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Corea del Nord, il regime ha paura anche di un albero di Natale

dicembre 12, 2011 Leone Grotti

La Corea del Nord minaccia «inattese conseguenze» contro la «propaganda» della Corea del Sud, che ha deciso di illuminare tre alberi di Natale a soli 3 chilometri dal confine con il regime comunista. Gli alberi, visibili anche dal Nord, saranno illuminati dal 23 dicembre al 6 gennaio

«I nostri nemici sono dei guerrafondai e devono essere consapevoli che saranno interamente responsabili per ogni inattesa conseguenza che potrebbe essere causata dai loro piani». Si legge così su “Uriminzokkiri”, sito di propaganda della dittatura comunista nordocoreana, che continua: «Il regime fantoccio [Corea del Sud, ndr] è in piena attività per condurre la sua guerra psicologica. Questa è una cosa che non si può ignorare facilmente».

Quali sono i piani guerrafondai cui fa riferimento in modo così duro la propaganda del regime comunista coreano? Dispiegamento di forze lungo il confine, esercitazioni militari, attacchi missilistici, operazioni di spionaggio? Niente di tutto ciò. Il governo sudcoreano ha semplicemente deciso di illuminare tre alberi di Natale di acciaio, costruiti a soli tre chilometri dal confine e visibili anche dal paese comunista. Davanti alla richiesta di alcune associazioni della chiesa protestante, il governo ha deciso di illuminare dal 23 dicembre al 6 gennaio una struttura di acciaio a forma di albero di Natale nella zona militare di Aegibong Peak e altri due lungo la parte orientale e centrale del confine.

Durante l’incontro bilaterale tra le due Coree del 2004, i due paesi hanno accettato di porre fine a qualunque tipo dipropaganda lungo il confine e anche gli alberidi Natale della Corea del sud non erano più stati illuminati. Ma dopo che nel 2010 la Corea del nord ha compiuto un attacco missilistico contro l’isola sudcoreana di Yeonpyeong, uccidendo quattro persone, la Corea del Sud ha cambiato la sua politica e per questo ha anche deciso di riaccendere le luminarie, sfidando le «inattese conseguenze» citate dal regime comunista.

In Corea del Nord anche un albero di Natale fa paura. La libertà di cultonon esiste. È permessa l’adorazione del “Caro Leader” Kim Jong-ile del padre, il “Presidente eterno” Kim Il-sung. La repressione fortissima operata dal presidente Kim fin dal 1945 contro ogni tipo difede– nel paese era diffuso il buddismo, le chiese cattolica e ortodossa – ha devastato ogni cosa. Lechieserimaste in piedi sono di facciata, per far credere al mondo esterno che lalibertà religiosaesiste nel paese e così ottenere aiuti economici, ma non vengono celebrate funzioni. Secondo il Vaticano nel paese vivono ancora circa 800 cattolici, ma altre fonti parlano al massimo di 200 fedeli.

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