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Corea del Nord, troppi detenuti muoiono nei gulag: chiesto aiuto alle famiglie per farli “durare” di più

gennaio 20, 2014 Leone Grotti

Il terribile Campo di rieducazione numero 12 ha aperto alle visite dei familiari per i detenuti, che potranno ricevere cibo e vestiti. «La maggior parte dei detenuti è stata mandata nelle miniere e sono morti in troppi»

Per la prima volta nella storia dei gulag nordcoreani sarà permesso alle famiglie di visitare e rifornire i detenuti di vestiario e cibarie. La notizia sulla nuova politica vigente al Campo di rieducazione numero 12 è stata fornita a Radio Free Asia da un residente della provincia North Hamgyeong, ma la motivazione del cambiamento è tutt’altro che umanitaria.

GULAG. Il gulag situato in Hoeryung City è conosciuto per le violazioni dei diritti umani che avvengono all’interno, tra cui lavori forzati in condizioni di vita disumane, torture, pestaggi ed esecuzioni sommarie pubbliche. Di solito, vengono internati criminali violenti, violatori delle leggi sulla droga e disertori che cercano di scappare dal paese ma vengono scoperti.

«TROPPI MORTI». Secondo la fonte, solo ai detenuti con pene superiori ai sette anni veniva ordinato di lavoraer nelle miniere di rame, dove le possibilità di sopravvivere sono bassissime. «Ma dall’inizio dello scorso anno, la maggior parte dei detenuti è stata mandata nelle miniere e sono morti in così tanti che le autorità non hanno avuto altra scelta che cercare di farli sopravvivere con l’aiuto delle loro famiglie». Ora molti detenuti «riescono a sopravvivere grazie al cibo e all’acqua portato dalle loro famiglie».

INDAGINE ONU. Per la prima volta l’Onu sta conducendo un’indagine sulle violazioni dei diritti umani nei gulag della Corea del Nord, dove sono rinchiuse ancora oggi circa 200 mila persone. Il quadro che esce dai primi racconti ascoltati è drammatico: torture sistematiche, morti per mancanza di cibo, esecuzioni sommarie, trattamenti disumani. Il giudice Michael Kirby, che conduce l’indagine, non ha rivelato molti dettagli ma tra i casi più terribili che l’hanno mosso fino alle lacrime ci sono quelli di una donna costretta dagli aguzzini comunisti ad annegare il proprio figlio
Il testimone più attendibile della vita nei gulag è Shin Dong-hyuk, nato e cresciuto in un gulag, da cui è riuscito a scappare a 23 anni.

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2 Commenti

  1. ragnar scrive:

    Non mi stupisce minimamente. Per mantenere il potere Kim Jong-un ha bisogno che la popolazione sia costantemente nel terrore di essere spedita in un lager.
    I lager (관리소, kwanliso: colonia di lavoro forzato per detenuti politici) non servono solo da deterrente per chi non venera la famiglia Kim (cristiani o altri) e per chi tenta di fuggire dalla Nord Corea, ma sono anche un’indubbia fonte guadagno a prezzo quasi nullo! Infatti bisogna pagare solo le guardie carcerarie.
    Uscire dal lager? Possibile solo per chi è considerato “redimibile”. Gli altri (traditori della patria o parenti di essi fino alla terza generazione) invece sono condannati a rimanere lì per il resto della loro vita (c’è gente che nel lager ci nasce e muore solo perché i suoi genitori erano già prigionieri!).
    Naturalmente il tasso di mortalità è altissimo (freddo, fame, torture, esecuzioni, etc…), dunque occorre che vengano sempre aggiunti nuovi detenuti per compensare quelli morti (il lavoro da schiavi fa sempre molto comodo!)
    Evadere dal lager? Attualmente, su 200000 detenuti (e almeno 2-5 milioni quelli che dagli anni 50 ad oggi sono stati internati) solo uno, Shin Dong-hyuk, è riuscito a evadere: prima dal lager, poi dalla Nord Corea e infine dalla Cina (se un nordcoreano viene intercettato dalle autorità cinesi, viene immediatamente rispedito in Nord Corea, con conseguente internamento nel lager) per raggiungere finalmente la Sud Corea.
    Uno su 2 milioni. Cercate su internet il suo racconto. Da lì si capiscono molte cose.

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