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Così una sentenza della Cassazione distrugge il mondo dell’imprenditoria

febbraio 24, 2012 Massimo Giardina

La sentenza della Cassazione 6854 dello scorso 21 febbraio ha confermato la condanna di omicidio colposo a un imprenditore, dopo la morte di un dipendente, motivando che il datore di lavoro ha l’obbligo di far lavorare i propri dipendenti solo su macchinari di ultima generazione. Ergo, addio investimenti e addio produzione.

«Qualunque cosa fai, capire tu non puoi, se è bene o male quello che tu fai». La canzone degli anni ’60 cantata da Antoine, il quale affermava che sia quando agisci in modo giusto sia in modo sbagliato «ti tirano le pietre», sintetizza adeguatamente la sentenza della Cassazione 6854 dello scorso 21 febbraio. La Corte del Palazzaccio, ha confermato la condanna di omicidio colposo a un imprenditore testimone impotente della morte di un operaio alla guida di un macchinario sprovvisto di impianto frenante, motivando che il datore di lavoro ha l’obbligo di far lavorare i propri dipendenti solo su macchinari di ultima generazione e oltretutto deve essere sempre informato sulle migliori tecnologie presenti nel mercato.

La sentenza, dal punto di vista economico, tende a minare le basi di un principio basilare: il concetto dell’investimento. Un’impresa compra un macchinario, nella prassi lo paga con finanziamenti di medio-lungo periodo e contabilmente registra il cespite tra le immobilizzazioni materiali. La ratio è quella di un investimento che ha durata pluriennale, un acquisto fatto nell’ottica temporale di almeno 5 anni. Una cosa è comprare una penna, che viene acquisita e utilizzata nell’arco temporale di un esercizio, un’altra è comprare un macchinario. Si pensi ad esempio ad un muletto, tale cespite, con le periodiche revisioni, può durare anni in un’azienda, ma con le misure adottate dalla Cassazione il datore di lavoro, per non incorrere a procedimenti penali nel caso d’incidente di un dipendente, deve tenere sempre il muletto di ultima generazione: assolutamente antieconomico e poco realizzabile se lo si estende a tutti i macchinari presenti in un’impresa manifatturiera. In aggiunta, nel dar seguito alla sentenza della Corte di Cassazione, il mercato dell’usato subirebbe un forte calo, poiché molte aziende si approvvigionano per ragioni economiche con macchinari usati: non si parla di rottami, ma di cespiti che hanno superato i controlli di revisione e sicurezza.

Non solo, si pensi ai fermi di produzione che l’installazione di certi impianti necessitano. Ogni impresa dovrebbe essere in continuo stato di fermo produzione; se tutte le volte che i fornitori mettono un nuovo prodotto sul mercato, le aziende utilizzatrici devono comprarlo, le produzioni rimangono in perenne stato di fermo. Questa è la sentenza di terzo grado della magistratura. Ma non c’era un governo che tentava di far crescere il mondo delle imprese?
twitter: @giardser

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