Google+

Con il “Metodo Cipro” Germania, Olanda e Finlandia si mangeranno i nostri risparmi

aprile 6, 2013 Rodolfo Casadei

I paesi forti vogliono finanziare i salvataggi delle banche a rischio con i risparmi dei clienti in tutta Europa. Indovinate dove fuggiranno i depositanti impauriti

Vogliono i vostri soldi. Vogliono farvi pagare i fallimenti bancari. Vogliono far morire le banche del Sud dell’Europa e sifonare risparmio e investimenti in quelle del Nord. Per farlo, hanno mandato avanti Jeroen Dijsselbloem, il 47enne ministro delle Finanze olandese di estrazione socialista che si sta beccando i fulmini dei paesi del Sud Europa e dei piccoli stati dell’Unione centri di industria finanziaria. In poche settimane il nuovo presidente dell’Eurogruppo si è fatto la fama di gaffeur e di elefante a zonzo nella cristalleria, di uomo che dice le cose giuste al momento sbagliato, che propone politiche corrette con modi scorretti o che si lascia prendere la mano, come nel caso dell’abortita proposta di prelievo forzoso sui conti correnti bancari ciprioti sotto i 100 mila euro. Ma dove si voglia andare a parare con la filosofia moralista e rigorista in materia di fallimenti e salvataggi bancari esposta in un’ormai celebre intervist alla Reuters e al Financial Times da colui che la stampa britannica ha già ribattezzato Dijsselblood (“Dijssel il sanguinario”) e quella francese Dijsselbourde (“Dijssel-fesseria”), l’hanno capito in tanti. Per esempio il ministro degli Esteri del Lussemburgo, paese finito nel mirino delle dichiarazioni del neopresidente dell’Eurogruppo all’indomani del pasticcio di Cipro: «La Germania non ha il diritto di decidere che modello economico-finanziario debbano seguire gli altri paesi», ha commentato Jean Asselborn. «Non si può permettere che sotto la copertura di questioni tecnico-finanziarie altri paesi vengano soffocati. Non è possibile che Germania, Francia e Regno Unito dicano “ci bastano i centri finanziari di questi tre grandi paesi e gli altri devono essere chiusi”. Mirare all’egemonia è sbagliato ed è antieuropeo».

Lo schietto Asselborn parla ovviamente pro domo sua. Mentre gli asset bancari di Cipro erano pari a 8 volte il Pil dell’isola, quelli del Lussemburgo equivalgono attualmente a 22 volte il Pil nazionale di questo paese di 520 mila abitanti. Dijsselbloem ha citato il Lussemburgo nella sua famosa intervista come uno dei paesi che devono dare una sistemata al loro regime bancario, perché in caso di crisi l’Europa non verrà necessariamente in soccorso, ma lascerà cadere sugli investitori e sui grandi depositanti della banca o delle banche in questione gran parte del peso del salvataggio, come si sta facendo per Cipro. Il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha condizionato il “sì” tedesco al piano di aiuti per le banche cipriote all’impegno da parte del governo di Nicosia a ridimensionare l’industria finanziaria locale fino a portarla nei parametri della media dell’Unione Europea, che vede asset bancari pari a circa 3,5 volte il Pil dei 27 paesi. Eppure quando parla di mire egemoniche travestite da moralismo Asselborn ha totalmente ragione. Vediamo perché.

Apparentemente la filosofia di Dijsselbloem, che è poi quella dei paesi della tripla A dentro all’eurozona (Germania, Olanda e Finlandia), è la più morale e coerente che si possa immaginare. Anziché, dice lui, far pesare sui contribuenti il salvataggio delle banche europee sull’orlo del fallimento, attraverso interventi nazionali o usando i fondi del Meccanismo di stabilità europeo (Mse), facciamolo pesare su chi ha accettato il rischio di investire nella banca per ottenere profitti: azionisti, obbligazionisti e depositanti sopra i 100 mila euro; ciò avrà il duplice effetto di smorzare l’antieuropeismo dei contribuenti del Nord Europa stufi di finanziare piani di salvataggio per banche che stanno in Irlanda, Grecia, Spagna, Cipro, eccetera, e di favorire una selezione delle banche più sane: gli investitori diventeranno molto più esigenti quando capiranno che le loro eventuali perdite in un crac bancario non saranno coperte dallo Stato o da Bruxelles, ma le soffriranno loro in pieno. Le banche saranno costrette a essere più prudenti e serie se non vorranno essere disertate dagli investitori. Dove sta l’errore, dove sta l’ipocrisia in questo ragionamento?

Pazzo chi lascia il denaro laggiù
Innanzitutto, non è corretto mettere sullo stesso piano azionisti e depositanti, nemmeno quelli che hanno sul conto più di 100 mila euro. A meno che non si tratti di un caso come quello di Cipro, dove i semplici conti correnti fruttavano interessi attivi attorno al 5 per cento. Ma nel resto dell’eurozona, dove un conto corrente bancario non frutta più dello 0,5 per cento, il depositante non è uno in cerca di rischi in vista di un profitto: le leggi nazionali ispirate da Bruxelles costringono ormai tutti i cittadini europei a compiere innumerevoli operazioni di pagamento in entrata e in uscita solo per via bancaria; tenere il denaro in un conto corrente bancario non è una scelta, bensì un obbligo.

Ma questo non è il difetto più grosso della proposta. Leggiamo quel che scrive il sempre chiarissimo Jeremy Warner del Daily Telegraph sul suo blog a proposito del lasciare fallire le banche, ovvero caricare il peso del salvataggio sugli investitori, come propone Dijsselbloem: «Si lascerebbe accadere questo se ad andare in bancarotta fosse una banca veramente grande e di importanza sistemica? No, non lo si permetterebbe. È impossibile immaginare i depositanti sopra i 100 mila euro in banche come Royal Bank of Scotland, Bnp Paribas, Deutsche Bank o Citigroup oggetto di un prelievo forzoso ai fini di un salvataggio interno. E questo perché il grosso di quei depositi appartiene a sua volta ad altre banche o a entità maggiori. Se i depositanti perdessero i loro soldi, si produrrebbe un effetto a cascata di insolvenza nell’insieme di tutta l’economia: da qui il concetto di “too big to fail” (troppo grande per lasciarla fallire, ndt). E si può inoltre veramente immaginare che fallimenti o salvataggi interni del genere potrebbero aver luogo nella legione di piccole casse di risparmio presenti in Germania? Queste piccole banche sono implicitamente garantite dallo Stato tedesco. La Germania non farà nulla per minare le fondamenta del suo proprio modello bancario. I ciprioti hanno ragione a pensare che sono stati trattati ingiustamente. Se la Laiki Bank fosse stata una cassa di risparmio tedesca, sarebbe stata salvata dallo Stato senza chiedere nulla agli investitori. Ma c’è anche un’implicazione molto più preoccupante. Se i depositi sopra i 100 mila euro nelle banche di media grandezza nei paesi della periferia dell’eurozona diventano investimenti a rischio, sarebbe un pazzo chi continuasse a depositarli in quelle banche, a meno che non gli venissero offerti tassi di interesse attivi molto alti. Di conseguenza, il grosso del denaro finirà per essere risucchiato fuori dalle economie periferiche e trasferito nelle più sicure economie del Nord Europa, dove la regola del “too big to fail” continua a valere». È quel che scrive anche Martin Wolf sul Financial Times: «La conclusione ideale da trarre dall’imbroglio cipriota sarebbe che tutte le banche dell’eurozona hanno bisogno di essere maggiormente capitalizzate. Ma la conclusione reale probabilmente sarà un’altra: le banche più sicure saranno quelle delle giurisdizioni più forti dal punto di vista fiscale. L’alternativa a questa situazione sarebbe una vera unione bancaria. Ma ciò richiederebbe o l’unione fiscale, o la disponibilità ad applicare lo stesso severo regime di risoluzione a tutte le banche. Nessuna delle due soluzioni appare probabile».

Sono sempre più numerosi, al contrario, coloro che denunciano un tentativo tedesco di ottenere, nel quadro del negoziato per l’unione bancaria, l’istituzione di un fondo di risoluzione bancaria congegnato in modo tale da coinvolgere investitori e grandi depositanti nei salvataggi interni delle banche in difficoltà, fatta salva la discrezionalità dei governi nazionali che possono decidere di partecipare al salvataggio. La politica di due pesi e due misure della Germania è evidente da certi precedenti: il salvataggio delle banche irlandesi nel novembre 2010 con fondi europei (quelli del Fondo europeo di stabilità finanziaria, antenato del Mse) si fece col consenso della Germania, anche perché in quel momento negli istituti irlandesi erano presenti 78,3 miliardi di euro di investimenti tedeschi; fra il dicembre 2008 e il gennaio 2009 la Commerzbank, la seconda più grande banca tedesca, fu salvata dal governo con un’iniezione di 18,2 miliardi di euro: meno di sei mesi prima aveva acquisito un’altra banca, la Dresdner Bank, per 5,5 miliardi di euro.

Ripercussioni sull’economia reale
Fra gli effetti immediati delle parole di Dijsselbloem c’è un’ulteriore spinta al boom del mercato dell’oro: le ombre sulla sicurezza dei depositi nelle banche dell’eurozona spingono gli investitori a rifugiarsi nel metallo giallo. La Jewellers Trade Services Partners di Londra segnala che nella settimana dopo la crisi di Cipro gli acquirenti di oro sono stati del 65 per cento più numerosi di quelli registrati nella settimana seguente al tracollo di Lehman Brothers. Ma il peggio deve ancora arrivare. Ammonisce Barclays Bank in una sua nota all’indomani dei fatti ciprioti: «La decisione di far partecipare al salvataggio i grandi investitori e i grandi depositanti avrà con tutta probabilità un impatto sugli strumenti di capitale e di credito di quelle banche dell’eurozona che sono percepite deboli». Queste ultime cioè dovranno offrire interessi più alti, cosa ben difficile in un momento come questo, con le banche a corto di liquidità. Per cui la cosa più facile è che prosegua la fuga di capitali da Sud verso Nord. Con le conseguenze che Fabio Pavesi paventa sul Sole 24 Ore: «Se togli fondi alle banche del Sud abbassi la loro base di depositi, costringi le banche a un brusco calo dei prestiti e avviti l’economia reale nella spirale recessiva. È accaduto in Grecia dove sono usciti dalle banche elleniche 70 miliardi di liquidità. È accaduto in Spagna dove gli stranieri si sono affrettati a riportare a casa oltre 60 miliardi. Ed è accaduto anche in Italia, dove secondo le stime dell’Abi il calo dei depositi stranieri è tuttora del 12 per cento su base annua». Ma da questo orecchio i paesi creditori dell’eurozona, Germania in testa, continuano a non volerci sentire.

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

3 Commenti

  1. Filarete scrive:

    Quando l’Europa era un posto giusto per viverci, civile e rispettoso di ciascuno, queste manovre da gaglioffi che sta facendo la germania, per portarci via i soldi e ridurci alla miseria più nera, avrebbero avuto una sola reazione, civile e ferma.
    La guerra.
    Non è venuta l’ora di prendere diretta coscienza del baratro nel quale ci stanno trascinando questi maiali di tedeschi? Cosa fare?
    Ricordo che all’epoca della riunificazione, dopo il crollo del muro del 1989, ci fu una sola voce in Italia a non appecoronarsi col coro di soddisfazione generale. Era Giulio Andreotti, al quale è attribuita una frase fulminante: “Amo talmente tanto la Germania che ne preferivo due”.
    La germania ha provocato guerre, lutti e devastazioni da quando di è riunificata la prima volta con Bismark nel gennaio del 1871, quando di ben 42 stati ne fece uno solo. Da allora non c’è stata pace in Europa. Due guerre mondiali, milioni di morti e milioni di ebrei trucidati nei campi di sterminio.
    Ora il campo di sterminio sta diventando tutta l’Europa del Sud.
    Se non prendiamo le armi in mano ora, quando lo faremo? Cosa aspettiamo ancora?
    L’obiettivo degli Europei deve essere quello di dividere nuovamente la Germania, in modo che non possa più nuocere.
    Nel nome dei nostri suicidi.

    • andrea scrive:

      La Germaina dell’Ovest si è presa sulle spalle una intera nazione (DDR) fallita, con un sistema industriale e infrastrutture arretrate e in venti anni ha rimesso le cose a posto.

      La DC, i 7 governi Andreotti e la classe politica italiana e gli italiani che l’hanno votata hanno bruciato una valanga di denaro con la cassa del mezzogiorno per 40 anni, creato un debito pubblico mostruoso ed un benessere (anni 80) pagato con la pelle delle future generazioni.

      Prima di chiamarli maiali considera che la Merkele difende, come tutti i premier, gli interessi della propria nazione

      Prima di chiamarli maiali considera che al cittadino tedesco il premier Gerhard Schröder ha chiesto sacrifici ben ripagati nel tempo mentre le altre cancellerie quando potevano fare senza arrivare a chiedere lacrime e sangue non hanno fatto una beata mazza.

      Mi dispiace, ma la frase “Amo talmente tanto la Germania che ne preferivo due” non è da statista, ma da meschino italiota furbetto che ne preferisce due perchè se sta male l’altro sto bene io.

      Tirare fuori ebrei trucidati, Bismark e parlare di armi in mano…. poi magari sei uno di quelli che critica Grillo per il linguaggio che usa.

      E’ colpa nostra se ci siamo ridotti così: ogni nazione ha i politici che si merita, Andreotti compreso.

      • Giovanna Jacob scrive:

        Quoto in pieno Andrea.
        Quelli che “vogliono i nostri soldi” non sono quattro banchieri del nord, ma i parassiti della spesa pubblica improduttiva.
        Non metto in dubbio che le banche del nord stiano sfruttando la situazione a loro vantaggio. Si sono accorti che il fallimento dei paesi del sud può portare molti soldi nelle loro casse e sfruttano la situazione come possono. Ma appunto, loro sfruttano la situazione: non l’hanno provocata. Allo stesso modo, non c’è dubbio che gli speculatori giochino a fare alzare lo spread per moltiplicare i loro profitti. Ma appunto, loro sfruttano la situazione: non l’hanno provocata né la provocano. Gettano benzina sul fuoco, ma l’incendio è stato appiccato da altri. Sia chiaro a tutti che i piromani sono i politici italiani, che hanno moltiplicato in maniera inverosimile la spesa pubblica per ragioni elettorali. Quindi, bisogna dare la caccia ai piromani, non a quelli che si scaldano al fuoco. Per usare un’altra immagine, l’Italia è come il Titanic che affonda: l’iceberg su cui si è schiantata è la spesa pubblica, che brucia in maniera scientifica tutte le ricchezze prodotte dai cittadini. Ebbene, puntare il dito contro le banche del nord e contro gli speculatori è come puntare il dito contro quelli che saccheggiano la nave prima che affondi. D’accordo, saccheggiare non è bello. Ma il problema è l’iceberg, il problema è il debito pubblico anzi la spesa pubblica.
        Quindi, gli speculatori e le banche tedesche meritano senz’altro delle critiche. Ma criticare in continuazione con toni isterici gli speculatori e i tedeschi senza mai fare il benché minimo accenno a quella sorta di bomba nucleare che è la spesa pubblica improduttiva mi sembra una maniera per ingannare la gente, per farle dimenticare la bomba nucleare pronta ad esplodere, anzi già esplosa. L’Italia è già fallita, a gente o si suicida o fugge.

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

“Traffico in tilt”, “Caos viabilità”, “Bus e tram a singhiozzo”, “Allarme smog e traffico record” sono solo alcuni esempi di titoli che puntualmente leggiamo sui vari canali di informazione e di situazioni che ci troviamo ad affrontare quasi ogni giorno. Ciò si verifica anche nella Capitale, dove la viabilità è una questione tra le più complesse a livello europeo […]

L'articolo Lo scooter “al minuto” eCooltra sulle strade della Capitale proviene da RED Live.

Tempo di restyling per una delle vetture meno convenzionali – almeno esteticamente – degli ultimi anni. In occasione del Salone di Shangai, la crossover Lexus NX beneficia di un lifting di dettaglio cui si accompagnano affinamenti a livello tecnico volti a incrementare il comfort dei passeggeri e a rendere più dinamico il comportamento della vettura. […]

L'articolo Lexus NX: il restyling è sportivo proviene da RED Live.

Non è la prima volta che BMW utilizza la dicitura Rallye per la sua GS: accadde già nel 2013, quando fu una vistosa versione Rallye con telaio rosso e colori Motorsport a celebrare l’uscita di scena del motore ad aria. Ora la dicitura torna in auge sulla BMW R 1200 GS Rallye, che per la […]

L'articolo Prova BMW R 1200 GS Rallye 2017 proviene da RED Live.

Vi abbiamo già parlato del legame (inconsueto) che c’è tra l’ibericissima Seat e l’italianissima Ducati (entrambe con un tedeschissimo proprietario). Un po’ come se lo Jamon Serrano si gemellasse con il Prosciutto di Parma. L’accordo di collaborazione Seat-Ducati una delle tappe nella consegna di una Leon Cupra nuova fiammante ai piloti Ducati Dovizioso e Lorenzo. Nonostante un […]

L'articolo Un Leon di pilota, Dovizioso va in CUPRA proviene da RED Live.

COSA: BIKE FESTIVAL GARDA TRENTINO, quest’anno dura un giorno in più  DOVE E QUANDO: Riva del Garda, Trento, 28-30 aprire e 1° maggio Tra le più importanti rassegne outdoor del comparto ruote grasse il Bike Festival Garda Trentino quest’anno aggiunge un giorno in più al suo (sempre) ricco programma di iniziative. Eventi speciali, escursioni, gare, test, un […]

L'articolo RED Weekend 28-30 aprile e 1° maggio, idee per muoversi proviene da RED Live.

banner Mailup
logo EA-Group
logo EA-Group
logo La nuova Bussola quotidiana