aggiunto che in quel periodo accusava di parzialità e abusi vari Bruti Liberati (e poi è stato censurato e trasferito per incompatibilità ambientale a Torino). In quel periodo travagliato, Greco aveva anche ispirato e firmato il “manifesto” dei 62 pubblici ministeri milanesi favorevoli a Bruti.

Una gioventù da extraparlamentare di sinistra, una maturità spesa dietro a tutte le più importanti inchieste finanziarie d’Italia, stando ai giornali Greco è sempre stato in corsa per qualche nomina e pronto a dialogare con la politica. L’ultima gara l’aveva ingaggiata (e persa) nel 2014, per sostituire Attilio Befera al vertice dell’Agenzia delle entrate. Del resto, Greco dal febbraio di quello stesso anno è stato consulente del governo sul “dossier Svizzera” per il rimpatrio dei capitali.

Foto Ansa

 

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