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Connolly: il profeta di sventura che si è arricchito con la crisi dell’euro

novembre 18, 2011 Rodolfo Casadei

Bernard Connolly, 61 anni, è l’autore di “Il cuore marcio dell’Europa”, il libro che già nel lontano 1995 prevedeva il fallimento dell’Unione monetaria europea e che gli fece perdere il posto di economista presso la Commissione Europea che allora ricopriva. Una sua consulenza può costare fino a 100 mila dollari

Non concede interviste, non partecipa a dibattiti televisivi e raramente parla in conferenze pubbliche. Eppure quella che è arrivata è la sua ora, questo è il momento in cui potrebbe svergognare tutti i suoi nemici, per lo più annidati nei palazzi di Bruxelles. Bernard Connolly, 61 anni, è l’autore di “Il cuore marcio dell’Europa“, il libro che già nel lontano 1995 prevedeva il fallimento dell’Unione monetaria europea e che gli fece perdere il posto di economista presso la Commissione Europea che allora ricopriva. Nel testo, che ebbe grande successo di vendite nel suo paese d’origine (il Regno Unito) ma che gli valse un’indagine per accertare se fosse perseguibile per aver rivelato segreti d’ufficio dalla quale uscì pulito, Connolly criticava vivamente la modalità surrettizia e antidemocratica con cui veniva progressivamente istituito un supergoverno europeo e lo Sme, il sistema monetario europeo antesignano dell’euro. Nel 1998 Connolly predisse che l’introduzione dell’euro avrebbe prodotto nel tempo l’aumento dei deficit di molti paesi, condotto alcuni di essi sull’orlo del default e innescato disordini sociali.

Trasferitosi negli Usa dopo il suo eurolicenziamento, ha lavorato come analista finanziario a New York per Aig Financial Products e da qualche anno si è messo in proprio. In queste vesti ha tradotto le sue convinzioni sull’Unione monetaria europea in consulenze per gli investitori che si sono rivolti a lui, sempre più costose, man mano che i fatti venivano a dargli ragione. Nel 2005, per esempio, quando ancora era un dipendente di Aig Financial Products, ha convinto un certo numero di hedge fund e investitori privati a scommettere contro la solvibilità di alcuni paesi dell’euro. Ha fatto loro acquistare credit default swaps di paesi che allora presentavano tassi di interesse di poco superiori a quelli tedeschi, ma che lui giudicava molto fragili in prospettiva: Grecia, Portogallo e Irlanda. Nel 2008 e nel 2009, quando i rischi di default di questi tre paesi sono decisamente cresciuti e il valore degli swaps acquistati quattro anni prima è andato alle stelle, gli hedge fund hanno mietuto copiosi profitti. Altri investitori di medio e lungo termine ringraziano Connolly per averli tenuti alla larga dai bond di Italia, Spagna, Portogallo e Grecia.

Gli hedge fund intenzionati a scommettere su una prossima dissoluzione della zona dell’euro fanno la fila per i suoi rapporti, che a volte superano le 70 pagine e chiamano in causa riferimenti abbastanza stravaganti per un analista finanziario come John Stuart Mill e George W. F. Hegel. Il suo “servizio completo”, inclusivo di meeting e consulenze telefoniche, può costare fino a 100 mila dollari, e il suo ufficio produce fino a 20 mila parole di analisi finanziaria alla settimana. Con tutto ciò Connolly continuerebbe a mostrare, secondo coloro che lo frequentano, una profonda preoccupazione nei confronti delle conseguenze economiche e sociali dell’avverarsi delle sue predizioni, e considererebbe la sua più importante missione contribuire a evitare il disastro che a suo parere si sta profilando. «È angosciato», afferma James Aitken, un analista finanziario suo amico che lavorò con lui alla Aig Financial Products, «vede a cosa sta portando tutto questo, e lancia l’allarme contro il pericolo di questa tragedia umana».

L’ultima apparizione pubblica di Connolly di cui si ha notizia è stata una conferenza a Los Angeles nella scorsa primavera, organizzata dal Milken Institute. Anche lì ha cercato di dimostrare che non gli sta a cuore solo fare soldi come consulente degli speculatori, ma vorrebbe che le sue profezie di sventura fossero prese sul serio per poter evitare il peggio. «L’attuale politica di prestiti abbinata all’austerità porterà a disordini sociali» ha detto illustrando il caso di Grecia, Italia, Portogallo e Spagna. «E non si dovrebbe dimenticare che tutti e quattro i paesi di cui stiamo parlando hanno avuto guerre civili, dittature fasciste e rivoluzioni. Questa è storia. E questo sarà il futuro se questa maligna follia dell’unione monetaria continua ad essere perseguita e schianta al suolo questi paesi».

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