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Coppa Uefa o “Champions League 2″?

febbraio 14, 2013 Emmanuele Michela

Stasera iniziano i sedicesimi di Europa League, trofeo a volte sottovalutato ma sempre più alto di livello, tra club storici (Liverpool, Chelsea, Inter, Ajax, Benfica) e nuove realtà est-europee. Ma i premi partita sono ancora bassi.

Ci sono le 5 Champions League del Liverpool, che dovrà dare il meglio di sé nel gelo di San Pietroburgo per rimediare a una stagione sempre più dalle tinte fosche in Premier. Dalla stessa isola arriva il Chelsea, campione d’Europa in carica, impegnato a Praga in una gara dalle mille emozioni per il portiere Petr Cech, ex di turno. Ma di club plurititolati ce n’è diversi: le 4 Coppe Campioni dell’Ajax ospiteranno la Steaua Bucarest in una sfida dal fascino d’altri tempi, le aspirine del Bayer Leverkusen apriranno le porte del loro stadio alle 2 Champions del Benfica, per non parlare dell’Inter, 3 volte campione d’Europa, in scena a Cluj, in Romania. Insomma senza avventurarsi in palmares d’annata ed elenchi chilometrici c’è un dato singolare che merita attenzione: l’Europa League 2012-13 apre i suoi sedicesimi di finale a tantissimi grandi club, alzando notevolmente il livello degli scontri.

LE ITALIANE. Appuntamento fissato per stasera, con le prime gare del cammino verso l’Amsterdam Arena: a contendersi il secondo trofeo europeo 32 squadre di diversa origine. Tante sono i club dell’est, una delle poche terre della geografia calcistica dove i soldi non mancano e gli investimenti crescono. Potrebbero ribaltare i pronostici e fare qualche scherzo alle grandi, sebbene non siano tra le favorite. Qui troviamo invece le tre italiane rimaste in gioco: oltre all’Inter c’è il Napoli, che ospita i cechi del Plzen, e la Lazio in cerca di imprese a Monchengladbach. Infoltiscono il gruppo delle grandi squadre approdate a questa Coppa, sempre più impegnativa: Atletico Madrid, Chelsea, Liverpool, Tottenham, Lione, Newcastle, Ajax, Benfica, Olympiacos…

MA LA UEFA PAGA SEMPRE POCO. Difficile trovare una costante per spiegare un così alto numero di squadre di primissima fascia, anche se sicuramente i cambiamenti adottati da Platini nel accogliere club dei campionati minori in Champions League ha portato alla crescita in Europa League di compagini dalle leghe più importanti. Ciò che invece non cresce, sono i premi partita destinati a chi si impegna in Europa League: lo scorso anno l’Atletico Madrid s’intascò 10,5 milioni di euro. Una cifra sostanziosa, certo, ma decisamente bassa in confronto a quanto paga invece la Champions League: 60 milioni guadagnò il Chelsea un anno fa, in un trofeo dove anche chi esce ai giorni rimediando una figura magra, Bate Borisov, guadagna al bellezza di 8,2 milioni. Troppo netta la differenza: anche l’Europa League cresce come livello, come organizzazione, come numero di match e come spettacolo. Sarebbe legittimo stanziare qualche soldino in più per chi vi partecipa: non che basti a scusare l’atteggiamento attendista di alcuni club, come spesso i nostri italiani, che spesso vedono gli impegni in Coppa Uefa come amichevoli dove tentare tattiche e sperimentare giovani. Però con tutti questi top club in gioco ci vorrebbero anche azzeccati riconoscimenti e premi partita.

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