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Come conciliare lavoro e sport agonistico. L’esempio di Matteo di Sisal

ottobre 27, 2017 Francesca Parodi

Atleta di Ironman e Corporate finance manager, Matteo Panizza si sta preparando alla maratona di Atene anche grazie al supporto dell’azienda

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Tre gare che si susseguono una dopo l’altra: 3,8 km di nuoto, 180,2 km in bicicletta e 42,195 km di corsa. E’ l’Ironman, una delle distanze standard del triathlon, sport caratterizzato dall’insieme di tre discipline, ed è una distanza ben più lunga del Triathlon Olimpico (che misura invece 1.500 m di nuoto, 40 km in bici e 10 km di corsa). Fra i pochi atleti che praticano questo sport, ancora scarsamente conosciuto in Italia, c’è Matteo Panizza, Corporate finance manager di Sisal, che nella gara 23 settembre scorso a Cervia ha tagliato il traguardo con un ottimo risultato di 12 ore, 13 minuti e 56 secondi. La sua passione, racconta Matteo a tempi.it, è stata stimolata e suggestionata dall’esperienza di fede del Cammino di Santiago. Da allora Matteo ha affinato la sua capacità di programmare minuziosamente le giornate, alternando gli allenamenti agli impegni di lavoro e instaurando una sinergia tra corpo, mente e cuore. In questo Matteo, racconta, è stato molto supportato dall’azienda, che ha attivato per esempio il progetto “Volta Smart Working”, finalizzato a valorizzare il proprio capitale umano e a tutelare le esigenze dei dipendenti. La sua forte passione sportiva lo porterà a partecipare alla maratona di Atene del 12 novembre 2017.

Matteo, in che modo l’esperienza del Cammino di Santiago ti ha ispirato?
Alcune esperienze influenzano inevitabilmente le nostre scelte di vita, modificano la nostra visione del mondo circostante e, talvolta, sono in grado di stimolare un nuovo approccio alle cose. Il Cammino di Santiago rientra in quella galleria di momenti preziosi che hanno profondamente influito sulla persona che sono oggi. È un viaggio che poggia su tre punti cardinali, Fatica, Forza e Fede, che insieme permettono di raggiungere l’Arrivo. Simbolicamente questi quattro elementi sono rappresentati da un “bastone” (la Fatica), da una “croce” a forma di “spada” (la Fede e la Forza) e da una “conchiglia” (l’Arrivo). Il viaggio li riassume tutti in un’unica parola e, nella sua natura, permette di instaurare un intimo legame con se stessi.
In questo senso, il Cammino di Santiago raccoglie in sé una forza ispiratrice e in qualche modo può essere letto come una metafora del viaggio della vita. Durante questa esperienza ho avuto la conferma che corpo, cuore e mente possono lavorare insieme, esattamente come in un team.
L’Ironman e i mesi di allenamento che lo hanno preceduto sono stati per me un viaggio, probabilmente il più bello che ho fatto, sicuramente quello più formativo, che mi ha permesso di conoscere me stesso mai come prima, di imparare ad ascoltarmi. I punti cardinali del Cammino di Santiago mi hanno accompagnato e spesso sostenuto in tutto questo percorso, nella mia motivazione e determinazione di voler raggiungere il traguardo dell’Ironman.

1Qual era la tua giornata tipo in preparazione alla gara?
La mia settimana tipo prevedeva sei giorni di allenamento e uno di riposo, in cui in genere però inserivo una sessione di fisioterapia. Dividerei la giornata tipo tra quella durante la settimana lavorativa e quella nel fine settimana. Nel periodo antecedente alla gara, dal lunedì al venerdì gli allenamenti erano uno o anche due al giorno – quando erano previste sessioni combinate – ovviamente sempre in orari extra-lavorativi. Come manager ho giornate di lavoro spesso molto lunghe e quindi per allenarmi è stato necessario organizzare molto bene il mio tempo, programmare tutto nel dettaglio.
Sveglia alle 6, quando due volte alla settimana erano in programma allenamenti di corsa; la mattina a lavoro, la pausa pranzo dedicata due volte alla settimana al bike-spinning, il pomeriggio e il tardo pomeriggio a lavoro e due sere a settimana dedicate al nuoto. In genere due giorni alla settimana prevedevo sessioni combinate, per esempio corsa la mattina e spinning in pausa pranzo, oppure corsa la mattina e nuoto la sera. L’avere di fronte casa a Milano il Parco Indro Montanelli e a due passi dall’ufficio una palestra mi ha semplificato l’organizzazione delle sessioni.
Il sabato, invece, era in genere dedicato a uscite lunghe in bicicletta (dai 100km ai 150km), quando possibile in montagna, che io adoro, mentre la domenica a itinerari di corsa di circa 18km/20km, in base al piano di allenamento; uno stile di vita scelto per pura passione, lontano da qualsiasi ricaduta alienante.  Organizzandomi in questo modo, il 23 settembre sono riuscito a concludere in 12 ore, 13 minuti e 56 secondi il mio primo Ironman, gara che quest’anno si è svolta per la prima volta anche in Italia.

Come sei riuscito a conciliare sport e lavoro? Concretamente, Sisal, l’azienda per cui lavori, come ti ha supportato?
Sisal è un’azienda che da sempre si impegna concretamente nella valorizzazione del proprio capitale umano e lo fa anche attraverso un continuo stimolo rivolto alle persone a porsi obiettivi ambiziosi e sani, anche in contesti extralavorativi. In particolare, Sisal si fa promotrice di politiche aziendali orientate al work-life balance (tra le iniziative: il progetto di smart working “Volta”, premiato recentemente dal Politecnico di Milano ndr.) che rappresetano un tassello fondamentale per migliorare la qualità della vita di ogni dipendente, dentro e fuori dall’azienda. Un contesto dunque ideale per poter raggiungere obiettivi importanti e sfidanti, in entrambi le sfere. Sul piano personale dunque ho trovato il terreno fertile per poter esprimere questa passione, conciliandola al meglio con il lavoro, ma soprattutto un sostegno e un incentivo a migliorarmi continuo e concreto. Emilio (nota: Emilio Petrone CEO di Sisal) al termine delle riunioni o anche solo quando ci incrociavamo in ascensore, non mancava mai di informarsi su come procedeva la preparazione e di caricarmi con qualche messaggio di stimolo in quello che stavo portando avanti con determinazione. Lo stesso dicasi di Corrado (nota: Corrado Orsi CFO Sisal) con cui lavoro quotidianamente e che più di ogni altro in Sisal ha vissuto la quotidianità di questa mia esperienza manifestando sempre la sua convinzione che ce l’avrei fatta.

Quale è, volendo riassumere, la tua filosofia di vita e come è possibile conciliare passioni, lavoro e fede?
Riassumo la mia filosofia di vita con una frase di Papa Wojtyla: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro!”. Imparare ad ascoltare se stessi, dare voce alle proprie passioni e concedersi del tempo anche per queste, lo stesso che con dedizione si è pronti a dedicare al lavoro.

Per conciliare ciò con la propria attività lavorativa e la fede è necessario porsi sempre degli obiettivi sani, sfidanti e costruiti su valori autentici che, se non ci fosse quella carica emotiva che questi sono in grado di innescare, sarebbe impensabile credere di poter raggiungere. Con questi presupposti parteciperò anche alla Maratona di Atene, la vera culla dello sport, che si terrà il 12 novembre 2017; un nuovo viaggio che non vedo l’ora di intraprendere.

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