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«Con la ragione e senza dio avremo un uomo felice». Ecco come si è ridotto l’Uruguay

novembre 15, 2013 Piero Gheddo

Approvata la legge sulla legalizzazione della marijuana; sarà lo Stato produrre, distribuire e vendere la droga. Ecco come un popolo a maggioranza cattolico ha svenduto se stesso

Uruguay. Approvata la legge sulla legalizzazione della marijuana; sarà lo Stato a farsi carico della produzione, distribuzione e vendita della droga. È il primo Stato al mondo a provare un tale «esperimento», così lo ha chiamato il presidente José Mujica, la cui maggioranza di sinistra ha approvato la norma. Lo stesso Mujica ha ammesso che «forse l’Uruguay non è pronto per questa esperienza», anche perché, come dicono i sondaggi, oltre il 60 per cento dei cittadini è contrario. Possibile che venga indetto un referendum per abrogarla.

Uno dei peggiori mali fisici, psichici e sociali che oggi affliggono i popoli evoluti e ricchi, è la droga, tutte le droghe, che aumentano artificialmente le potenzialità psichiche e fisiche dell’uomo, ma ne distruggono il sistema neuro-vegetativo riducendo a poco a poco il drogato ad una larva d’uomo. La lotta contro la droga e gli spacciatori di droghe è una delle priorità di tutti i governi. L’Uruguay entrerà presto nel “Guinnes” dei primati, poiché è il primo governo della storia a liberalizzare le “droghe leggere”. Il presidente dell’Uruguay, Josè Mujica, ha spiegato perché sostiene e approva questa riforma: il proibizionismo e la lotta senza quartiere a livello continentale e mondiale contro il commercio delle droghe non sono riusciti a estirpare questo “vizio sociale”. Occorre combattere le droghe legalizzandone l’uso e statalizzando la distribuzione regolamentata di “droghe leggere”. Alle persona con più di 18 anni sono permesse al massimo 40 sigarette di marijuana al mese, i consumatori che superano tale quantità saranno costretti a sottoporsi a trattamento riabilitativo.

La nuova legge è approvata solo dal 38% e condannata dal 62% degli uruguayani, ma la riforma è stata varata con 50 voti a favore su un totale di 96 seggi dalla Camera dei deputati. L’opposizione ha tentato di ostacolare questa operazione, ma il “Frente Amplio”, coalizione di sinistra al governo, ha approvato il disegno di legge; e al Senato i filogovernativi hanno una buona maggioranza. Lo Stato “assumerà il controllo e la regolamentazione” dell’intero ciclo produttivo della cannabis e dei suoi prodotti, dall’importazione dei semi delle piante fino alla commercializzazione della marijuana, che verrà venduta al consumatore attraverso le farmacie.

Così l’Uruguay, dopo aver depenalizzato l’aborto e approvato, primo fra i paesi latino-americani, il matrimonio fra i “gay”, è il primo paese al mondo che liberalizza la droga, in modo più ampio di quanto hanno fatto Olanda e California. La storia di questo piccolo paese sudamericano spiega, almeno in parte, questo primato poco appetibile. Vi sono stato nel 1992, invitato per una relazione sul rapporto ecclesiale fra Italia e America Latina, ad un congresso delle Chiese latino-americane. Dall’inizio del Novecento fino a dopo la seconda  guerra mondiale, l’Uruguay era definito “la Svizzera del Sudamerica” e “Il paradiso degli emigranti”. Un paese di solida democrazia, senza analfabeti, economicamente prospero, con leggi sociali molto avanzate, più di quelle dell’Europa a quel tempo.
Oggi è un popolo deluso, precipitato in basso nella classifica del reddito pro capite, dopo aver occupato i primi posti per più di mezzo secolo. Come per la vicina Argentina, la prosperità dell’Uruguay era basata sulle esportazioni di grano, prodotti della pastorizia e carne di manzo. Dal 1950 in avanti è scoppiata la crisi di questi prodotti, perché Stati Uniti ed Europa hanno cominciato ad essere autosufficienti, tagliando le importazioni. Lo “stato sociale” uruguayano è crollato, aprendo la strada alla guerriglia dei “tupamaros” e ad una crudele dittatura militare (1973-1985).

Oggi il paese sta riprendendosi, ma nel 1992 ho viaggiato, accompagnato dai missionari italiani OMI (Oblati di Maria Immacolata) fino a Rivera, Tacuarembo, Paso de los Toros, Cardona, Mercedes e Punta del Este, per incontrare missionari italiani e ovunque mi hanno detto che il paese non ha ancora trovato una via autonoma allo sviluppo e attraversa una profonda crisi d’identità, che è anche quella delle ideologie dominanti dall’indipendenza ad oggi: l’ateismo e il socialismo. Va ricordato che l’Uruguay, esteso due terzi dell’Italia con soli 3,5 milioni di abitanti (il 50% dei quali vivono a Montevideo!), è una sconfinata prateria a perdita d’occhio (la “pampa”), con acque e terre fertili ma quasi disabitata.
L’Uruguay è nato nel 1828 come stato cuscinetto fra Argentina e Brasile (cioè fra spagnoli e portoghesi) con soli 60.000 abitanti, che alla fine del secolo erano già 600.000 per i molti immigrati dall’Europa spesso scampati alle repressioni delle monarchie europee e della restaurazione dopo la Rivoluzione francese: carbonari, socialisti, repubblicani, radicali, rivoluzionari di ogni genere avevano fatto dell’Uruguay il loro rifugio, fra i quali anche Giuseppe Garibaldi. Questo spiega l’irrequietezza politica del paese, tormentato da numerose guerre civili, e il suo radicalismo progressista e anticlericale.

All’inizio del Novecento il presidente José Ordònez fonda uno Stato politicamente democratico e socialmente avanzato: abolizione della pena di morte (1905), insegnamento e assistenza sanitaria gratuiti,  pensione sociale ai nullatenente sopra i 60 anni, legge sul divorzio favorevole alla donna, il “Codice dei diritti dei lavoratori” (1920) che era considerato un modello dai paesi europei dopo la prima guerra mondiale. Lo “Stato assistenziale” dell’Uruguay ha funzionato bene fino agli anni cinquanta del Novecento, quando le esportazioni sono crollate e il paese, pur con forte tradizione socialista e progressista, è rimasto immobile, bloccato dalla mentalità conservatrice e dalla “crescita zero” demografica. Un piemontese, Rolando Passani che ha una piccola azienda tessile, mi diceva: «Quando sono immigrato in Uruguay nel 1953 con moglie e tre figli piccoli, questo paese era molto più avanzato della nostra Italia, politicamente ed economicamente. C’era un’atmosfera di libertà e di vivacità culturale che a me, dopo il fascismo, la guerra e le lotte ideologiche del nostro dopoguerra, mi sembrò straordinaria. Invece, negli anni sessanta il mondo è cambiato e qui tutto è rimasto immobile, per cui oggi molta gente vive in miseria e senza lavoro».

In questo panorama, la povertà del popolo uruguayano che più mi ha colpito è quella spirituale. Un popolo scoraggiato, abbattuto, senza speranza e senza gioia di vivere. Oltre alla crisi economica soffre anche una forte crisi di identità nazionale. C’è un aspetto della tradizione e cultura uruguayana che spiega molte cose: l’ateismo e l’anticlericalismo che dominano la cultura e le istituzioni. L’Uruguay è il solo paese dell’America Latina nel quale un buon numero di persone non sanno che il 25 dicembre si celebra il Natale di Gesù Cristo. Infatti nel Calendario nazionale e nelle TV e giornali il Natale è segnato come “La Fiesta de los Ninos”, la Pasqua è “La Fiesta del Turismo”, l’8 dicembre “El dia de la Playa” (Il giorno della spiaggia quando inizia la stagione balneare).
Dal 1919 il governo ha abolito i nomi religiosi di città e paesi: Santa Isabel è diventata Paso de los Toros (sebbene gli abitanti continuino a chiamarsi Isabeliti), San José è “Primero de Mayo”; nei giornali Dio si scrive dio, con la minuscola, la Costituzione proibisce tutti i segni religiosi in luogo pubblico. La Chiesa è stata pesantemente penalizzata e oggi la maggioranza della popolazione è senza assistenza religiosa, specie nelle campagne, per mancanza di sacerdoti. Nel 1992 a Montevideo la pratica religiosa, secondo dati ufficiali, era dello 0,5%, però nel censimento del 2011 il 54% degli uruguayani si dichiarano cattolici e il 26% atei.

Ricordando la mia visita nel 1992, a Mercedes incontro tre suore italiane “Serve della Divina Provvidenza” di Catania, alle quali è affidata una parrocchia di 10.000 abitanti, con un sacerdote che viene a celebrare una Messa alla domenica e nient’altro. «Abbiamo buoni rapporti con la gente – mi dice la superiora Maria Aurelia Ognibene – ci accettano volentieri nelle case. Il nostro lavoro è di visitare tutti, in città e nella campagna per farci conoscere e parlar loro della fede e della vita cristiana. C’è un’ignoranza spaventosa. Ad esempio, a noi chiedono l’assoluzione dei peccati. Della religiosità popolare c’è rimasto solo il battesimo e due o tre processioni l’anno. Non esiste il funerale religioso, mentre è abbastanza comune la Messa per i defunti. Il problema morale è grave. Ad esempio, le ragazze che vanno con uomini anche anziani per poter mangiare tutti i giorni, qui è considerata cosa normale. Manca assolutamente un sacerdote».
Da più d’un secolo le forze culturali e politiche dominanti hanno lanciato campagne per creare l’”uomo nuovo” attraverso l’ateismo, insegnato nelle scuole, e il socialismo: «Con la ragione e senza dio avremo un uomo felice» dice uno slogan tradizionale. Fin dall’Ottocento l’Uruguay è stato un paese dominato dalla Massoneria.

Padre Quinto Regazzoni, dei Dehoniani, mi dice: «Sono in Uruguay da 13 anni e ho visto il fallimento del razionalismo e della modernità senza Dio. Qui la religione è veramente esclusa dalla vita sociale, politica, culturale, scolastica e si vede fin troppo. Lo dimostrano le famiglie disunite: sette matrimoni su dieci finiscono nel divorzio, l’Uruguay ha la più alta percentuale di suicidi in America Latina, dove in genere il popolo è cordiale, gioioso, ride facilmente, mentre in Uruguay c’è molta freddezza. Il paese è demograficamente depresso dall’inizio del Novecento, solo la massiccia immigrazione dall’Europa ha fatto crescere di poco la popolazione».
I Dehoniani hanno a Montevideo un santuario della Madonna, frequentato da un buon numero di pellegrini. Mi dicevano che una notte hanno visto un’auto di lusso fermarsi davanti alla Grotta di Lourdes e scendere un uomo e una donna che si inginocchiano davanti a Maria. Un padre va a vedere e si trova davanti ad una delle più alte personalità dello Stato, che gli dice: «Per favore non dica a nessuno che mi ha visto qui. Siamo venuti per chiedere alla Madonna una grande grazia per nostro figlio. Se si venisse a sapere, la mia carriera politica sarebbe finita».

Questo è quel che ho visto nel 1992, quando la situazione religiosa stava già cambiando in meglio, anche grazie ai due coraggiosi viaggi compiuti da Giovanni Paolo II nel 1987 e nel 1988. Mi dicono che oggi la situazione religiosa è migliorata. Ma a me basta quel che ho visto nel 1992, per giudicare come si riduce un paese e un popolo di immigrati, figli o nipoti di immigrati (il 40% di italiani!), in maggioranza formato da cattolici battezzati, con scarsa assistenza religiosa e con la cultura e politica nazionale che sono dichiaratamente atee e anticlericali.

Tratto dal blog di padre Piero Gheddo

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31 Commenti

  1. Paolo scrive:

    Decrescita “felice” made in Uruguay.
    Esempio perfetto di “business as usual” della Malebolge & co.

  2. Fred scrive:

    Quando nessuno mi vuol più mi rivolgo al buon Gesù…
    Ma per favore… lo sanno anche i sassi che le religioni sono l’oppio dei popoli e la guerra alle droghe è stata un fallimento galattico.
    Facile poi guardare la pagliuzza negli occhi degli altri e non sentire la trave che poco a poco ma inesorabilmente sta salendo nel tafanario dell’italico popolo.
    Altro che fare i peli agli altri…

    • Francesco scrive:

      Fred, parli con i sassi ? O e’ l’effetto dell’oppio ?
      Cavolo, se quella dell’Uruguay e’ una pagliuzza siamo in paradiso !

  3. Francesca scrive:

    Povero Paese e poveri fratelli. Che Dio li aiuti, perchè là dove non c’è Dio c’è morte: suicidi, distruzione, orrore.

  4. Mario scrive:

    In Uruguay vige la secolarizzazione fin dalla fine dell’800. ed è un paese che nelle statistiche mondiali si trova al 17° posto per l’indice di democrazia, contro il 32° posto occupato dall’Italia, anche come libertà di stampa l’Uruguay ci batte 32* posto contro il nostro 62°esimo. L’economia uruguagia al momento è in crescita al contrario della nostra, e tutto questo nonostante gli anni bui della dittatura militare come ricordato nell’articolo. Per di più nella loro costituzione la libertà di culto è ampiamente sancita per tutti, quindi se mancano i sacerdoti la colpa non è nè dello stato nè del popolo, che ricordiamolo, per l’81% crede in Dio, quindi chiunque può andare in quel paese e costruire tutte le chiese che vuole e fare proselitismo per convertire quei pochi atei (21%) e quei pochissimi ebrei (2%). L’unica cosa che non può fare è entrare nel paese e dettare condizioni sulle leggi da approvare o non approvare, proprio come dovrebbe essere in tutto il mondo e per tutte le religioni, o forse non vi sono ancora bastati i danni prodotti da certi islamici?

    • mike scrive:

      gli islamici avranno i loro difetti ma crescono di numero, noi al contrario. quest’ultima cosa sarà più evidente come inizieranno a morire le persone dai sessanta in su, e cioè nei prossimi 10/20 anni. tempo in cui si sarà formata una nuova generazione di islamici (facci caso le loro donne all’ospedale o in giro o hanno il pancione o hanno la carrozzina piena o entrambe) che anche da noi pochi non sono più. per loro c’è tutto per noi la crisi. la loro società per certi versi è più sana, la nostra no dato che si rovina in tutti i sensi con… alcool, droga, certa musica, ritmi di lavoro stressanti, paura di non arrivare a fine mese, per non parlare di qualche rivoluzione antropologica che tanto rovinerà molte teste di nascituri se verrà attuata, eccetera… alla lunga vinceranno, di questo passo, gli islamici. e pare, o “forse” sarà, fatto apposta. dopo aivoglia a parlare loro di democrazia e secolarizzazione e libertà di stampa. ed il bello che la gente come te ancora se la prende con la chiesa che vorrebbe imporre la sua visione, cosa falsa e oggi non vera, e non vede oltre ciò.

      • Mario scrive:

        la chiesa non vuole imporre i suoi valori? ma dai…davvero? La chiesa è favorevole all’aborto? Al divorzio? Ai matrimoni omosessuali? All’adulterio? Posso veramente smetterla di santificare le feste? Accipicchia…..chissà dove vivo! Ti chiedo scusa ma non mi ero accorto di questa “rivoluzione”, bene ora sono molto più tranquillo, dormirò sonni sereni, si vede che ero rimasto indietro ad ascoltare certa musica……d’altronde si sa che la musica fa male!

        • Francesco scrive:

          Se qualcuno avesse vietato il divorzio, l’aborto, l’adulterio … oggi non avremmo dei ragazzi cosi’ disastrati, e nemmeno degli adulti cosi’.
          Dio lascia libero l’uomo di scegliere, ma chiaramente il cristiano non puo’ stare in silenzio di fronte alla disumanita’.
          Se vuoi chiudere le orecchie, libero di farlo, ma ti consiglio di aprirle :-)

          • pallo scrive:

            @francesco : ma ti rendi conto della “castroneria” che hai detto … vietato l’adulterio ? ma cosa dici ? Cosa vuole dire ? I ragazzi sono disatrati perchè il futuro è incerto e xchè per 20 anni la classe dirigente si è fatta i cavoli suoi !!!! Non c’entra un bel nulla il divorzio, l’aborto l’adulterio
            Le cose vanno separate …. e che cavolo !

            • Piero scrive:

              Sveglia !!! I ragazzi sono disastrati perchè nessuno li educa più a dei valori, è dal ’68 (altro che 20 anni, ah già ma la colpa è di Berlusconi), che gli viene detto che l’importante è divertirsi e farsi i fatti propri, che bisogna “ribellarsi” e liberarsi dei vecchi valori e che per prima cosa viene il mio soddisfacimento, i miei “diritti” senza nessun dovere…… ma per favore…

              • paolo scrive:

                Piero anche tu ti ci metti ?
                Ribellarsi e farsi i fatti propri è il “mantra” dagli anni 80 della Milano da bere in avanti altro che 68 !!
                Non è colpa di Berlusconi lui incarna semplicemente quello che vuole la “gente” : fare soldi, belle macchine, belle donne etc …. tutto quello che è stato pubblicizzato per + di 20 anni “anche ma non solo” dalla sue reti televisive !!!

                Nel frattempo voi e gli altri (i “comunisit”) discutevate sui temi “non negoziabli” che vi danno in pasto e perdete di vista lo sfascio generale …però potete andare orgogliosi che in 20 anni di governo in Italia la cannabis è considerata una droga pesante e che i gay non possono legalizzare le loro unioni tutti questo grazie alle “Luminose” battaglie di Giovanardi !!!
                Peccato che nel frattempo non è stato fatto un piffero per supportate le famiglie e i figli, sono stati tolti fondi alla scuola, nulla per la cultura, è stato svenduto molto del nostro patrimonio etc. Bravi bel risultato è stato utile il contributo cattolico al governo !
                per fortuna che almeno lato vaticano c’è uno che capisce quali sono le priorità !!

                • piero scrive:

                  Dunque la gente vuole fare soldi, belle macchine, belle donne etc. quindi perchè ti lamenti ? Se la gente è così è ovvio che chi ci ha governato era così, sono stati votati dalla gente no ? Le cose importanti non sono quindi i valori, ma legalizzare la cannabis e legalizzare i matrimoni gay (basterebbero poche modifiche al codice civile per sistemare questo, ma è chiaramente solo una battaglia ideologica che prosegue nel solco del ’68, diritti, diritti e nessun dovere). Per il supporto alle famiglie e ai figli vai a vedere chi si è sempre opposto, a livello nazionale e locale a cose tipo il quoziente familiare, il buono scuola etc.etc.
                  Per quanto riguarda il lato vaticano, sono d’accordo, ma forse tu non hai ben capito ancora questo papa…….

                • Francesco scrive:

                  Paolo,
                  guarda che il Papa non si prodiga solo di poverta’ e famiglie (quelle XX + XY + eventuali figli), ma anche di altri valori, di educazione, di rispetto per le persone, di fedelta’ coniugale, insomma dell’uomo come ci insegna Gesu’.

            • Francesco scrive:

              Pallo, era un’ipotesi, rispondevo a Mario che (a quando ho capito) dice che la Chiesa vuole imporre i suoi valori…

        • Piero scrive:

          Uauhh, che conquiste di civiltà l’uccidere l’innocente, saltare allegramente da un partner all’altro e pretendere di soddisfare tutti i propri capricci.. veramente da persone mature e responsabili….Qualcuno ti obbliga a santificare le feste ? Capisco che dia fastidio sentir dire che certe cose non sono un bene per l’uomo e quindi è meglio cercare di mettere a tacere questi fastidiosi tarli della coscienza, il grillo parlante di Pinocchio docet……….

        • beppe scrive:

          complimenti , mariuolo, che bell’elenco di delizie. se questi sono i tuoi valori ( che nessuno ci vuole imporre, vero? vedi mozioni estrella & co) posso declinare gentilmente l’offerta?

        • Mirko scrive:

          Veramente, tutto sommato CHIUNQUE cerca di “imporre” i propri valori, QUALUNQUE gruppo o lobby cerca di influenzare le politiche di governo. Questo perchè semplicemente è impossibile non farlo, ogni persona ritiene di avere delle idee corrette, ma soprattutto, se non altro ritiene che quelle opposte siano sbagliate, quindi cerca di promuoverle. Quando gli atei favoriscono gli aborti non stanno attuando politiche ideologizzate? Quando mi impongono cosa posso dire o non dire in tema di omosessualità non mi stanno imbavagliando? La stessa cosa fanno i cristiani in senso opposto. Tutti fanno “politica”, ogni pensiero è politica, legittima.

  5. Gabriele Guazzaroni scrive:

    La canapa è un autentico dono di Dio.
    Dalla fibra, ai fiori, alle foglie, tutto può essere utilizzato.
    E’ stata selezionata dai narcotrafficanti la specie che è più ricca di cannabinolo grazie al proibizionismo frutto di una meschina e ottusa, o interessata? visione del problema . Basta una informazione anche superficiale sui benefici medici per malati di sclerosi multipla o altre malattie neurologiche.
    Può l’abuso essere dannoso, come per la birra, il vino,, la carne, le sigarette, l’alcol e tutto quanto altro assunto esageratamente.
    In Italia per legge si può detenere legalmente la quantita per uso personale. Io sono andato dai Carabinieri manifestando l’intenzione di avvalermi di questo diritto, non mi hanno detto dove posso acquistarla dato che è vietato coltivarla e spacciarla. Ergo è lo stato ilmaggior complice dei narcos.
    Se l’Uruguay ne produrrà e venderà direttamente ci avrà semplicemente ancora superato in civiltà

  6. milko scrive:

    ma quanti perbenenisti che ci sono…. e la loro prima cosa è pensare a cosa pensa la chiesa…
    ma nei medicinali che prendete cosa c’è??? quali sono i principali componenti?

    • Francesco scrive:

      non cosa pensa la Chiesa ma cosa ci insegna Gesu’. Questo ci aiuta ad essere piu’ uomini.

  7. Luca scrive:

    Non credo che mischiare droga e Dio, abbia senso, senza offesa ma ragionando, sempre con la ragione, dico pure che a mio avviso Dio senza l’uso della ragione ha ugualmente poco senso.
    Questa scelta dell’Uruguay non la vedo affatto una cosa distruttiva, anzi, la storia del proibizionismo dell’alcol negli USA, era un sistema che generava solo criminalità.
    Le droghe leggere sono esattamente come l’alcol, anche l’alcol crea dipendenza, le sigarette creano dipendenza, che facciamo vietiamo tutto, mandiamo tutti in galera?
    Io appartengo alla generazione post sessantottina, una generazione che grazie all’illusione ed al desiderio indotto dai grandi e dal proibito, ha visto ragazzi 15 enni, sfidare l’eroina, senza trafile per droghe leggere, e cadere uno dopo l’altro sotto 2 metri di terra, quanti compagni di scuola, e amici d’infanzia, ho visto finire nell’aldilà, magari avessero fatto uso di droghe leggere, oggi molto probabilmente sarebbero ancora di questo mondo.
    Ciò che mi fa rabbia a che tra chi ha lanciato la moda, ne son morti pochissimi, loro erano grandi, studenti universitari, loro sapevano controllarsi, ma i ragazzi al primo anno delle superiori, spesso credono di avere una forza infinita, ed all’inizio e cosi, ma poi un bel giorno non troppo lontano, entro un anno, si scopre la triste realtà.
    Per evitare che la storia si ripeta, liberiamoci del fardello delle droghe leggere, anche perchè qando se ne parla è giusto e cristiano dire la verità completa, le mezze verità non sono altro che grandi Menzogne, e la verità la sanno tutti, in giro c’è tanta di quella droga leggera da far impallidire qualunque discussione sulla liberalizzazione. Quando ero militare, tanti anni fa, in camerata dopo la ritirata alle 23.00, venivano spente le luci ed il sottufficiale di guardia andava via, quanta gente scendeva dalle brande circa il 30%, e si riuniva nei bagni a fumare l’erba, e facevo parte pure di un corpo particolare a contatto con i massimi livelli, in gran parte militari di buona famiglia.
    Per la mia esperienza, di persona che ha avuto a che fare con tantissimi tossicodipendenti, sin da quando avevo 15 anni, e mai mi son fatto una sola canna, è capitato anche di essere l’unico del gruppo ad abbandonare la stanza perchè tutti gli altri erano intenti a fumare il calumet della pace a base di erbe leggere, ritengo positivo è utile depenalizzare l’uso delle droghe leggere.
    I motivi dell’utilità sono molteplici:
    1) dissuade più la vergogna nell’andare a comprarla che la paura di essere beccato dalla polizia;
    2) si evita di diventare tossicodipendente-spacciatore per necessità e quindi si strappano schiavi alla criminalità;
    3) si evita di creare nuovi criminali, la galera, porta soltanto miseria e peggiora l’uomo;
    4) si elimina tutta la criminalità che sul proibizionismo oggi campa, ed è tantissima, l’erba arriva e circola a tonnellate;
    5) eliminando il giro di denaro sporco si rende più equo e democratico il commercio.
    6) si rendono disponibili una gran quantità di tutori dell’ordine oggi impegnati nella repressione delle droghe leggere, che più proficuamente possono essere impiegati nello stanare gli spacciatori di droghe pesanti, da considerare come assassini.
    Non corcordo che le droghe possano aumentare potenzialità di alcun che, non ho mai visto un drogato con capacità intellittive e di logica deduttiva maggiorate, anzi ritengo che la droga non porti alcun beneficio, lo stato di ebrezza che sembri maggiori le potenzialità in realtà è molto pericoloso in quanto limita l’autocontrollo ed a volte può indurre a mal valutare il pericolo ad esempio in un sorpasso aumentando fortemente le probabilità d’incidente.
    Per cui chi fa uso di droghe non dovrebbe guidare.
    A mio avviso punire l’uso di droghe leggere e come, se al confessionale ci fossero i carabinieri a prelevare coloro che confessano di essere peccatori.
    L’uso delle droghe leggere va contrastato culturalmente, anche attraverso la confessione, ma non va criminalizzato, a mio avviso va messo sullo stesso piano dell’alcool.
    Bevi non guidi, fumi la canna non guidi, lo estenderei a tutti i fumatori anche di sigarette, ma loro non credo siano d’accordo.

    • Francesco scrive:

      Perche’ le droghe leggere si e quelle pesanti no?
      Comunque e’ un problema educativo, non si puo’ sperare in un mondo migliore SOLO vietando tutto (quello che qualcuno ritiene male).

    • Tommasodaquino scrive:

      ha espresso molto meglio di quanto da me scritto nel post giù da basso

  8. Tommasodaquino scrive:

    Premesso che sono cattolico e praticante, non ho mai fatto uso di droga e mai ne farò (posso scriverlo anche con il sangue e senza problemi), mi spiace ma da tempo ormai sostengo che la cosidetta guerra alla droga è stata una grande disfatta dei governi. Innanzitutto il fatto che l’alcool ed il tabacco, forse per certi aspetti meno nocivi di alcune droghe (cocaina ed eroina), non siano considerati illegali dimostra lo strabismo etico dei governi. Credo fermamente che l’aspetto etico non debba essere di pertinenza dello stato ed il proibizionismo in tutte le epoche è stato tristemente fallimentare (vedasi anche il periodo del proibizionismo americano) Questo è l’errore principale della società occidentale, pensare che il governo attraverso un etica non confessionale (perchè oramai pochissimi governi riconoscono principi etici religiosi) stabilisca cosa è giusto e cosa è sbagliato sostituendosi de facto a Dio. La guerra alle droghe ha semplicemente alimentato il narco traffico, per quanto mi riguarda la mia vita non cambierebbe di NULLA se domani dovesse cambiare la legge qui in Italia e permettere la produzione e distribuzione di droga. Sarebbe per me eticamente sempre sbagliato. Punto. Putroppo si preferisce uno stato determinatore dell’etica. Poi però non lamentiamoci se lo Stato con questo potere si permette di definire cosa è il matrimonio.

    • Francesco scrive:

      Allora hanno ragione i radicali quando dicono di liberalizzare tutto, droghe (tutte), divorzio, aborto, eutanasia. Quindi passiamo anche a togliere i limiti di velocita’, intendo anche in citta’, armi per tutti. E poi passiamo all’incesto, senza prima aver concesso la pedofilia e la poligamia naturalmente. Poi il matrimonio con i cani (questa e’ di oggi).
      Dov’e’ il limite?

    • Luca scrive:

      Dici “non ho mai fatto uso di droga e mai ne farò”,
      Un cattolico non dovrebbe mai ipotecare il futuro, è un piccolo peccato di presunzione, diciamo che ti prometti che non ne farai mai uso, ma cosa farai soltanto il Signore può saperlo, noi siamo solo piccoli esseri peccatori.

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