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Cos’è il debito pubblico italiano e perché ci spaventa. Sette grafici per capirlo

aprile 2, 2012 Massimo Giardina

Come è composto il debito pubblico? Quanto costa allo Stato? Quanto incidono i Btp, i Bot o i Cct? Quando scadono? Tempi.it vi spiega – con poche parole e molte figure – cos’è quel mostro che non ci fa dormire sonni tranquilli. E che pesa sulla testa di ognuno di noi per poco più di 32 mila euro.

Il debito pubblico italiano, si sa, non fa dormire sonni tranquilli. I dati più aggiornati lo vedono vicino a quota 2 mila miliardi, valore che pesa sulla testa di ogni cittadino per poco più di 32,5 mila euro. Se si volessero, per assurdo, sanare le casse del Tesoro, ogni italiano dovrebbe donare allo Stato tale somma, ma non si risolverebbe il problema, perché il debito si trasformerebbe da pubblico a privato. Se si inverte l’ordine degli addendi la somma non cambia.
Come è composto il debito pubblico? Quanto costa allo Stato? Quanto incidono i Btp, i Bot o i Cct? Quando scadono?
Nella figura 1 è rappresentata la struttura del debito pubblico italiano che, per l’83 per cento è costituito da titoli di Stato, mentre nella figura 2 e nella figura 3 è raffigurata la composizione di tale porzione.

Figura 1

Figura 2

Figura 3

Si evince immediatamente che i Buoni del Tesoro poliennali (Btp) compongono quasi il 73 per cento dei titoli emessi per un totale di 1.179 miliardi di euro, mentre i Buoni ordinari del Tesoro, a causa della loro durata massima di un anno, compongono per il 9,75 per cento l’aggregato dei titoli di Stato.

Nella figura 4 si possono vedere le scadenze del Tesoro anno per anno. Nel 2012 scadranno titoli per quasi 375 miliardi di euro di cui 114 hanno già visto la loro maturazione e i rispettivi rimborsi ai risparmiatori. La quota relativa ai Bot è di 172 miliardi.

Figura 4

Nel bilancio dello Stato la voce interessi sul debito pubblico incide per circa 70 miliardi di euro, cifra che rappresenta, più o meno, il doppio del degli introiti previsti nella manovra salva Italia. Rispetto al Pil (andamento in figura 5 e 6) i costi finanziari generati dal debito incidono il 4,4 per cento.

Figura 5

Figura 6

Se i tassi dovessero aumentare come è accaduto nella seconda metà del 2011 aumenterebbe di conseguenza anche l’incidenza degli oneri finanziari sul Pil, causando forti timori nei mercati circa la capacità di restituzione del debito emesso.

Figura 7

Il Dipartimento del Tesoro ha cercato di diluire il rischio nel tempo (figura 7): cosa saggia da fare, ma non risolutiva. Lo stock di debito deve abbassarsi e esiste un’unica via affinché accada: creare sviluppo e generare valore. 
twitter: @giardser

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3 Commenti

  1. Sibyl Riser scrive:

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  2. Luca Rossini scrive:

    Sì, ma per “creare sviluppo e generare valore” occorre non essere soffocati dal debito: occorre quindi anche iniziare da subito ad abbattere lo stock mediante, come alcuni economisti hanno suggerito, la confluenza in un fondo ad hoc di parte del patrimonio pubblico. Pensare di crescere essendo indebitati così e con la pressione fiscale ai massimi europei (e quindi mondiali) è surreale.

  3. Massimo Giardina scrive:

    Caro lettore, concordo pienamente con lei. Se si liberalizzassero le troppe, e molto spesso non valorizzate, proprietà dello stato si aiuterebbe l’abbassamento dello stock in un’ottica di ripresa. Più volte ne abbiamo parlato in questo giornale. Nell’articolo non l’ho menzionato in quanto lo scopo era di mostrare la composizione del debito pubblico.
    Grazie per l’attenzione
    MG

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